Il boa delle sabbie, il boa italiano

In un paese come l’Italia, densamente abitato, dove gli enti di ricerca proliferano, parrebbe ormai tutto noto e tutto scoperto e che qualunque novità faunistica sia solamente da ricercare in recenti ed indesiderate introduzioni di specie alloctone. Se poi parliamo di serpenti, addirittura di Boa, il pensiero ci porta subito ai risibili articoli estivi su presunti o reali avvistamenti di serpenti esotici, sfuggiti alla cattività.

In questa cornice pare cominciare questa storia, quando nel giugno del 2009 un’emittente siciliana (TV Alfa) manda in onda un servizio dal titolo:“Licata, la città e i suoi problemi: la vipera”. Una premessa capace di lasciar immaginare chissà quali sciocchezze ed invenzioni pseudogiornalistiche.

Tuttavia questa volta qualcosa di diverso c’è e particolarmente stuzzicante: il giornalista, mentre illustra il degrado di Licata, soprattutto per il proliferare di erbacce e la trascuratezza delle vie del luogo, si lascia andare ad un’inverosimile intervista ad un serpente che ha trovato arrotolato in mezzo una pianta erbacea cresciuta ai bordi di una stradina.

A questo punto l’erpetologo che vede il servizio si incuriosisce, credendo che il servizio scambi il solito innocuo colubro per una vipera. Ma stavolta le cose sono diverse ed il ricercatore sgrana gli occhi ed ha un sobbalzo. Certo, non è una vipera, ma l’animale ripreso è una specie rarissima e mai segnalata in Italia: un enigmatico boa delle sabbie (Eryx jaculus). Il boa delle sabbie è l’unico rappresentate europeo della famiglia “boidi”, presente nella penisola balcanica meridionale, in particolare in Grecia e nelle sue isole, in Turchia, in Bulgaria, in Macedonia e in Albania.

Fuori dal nostro subcontinente la specie è presente anche in Nord Africa e nell’Asia Sud Occidentale. Raggiunge una lunghezza di circa 80 cm, tozzo e grosso, con coda che pare mozzata. La testa, che non si distingue con facilità dal corpo, presenta due piccoli occhi con pupilla a sviluppo verticale. Ha colorazione di fondo color sabbia con macchie e punti scuri che aiutano il serpente a ben confondersi nel suo ambiente. Il suo habitat è costituito da ambienti secchi di macchia mediterranea, ben soleggiata, con suolo costituito da sabbie, limi o anche ambienti rocciosi. Per lo più è notturno, ma può essere sorpreso di giorno in primavera o in autunno. Caccia roditori, lucertole, pulli d’uccello e grossi insetti. La femmina produce da 6 a 20 piccoli, che misurano alla nascita circa 12 – 15 cm e che raggiungeranno l’età adula intorno al terzo anno di vita.

La prima reazione dell’erpetologo è questa:“Toh, guarda, hanno messo li un boa delle sabbie per fare il servizio farlocco”. Poi però arriva una prima riflessione: perché usare una specie così rara, non facilmente reperibile  nemmeno fra i più irriducibili terraristi? Non era più semplice utilizzare una specie più comune? Perché proprio un Boa delle sabbie? Ecco dunque che i ricercatori Gianni Insacco di Comiso, Filippo Spadola di Messina, Salvatore Russotto di Licata e Dino Scaravelli di Forlì, tentano di far luce sulla cosa.

Contattano il giornalista della TV locale e, valutate la sua attendibilità e serietà, procedono a verificare sul campo se effettivamente sia davvero presente una popolazione di Boa delle sabbie. Una minima ricerca consente di stabilire che effettivamente in zona è presente una grande popolazione e con un bell’areale di questa specie. Dunque questo animale era sfuggito per decenni alla scienza, quantunque fosse ben noto ai locali tanto da possedere un nome vernacolare (Aspita, Aspita surdu, Spitu).

Una presenza dunque antica, benché non sia ancora possibile dire con certezza se si tratti di specie residente naturalmente in Sicilia, oppure introdotta dalle popolazioni greche note per utilizzare un gran numero di serpenti onde officiare i loro riti sacri pagani. Probabilmente solo la genetica potrà dare una risposta a questa domanda. In ogni caso, essendo naturalizzato certamente da centinaia (migliaia?) di anni e, vista la rarità della specie, le popolazioni siciliane meritano la massima attenzione.

Questa notizia è stata resa pubblica con un articolo comparso nella prestigiosa rivista “Acta Herpetologica 2015 Vol. 10 N. 2 della Societas Herpetologica Italica pp. 149 -153 firmato dai sopracitati Insacco, Spadola, Russotto e Scaravelli. Le foto a corredo dell’articolo sono del Dott. Matteo Di Nicola, eccezionale erpetologo che non ha esitato a recarsi in Sicilia meridionale per immortalare questo raro Boa.

Tiziano Fiorenza

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