Beccaccia, addestrare il cane: due trucchi per la regina

quadro-beccaccePartiamo da un presupposto: tutto ciò che leggerete è frutto della personale esperienza con la caccia e l’addestramento dei cani da ferma, miei e di qualche amico, nei confronti della beccaccia, la regina del bosco. Niente teoria, solo pratica funzionale che mi ha dato nel tempo tante soddisfazioni e qualche specialista davvero valido con cui ho avuto notevoli soddisfazioni nella caccia alla beccaccia. Iniziamo precisando che l’addestramento sulle beccacce comincia proprio quando beccacce non ce ne sono. Il cane va portato nel bosco prima che le beccacce arrivino, servirà ad abituarlo agli odori che lo circondano  lo aiuterà ad ambientarsi in luoghi non conosciuti. Quando poi arriveranno le beccacce sarà più sicuro del fatto suo e quell’odore sconosciuto che palesa la nuova presenza attirerà la sua attenzione. Il primo passo è fatto ! Perchè questo gioco funzioni è necessario che lo si pratichi non troppo in anticipo rispetto alla migrazione della beccaccia. In giugno o agosto i frutti, le foglie e la terra hanno altre caratteristiche e cicli vitali, pertanto gli odori sono parecchio diversi rispetto ad un umido bosco autunnale che ospiterà la beccaccia e quindi il cane dovrà fare i conti con troppe varianti olfattive e l’usta della beccaccia sarà una delle tante varianti. Meglio iniziare a portarlo nel bosco venti giorni prima il primo flusso migratorio e per due o tre volte a settimana, basta mezz’ora ma se avete più tempo da destinare alla sgambata dedicateglielo volentieri. All’arrivo delle prime beccacce portatelo nuovamente nel bosco ma senza fucile.

L’addestramento è sacrificio e la nostra voglia di incarnierare deve lasciare il posto alle attenzioni da rivolgere al cane. Si dovrà instaurare un rapporto di fiducia; in questa fase si perfeziona il collegamento cane-conduttore e il nostro ausiliare impara a interpretare gesti e suoni. Sulle prime l’incontro con la beccaccia sarà fortuito, casuale e assomiglierà ad una sorta di incidente. Bisogna pazientare e tentare più volte. Non dobbiamo aspettarci una ferma, la cosa più importante in questa fase è il semplice incontro col selvatico in ogni modo possibile. Più ne avrà più capirà cosa cercare. Inizialmente sconsiglio di portare il cane giovane sulla rimessa, spesso si rivelerà un tentativo inutile e le difese della beccaccia lo indurranno all’errore che tenderà a ripetere nel tempo. Meglio quindi proseguire nella cerca di un altra beccaccia e se proprio non se ne trovano altre allora prendiamo tempo, facciamo riambientare quella volata in precedenza e prima di tornare in auto andiamola a cercare.

Due settimane e quattro o cinque uscite saranno sufficienti per questa seconda fase, proseguiremo alternandole con qualche battuta di caccia, e se saranno presenti altri cani, che siano gli stessi con cui si è addestrato in precedenza senza sparo. Ciò si richiede sempre per lo stesso motivo: dobbiamo fornire al cane meno varianti possibili così che possa concentrarsi su quelle conosciute e non distrarsi con quelle nuove.Invogliatelo nella cerca ma non iniziate a gettare sassi tra i cespugli. Il tutto deve risultare il più naturale possibile. In queste fasi impartiremo al nostro amico a quattro zampe parecchi insegnamenti anche in maniera involontaria, stiamo insegnando a cacciare e per questo motivo sarebbe bene che noi per primi cacciassimo bene.

Il cane osserva i  nostri movimenti e dobbiamo sfruttare questo vantaggio utilizzando una cerca regolare anche noi. Scrutiamo il vento e mettiamoci a suo favore indirizzando il cane nello stesso senso e quando non tira un soffio indirizziamo il cane sui lati in maniera alternata, gli stiamo insegnando a prendere tutto il terreno utile. Dobbiamo ripetere sempre questi gesti, il nostro cane ne gioverà sicuramente. L’esuberanza del cucciolone spesso deve essere moderata ma i continui richiami e colpi di fischietto non ci saranno d’aiuto. Sarà utile invece la compagnia di un cane esperto che farà da guida al giovane e sarà un freno alle sue corse oltremisura. Il cane esperto imposterà la cerca in modo più ordinato e sicuramente il giovane lo seguirà, accadrà quindi che il vecchio andrà in ferma e sarà un’occasione per testare tante varianti e nello stesso tempo per correggere certe esuberanze. Le prime volte lasciate che sbagli, fate che investa la ferma dell’altro cane, poco importa se provoca l’involo. Osservatelo e memorizzate i suoi movimenti e gli atteggiamenti, vi torneranno utili al momento della correzione. Il cucciolone potrà sbagliare le prime volte ma se continua a investire la ferma dell’altro cane allora va frenato. Quando il vecchio va in ferma legate il giovane e portatelo al cospetto del cane esperto con molta calma (piu facile a dirsi che a farsi). Bloccatevi ad una buona distanza, tale da non creare disturbo, e tendete il guinzaglio accarezzandolo contemporaneamente. Ad ogni carezza pressate sempre più in groppa come ad abbassarlo e a fargli capire che oltre a fermarsi deve nascondersi. Questo gesto deve essere proporzionato allo standard di lavoro di ogni razza: un setter potete scacciarlo fino a terra, un pointer solo abbassato di qualche centimetro, un bracco quasi non va toccato. A ognuno il suo. Stiamo così lavorando sul consenso ma stiamo anche educando il cane che capirà che la cautela è amica dell’incontro col selvatico.

Nessun urlo nel bosco, non urlerete a caccia e quindi non fatelo nemmeno in addestramento, qualche colpo di fischietto andrà bene ma anche qui fate attenzione: i suoni vi aiutano a comunicare e quindi ad ogni messaggio che si vuole inviare corrisponde un suono determinato, non confondeteli, non usate vari fischietti o peggio vari modi di fischiare per ottenere lo stessa osservanza da parte del vostro ausiliare. Un suono breve e deciso servirà a cogliere la sua attenzione se lo avete a vista, un suono più lungo per farlo rientrare se si dirige in una direzione che non vi piace, due suoni decisi  e ripetuti con brevi cadenze se non lo trovate e volete che torni. Usate un fischio particolare per un gesto che lui apprezza. Io quando devo dare l’acqua o una leccornia sibilo a bocca o con il fischietto un suono, quasi un motivetto, che oramai conoscono benissimo. Mi serve quando devo tenerli vicino a me o quando devo rimetterli in macchina e non ne vogliono sapere. Cogliete inoltre l’occasione delle passeggiate silvestri per abituare il cane al suono del beeper e/o del campano. Tutti i miei cani alla prima uscita indossano il beeper e un piccolo campano. Farò suonare ogni tanto il beeper dal palmare in mio possesso nei momenti di massima spensieratezza del cane, mai se sta scrutando un cespuglio o se sta annusando qualcosa sul terreno, sempre e con cadenze ripetute se fa i bisogni o se sta bevendo in un ruscello. Voglio che interpreti il suono come un “non disturbo” e per farlo ho bisogno che lo senta più assiduamente quando non può smettere di fare ciò che sta facendo: bisogni e bere si prestano perfettamente. Il tal modo recepirà il messaggio che ciò che lo mantiene fermo è complementare ad un suono che non gli impone di non fare ciò che fa ma anzi lo accompagna ogni volta che lo fa. Concetto forse complicato ma spero che risulti chiaro a chi legge.

Userò anche interrompere saltuariamente il suono del piccolo campano inserendo un fazzoletto di carta al suo interno e alternando 30 minuti di suono ad altrettanti di silenzio. Dopo qualche uscita utilizzerò un campano più grosso ma per pochissime volte, giusto il tempo di fargli capire, quando già più maturo, che quel suono fa parte del mondo che lo riguarda . Mi tornerà utile quando dovrò usare il campano in condizioni particolari (nebbia e pioggia battente), quando avrò dimenticato di caricare i collari e quando dovrò iniziare i soggetti più meritevoli sulle prove ufficiali su beccacce. Insomma l’età del piccolo va sfruttata come un vantaggio sfuggente e prezioso e non vissuta come un limite momentaneo verso il quale pazientare. Ordinativi, gesti e orientamenti sono recepiti più facilmente dai cani giovani e saranno di sicuro aiuto a fare del nostro ausiliare un buon cane da beccacce. Pertanto sforziamoci di essere i migliori insegnanti possibili poichè, come già affermato da qualcuno, spesso la differenza tra un buon soggetto e uno mediocre è data da un conduttore assolutamente scarso.

Antonino Urpi

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