Il senso della caccia

[Filosofia rurale] 14 luglio 2016 | Eppure nella caccia, nel contatto con la natura, c’è qualcosa di magico e particolare.

Eppure nella caccia, come nella pesca e, più in generale, nelle attività predatorie dell’uomo a contatto con la natura c’è qualcosa di magico e particolare, quasi inafferrabile ma del tutto intuibile. Chi di noi non si è mai chiesto almeno una volta nella vita come faranno quelli che non nutrono le nostre stesse passioni a vivere e capire significati esistenziali che sembrano invece a noi più avvicinabili?

Al nostro ragionamento suesposto che, ahinoi,  potrà sembrare assurdo ai non addetti ai lavori in maniera direttamente proporzionale al loro raggiunto distacco dalla natura, ci viene in aiuto un grande filosofo del secolo scorso, Ortega Y Gasset, ovviamente anch’egli cacciatore. Il noto saggista spagnolo, profondo sostenitore del prospettivismo storico, diceva che “il senso e il significato della caccia li capiamo solamente se comprendiamo la natura dell’animale e quella dell’uomo. Capire il senso della caccia presuppone che si capisca l’essere umano”. Un sillogismo, quello di Ortega, che tutti noi provenienti dai boschi e dalle campagne comprendiamo appieno.

Se ci riflettiamo bene poi la passione che ci accomuna possiede caratteristiche diverse dalle altre passioni. Pensiamo ad esempio alla passione per lo sport, le passeggiate o le scalate in montagna, il viaggiare, il collezionismo o, moda degli ultimi tempi, la passione per i cani ed i gatti da compagnia. Ecco, tutte passioni od interessi che a mio avviso non sono in grado di restituire all’animo quanto può invece la caccia. Scomodiamo ancora la filosofia perché come definizione di passione attribuisce ad essa una intensità positiva in funzione della capacità di modificare l’animo in relazione alla sua durata nel tempo, distinguendola da quella meno intensa e che ci occupa la mente in maniera inferiore. Qual è allora il segreto della caccia e della sua capacità di influire così positivamente l’animo dell’uomo che la pratica? Il segreto sta nel coinvolgimento pieno della natura e non solo dell’oggetto della caccia, la preda. Quante volte abbiamo goduto dell’alba o del tramonto e poco o nulla c’è importato della preda? Forse il più delle volte!

Ecco, noi cacciatori abbiamo la fortuna di amare una passione che coinvolge tutti i sensi perché è completa nella natura. A tal proposito c’è un bellissimo pensiero sul soffio vitale dell’alba del cacciatore scrittore Mario Rigoni Stern. Ve la riporto qui sotto perché meglio di chiunque altro ha saputo afferrare il senso della caccia:

Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura.

A un certo momento, prima che il sole esca dall’orizzonte, c’è un fremito. Non è l’aria che si è mossa, è un qualche cosa che fa fremere l’erba, che fa fremere le fronde se ci sono alberi intorno, l’aria flessa, ed è un brivido che percorre anche la tua pelle. E per conto mio è proprio il brivido della creazione, che il sole ci porta ogni mattina.

E sentirai per esempio il canto del codirosso, poi sentirai il pettirosso, poi magari vedrai un capriolo. Sì il capriolo è un animale notturno, incominci a vedere che rientra nel bosco, lo individui e poi sparisce, l’immagine che esce da lì è quella del cervo e quando poi magari, quando il cielo è chiaro e le stelle sono sparite, ti accorgi che sopra di te vola un’aquila.

Ma prima hai sentito il brivido.

Con la caccia noi possediamo una grande cosa, godiamoci questo brivido!

Massimo Zaratin

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