Il segugio e il senso atavico per la caccia

[Pillole di segugismo] 01 agosto 2016 | Valentina Calderoni nel consueto appuntamento settimanale dedicato ai segugi e al segugismo.

La femmina e il maschio alfa, i due lupi capobranco, muovono i primi passi dalla zona di sosta e lentamente si inoltrano nel bosco, di là dal bosco la radura. Gli altri membri del branco si alzano e li seguono. Via via il passo si fa trotto leggero e il branco viene condotto in terreno di caccia. Sono la femmina e il maschio dominanti a decidere dove e quale animale cacciare. Attraverso segnali precisi ogni membro del branco sa come deve comportarsi in quella che, per un branco di lupi, è la chiave per l’esistenza.

Il branco avanza aperto a tenaglia o lungo file parallele, a seconda delle caratteristiche del territorio e del tipo di preda, cercando di sorprenderla. Dinnanzi alla sua fuga, i lupi danno il via all’inseguimento che può durare anche molto a lungo, intere ore, e che avrà l’esito di spingere l’animale in un imbuto senza scampo o di esaurirne le forze, soprattutto per una preda di grandi dimensioni, attaccandola ripetutamente, mordendola, ferendola sulla schiena o ai quarti posteriori per stremarla quanto prima.

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La forza del branco è la coesione, lo spirito di cooperazione, le regole precise che ciascun membro, a seconda del suo ruolo, deve seguire. Un meccanismo perfetto in cui anche un solo errore può essere fatale per l’esito della caccia. In una delle più antiche pitture preistoriche rinvenute in suolo americano un branco di lupi che insegue la preda è raffigurato a fianco di un gruppo di uomini in azione di caccia. La rassomiglianza è immediata e, se allora fossero già esistiti i segugi, ebbene sarebbero stati in mezzo a quegli uomini.

La prima funzione del lupo, fattosi cane con la domesticazione, fu aiutare l’uomo nella caccia, fu quella di collaborare con lui nella ricerca della principale fonte di sopravvivenza, la carne. Oggi, il segugio è il cane da caccia che ha mantenuto potenzialmente inalterata l’intera sequenza predatoria del lupo: individuazione, avvicinamento, agguato, inseguimento, catturare, uccidere, consumare. Cerca, accostamento, scovo/abbaio a fermo e seguita racchiudono quasi tutta la sequenza predatoria, ma con qualcosa di fondamentale e straordinario in più. La capacità del segugio e ancor più di una muta di segugi, grazie alla selezione, di collaborare e comunicare con una specie diversa, l’essere umano.

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Il segugio e l’uomo uniti dal senso atavico della caccia, ognuno con i propri ruoli e regole precise da seguire. Noi, da capobranco, decidiamo dove e cosa cacciare, teniamo le fila e abbattiamo il selvatico (prerogativa che su piccole prede può capitare sia anche dei nostri ausiliari). Garantiamo la sopravvivenza del branco e ne abbiamo la responsabilità esattamente come la femmina e il maschio alfa. Assieme ai nostri segugi completiamo tutta la sequenza predatoria del lupo come se fossimo un corpo unico. Ad ogni alba e ad ogni sciolta i nostri gesti, le nostre sensazioni e le nostre aspettative sono le stesse di coloro che ci hanno preceduti in migliaia di anni e che mai, dico mai, dovranno trovare cedimento di fronte agli attacchi di chi non comprende, di chi ha dimenticato.

Ne siamo gli eredi e detentori, andiamone fieri dunque e continuiamo a celebrare, nel rito della caccia, il patto ancestrale tra noi e i nostri segugi.

Valentina Calderoni

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