Quando il cane non rientra, l’esperienza insegna

[Educazione cinofila] 04 agosto 2016 | L’esperienza insegna, mai slegare i cani dopo un lungo viaggio.

Ricordo perfettamente quella volta. Quando, a causa di una recinzione non a “prova di bassotto” Junion sparì.. Dovevo partecipare ad una cena in Toscana, per sfruttare al meglio il viaggio riempii la macchina di cani per un allenamento. Arrivai a Colle nel tardo pomeriggio, sciolsi i cani all’interno di un recinto di una decina di ettari, o meglio una serie di recinti concentrici in uno c’erano i cinghiali. Dopo un’ora Junior non era tornato, dovevo ancora dar da mangiare ai cani, essendo coi minuti contati per andare a cambiarmi per la cena, iniziai a dar da mangiare agli altri cani convinta che, il rumore inconfondibile delle ciotole d’acciaio facesse rientrare Junior.. i minuti passarono e Junior non rientrò, iniziarono ad arrivare le telefonate degli altri partecipanti alla cena insieme ad una copiosa nevicata.

Arrivò tutto tranne il mio cane! Non sentii ragioni, non andai alla cena, passai la notte sotto la nevicata in macchina. Al freddo seduta fra le gabbie, piansi tutte le mie lacrime. Non appena fece giorno, con trenta cm di neve, Junior arrivò dalla carraia! Il cane era completamente asciutto ed allegro, aveva evidentemente passato la notte in un qualche riparo. Quello fu uno dei momenti più felici della mia vita! Da quell’esperienza imparai che i cani non si sciolgono nel tardo pomeriggio, specialmente se hanno passato la giornata in viaggio. Ho imparato a fidarmi della capacità di rientro dei cani. Diedi ad Andrea quel maschio adulto, frutto di una monta fortuita tra due cani dati ad amici. Andrea lo portò insieme alla sua femmina nel libero a cinghiali, il cane partì sui cinghiali con la femmina ma, non rientrò.

Passarono, lui e la moglie, giorni e giorni a cercando il cane, chiamandolo sino all’afonia, svanito nel nulla! Dovettero passare due settimane, rientrando a casa Andrea vide “qualcosa” sullo zerbino, man mano che si avvicinò quel qualcosa prese le forme del bassotto, temette uno scherzo di cattivo gusto, così non fu era Chicco rientrato a casa, dopo due settimane, dopo esser stato sciolto a trenta chilometri da casa! Senza unghie da quanto aveva camminato per tornare nella casa in cui viveva da meno di due settimane Chicco riuscì a tornare! Ho imparato a rispettare l’ansia come tutto in turbine emozionale di chi “perde” un cane, come a dare tutto l’aiuto possibile per localizzarlo o comunque cercare di farlo ma, ho anche imparato che il cane ritorna, magari prima si diverte a caccia poi ritorna… è come in un matrimonio, si tradisce ma, poi si torna a casa!

Erminia Mancuso

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