Il Segugio, realmente un cane distruttore ?

[Pillole di segugismo] 18 luglio 2016 | Valentina Calderoni sul dibattuto tema della caccia con i segugi che troppo spesso viene identificata attraverso degli stereotipi comuni privi di ogni fondamento.

Le accuse che spesso ingiustamente ci vengono mosse, in quanto cacciatori segugisti, provengono non tanto dagli animalisti (che certamente non hanno la minima idea di cosa significhi cacciare, figuriamoci dell’esser segugista) bensì da altre tipologie di cacciatori e, ancor peggio, dalle associazioni venatorie che dovrebbero invece, super partes, rappresentare e tutelare noi come tutti coloro che sono dediti all’attività venatoria. Le accuse riguardano la capacità distruttiva del nostro ausiliare, il segugio.

Segugi che scorribandano nei boschi sconvolgendo l’ordine naturale delle cose, che distruggono covate e afferranno tra le fauci qualunque essere vivente capiti loro a tiro. Ci sarebbe da ridere, ma a dire il vero poi non tanto. Non tanto perchè a forza di raccontare simili corbellerie e di generalizzarle all’intero mondo segugista, la nostra passione sta trovando molti ostacoli e subendo fortissime restrizioni fino a rasentare l’assurdo. Senza fare nomi, in una recente lettera di un famoso istituto, in risposta a specifica richiesta di un ente pubblico, si legge che è sconsigliato l’utilizzo dei cani da caccia per allontanare gli animali indesiderati (lepri e fagiani) da alcune coltivazioni e, nel caso fosse proprio indispensabile sperimetare questo “dubbio” metodo, di attuarlo..udite udite, esclusivamente con i cani da ferma! Il tutto si commenta da sé.

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Un altro dato che ho potuto rilevare riguarda le ricerche sul presunto disturbo arrecato dalle mute di segugi alla fauna selvatica, prevalentemente ungulata (cinghiali esclusi). Si tratta del fatto che i segugi vengono talora paragonati a “cani vaganti” (“free-roaming dogs”, cioè cani liberi di vagabondare si legge in “Effects of hunting with hounds on a non-target species living on the edge of a protected area” S.Grignolio, E.Merli, P.Bongi, S.Ciuti, M.Apollonio 2010) ossia affatto collegati ad un conduttore che possa al bisogno richiamarli e/o correggerli. Ho però già avuto modo di scrivere che sono diverse e complesse le dinamiche di lavoro di una muta di segugi e che il collegamento col conduttore nonché l’addestramento ricevuto non si cancellano con la distanza.

Detto questo, il rispetto della fauna non prediletta dal segugio resta un perno fondamentale sia della qualità del lavoro dei nostri ausiliari, sia dell’esito delle nostre cacciate, sia del nostro ruolo nel mondo cinofilo-venatorio. È ormai fuor di dubbio che la parte del mondo segugista che partecipa ai circuiti ufficiali rappresentati dalla vita associativa della ProSegugio, dalle verifiche zootecniche Enci e dalle gare (di qualunque livello) lo fa consapevole del rispetto dovuto agli altri selvatici e lavora affinchè i suoi ausiliari siano sempre più corretti e collegati. Si tratta di un numero di segugisti cinofili in costante crescita e ciò non può che far ben sperare.

È innegabile che ci sia sicuramente ancora del lavoro da fare e la società specializzata può certamente raggiungere, e lo fa, tutti i suoi soci (ad oggi più di 11mila) per diffondere la cultura dell’educazione e un’idea di cinofilia moderna e adeguata ai nuovi assetti della fauna e del territorio. Ma al contempo devono cessare gli attacchi pregiudizievoli e le generalizzazioni contro un tipo di caccia tradizionale che esiste da che mondo è mondo. Devono cessare perchè non portano a nulla, a differenza del dialogo, del confronto e della conoscenza. Le nostre iniziative cinofile sono aperte a tutti, non esiste segugista che non sia disposto a far conoscere la caccia col segugio. Vi aspettiamo.

Valentina Calderoni

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