Dimmi dove cacci e ti dirò chi sei

[A tu per tu] 09 luglio 2016 | C’è chi caccia indossando pesanti scarponi, chi leggeri ed eleganti stivali e chi, invece, è legato alle nebbie e agli spazi aperti della laguna. Le diverse forme di caccia sono tutte espressioni di un unico aspetto: l’affinità tra carattere, emotività e luoghi di caccia. Perchè cè differenza fra chi prima che faccia giorno indossa gli scarponi e chi gli stivali.

Gente dura, di montagna, taciturna, talvolta burbera, abituati alla durezza della roccia, allo sferzare del vento misto a neve sulla pelle. Intenditori di profumi alpini, scrutatori del cielo, per scorgerne presagi di repentini cambiamenti del clima. Amanti delle rosseggianti albe riflesse su rocce, inconsapevoli spettatrici di un mondo che cambia ad una velocità non a misura d’uomo. Abituati a saggiare il suolo con lento e costante incedere, salire verso il giorno che inizia. Fermarsi ad osservare, a stupirsi del tronco contorto, del mutare del colore delle foglie con la consapevolezza che entro pochi giorni cadranno, offrendo nuove visuali solo a chi sarà in grado di salire sino a quella quota. Il cacciatore di montagna non potrebbe vivere senza quelle emozioni. Il cacciatore di montagna accetta di non poter cacciare in pianura, consapevole che ciò gli precluderà la possibilità di “spaziare” avendo a disposizione la parte più piccola dei territori di caccia.

Il cacciatore di pianura calza gli stivali, più consoni al terreno che solcherà, il suo cuore batte forte, attende la sua agognata porzione di emozioni. Il cane freme come il cacciatore, il cacciatore interiormente, deve sentire l’odore delle zolle arate, udire il canto del risveglio, sentire il sole sulla propria pelle, solo così si sentirà libero e felice. Incede con passo più veloce, la terra ancora gelata offre un algido tappeto scricchiolante ai suoi stivali, in cane trotterella accanto a lui, non ha ancora avuto il comando per potersi proiettare verso l’incontro.. il cacciatore di pianura sa che è ancora troppo presto per cacciare ma, ugualmente cammina immerso nei propri pensieri, nei propri ricordi.. Ecco era proprio dietro a quel grande gelso, avanzo di un tempo in cui nella zona si viveva di seta, proprio dietro a quell’albero la vide la prima volta… i suoi occhioni grandi, quei boccoli ad incorniciare il visino… Li era solita giocare, li lui ritorna a cercare quel batticuore di bambino dinnanzi al primo amore. Forse non c’è differenza tra pianura e montagna, forse solo in questo stato di serena solitudine possono sentirsi vivi.

Erminia Mancuso   

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  • Bellissimo brano. Grazie!
    P.S. Poi ci siamo noi, Cacciatori d’Appennino, che uniamo le fatiche dei montanari a quelle dei padani, ma ne godiamo anche tutti i piaceri!

    • erminia mancuso

      grazie a te Sandro, io , come risaputo, non potrei non calzare gli scarponi.. Ma li calzo pure in appennino! 😉