Il segugio, un ausiliare per tutti?

[Cinofilia… in pillole] 20 giugno 2016 | Il segugio è un ausiliare per tutti? Una attenta riflessione di Valentina Calderoni.

 

Il segugio è un ausiliare per tutti? La risposta è decisamente no. Escludendo dalla nostra disamina coloro che tirano fuori il cane dal box solo in periodo di caccia e che non si curano né del metodo, né dello standard, poiché qui si parla di cinofilia, possiamo affermare, senza timore di smentite, che il segugio per dare il suo meglio e ottenere validi risultati nel lavoro, richiede molto impegno e costante dedizione, sia per quanto riguarda l’addestramento che l’allenamento. Le abitudini dei selvatici prediletti dal segugio, prevalentemente lepre e cinghiale (oltre alla volpe), impongono levatacce prima dell’alba in qualunque stagione e, a chi non dispone di zone di addestramento vicine, il raggiungmento di luoghi lontani, talora impervi e non raggiungibili a motore. Questo non solamente a caccia aperta, ma lungo l’intero arco dell’anno. Per addestrare e assicurare al segugio il mantenimento di una forma fisica indispensabile per poter affrontare il suo duro lavoro e soprattutto la fase della seguita è, infatti, essenziale offrirgli frequenti sessioni di addestramento e allenamento fisico. I segugi sono gli unici cani da caccia che devono cacciare una sola specie di selvatico. O solo la lepre (o minilepre dove consentito), o solo il cinghiale, o solo la volpe.
segugi in accostamento Va da sé che senza specifici accorgimenti di selezione e di addestramento non sarebbe possibile ottenere e mantenere la correttezza dei nostri ausiliari via via nel tempo. Un altro elemento da tenere in considerazione è il collegamento tra conduttore e ausiliare. Come per il rispetto delle specie selvatiche non cacciate, anche qui occorre un impegno a livello di selezione e un corretto addestramento (o un certo tipo di relazione) per assicurarsi quel che c’è, ma “non si vede”. Chi mai infatti potrebbe affermare che un segugio a cinque km di distanza dal suo canettiere è collegato? Probabilmente nessuno che non sia un segugista. Ed è infatti questo uno dei punti sui quali spesso sorgono fraintendimenti e discussioni sollevate da chi ritiene che un cane collegato non debba e non possa andare oltre una breve distanza, sempre sotto vigile controllo umano. Eppure, se esistessero delle statistiche in merito, dimostrerebbero che sul numero totale di segugi sciolti in periodo di caccia, il numero dei “persi” ( intesi proprio come soggetti allontanatisi e incapaci di fare ritorno nella zona di partenza) sarebbe veramente irrisorio. Non vi è dubbio poi che il segugista che desideri concedere al proprio ausiliare di svolgere al meglio la seguita, debba preoccuparsi di liberarlo in zone sicure, attraversate dal minor numero di strade possibile o da qualsivoglia altro pericolo; è perciò necessaria una approfondita conoscenza dei territori. Ma un elemento indispensabile è la fiducia nei propri ausiliari, il sapere, senza alcun dubbio, che a lavoro terminato avranno la volontà di rientrare dal loro canettiere. Che rientreranno il canettiere lo sa e basta, è difficile spiegare a parole quel legame che non si spezza nonostante la lontananza fisica.
segugi F.BellucciA tal fine è anche importante sviluppare il senso dell’orientamento dei cani portandoli a lavorare in zone diverse e territori sia di pianura che di collina o montagna (questo se si prevede di frequentare diversi atc durante il periodo di attività venatoria o di partecipare a verifiche zootecniche). In tal modo, i nostri ausiliari saranno aiutati, dalle precedenti esperienze, ad orientarsi e a trovare la via del rientro. Già fin qui appare chiaro quanto il segugio richieda attenzione e dedizione. Se poi parliamo di muta, l’impegno si moltiplica per il numero di soggetti che ne fanno parte. Come altri cani da caccia, il segugio è un cane estremamente sensibile e pur variando da soggetto a soggetto il carattere, un’educazione e un addestramento troppo duri (peraltro non vi è alcun bisogno che siano tali) possono creare dei problemi sia di ubbidienza che sul lavoro. Nonostante oggi si insegua la precocità degli ausiliari e i risultati a breve termine, chi scrive resta fermamente convinta che solo il tempo e la pazienza possano veramente dare conto delle qualità e della validità della selezione di un segugio che, come ogni altro cane, va osservato, capito e rispettato nella sua individualità e interezza. Se dovesse capitarci per le mani un soggetto con il quale non c’è intesa o che non ci soddisfa o che non sappiamo come collocare, meglio trovargli un altro proprietario piuttosto che continuare a pretendere a forza cambiamenti o miglioramenti che non può darci o che non siamo in grado di insegnargli (si badi che ho attribuito la responsabilità anche al conduttore..quante volte un soggetto cambiando proprietario rivela doti che precedentemente pareva non avere!).

Mettiamo dunque in fila le caratteristiche che deve possedere un segugista cinofilo: deve aver voglia di alzarsi molto presto la mattina, a volte quando è ancora notte; deve essere un camminatore che non teme climi avversi; deve essere disposto a sacrificare tempo e denaro per addestrare in maniera costante; deve avere molta pazienza e determinazione; deve essere un ottimo osservatore sia per comprendere la specificità di ogni suo singolo ausialiare, sia per capirlo in fase di lavoro; deve avere coraggio e fiducia ad ogni sciolta; deve sapere, e ricordarselo ogni giorno, che i suoi ausiliari daranno sempre il mille per mille di loro stessi in qualunque situazione e che lui dovrà fare altrettanto nei loro confronti. Alla base di tutto, una fortissima passione.
Ecco chi è il segugista cinofilo.

Valentina Calderoni

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