Il bassotto e la Lepre

Col passare degli anni le attività dell’uomo hanno radicalmente modificato la morfologia del territorio, le monocolture hanno sostituito colture eterogenee, buona parte delle colture montane sono scomparse, va da sé che anche la fauna ha modificato le abitudini avvicinandosi alle aree urbane o e colonizzando territori abbandonati dall’attività umana.

Anche l’impiego di fitofarmaci ha fatto la sua più che una caccia poco responsabile degli scorsi anni circa la sensibile diminuizione di alcune specie, portandone alcune all’esser prossime all’estinzione. Non amo i saccenti, ancor più se privi di titoli accademici, quindi non vi parlerò del delicato equilibrio che regola la presenza delle lepri, diamo anche per assodato l’avvicinamento della lepre agli insediamenti umani. Questo insieme di circostanze ha fatto sì che anche la caccia a questa particolarissima specie animale si sia (in diverse zone d’Italia) avvicinata a cascine ed attività agricole.

Da oltre un decennio si sono viste modificare le razze canine impiegate come ausiliare nella caccia di questo o quell’animale, razze sempre più collegate e gestibili, razze talvolta nate per tutt’altra attività venatoria e persino razze non create per l’utilizzo venatorio. Il bassotto è un’ausiliare perfetto per la lepre, gestibile anche in in piccole parcelle è assai più facilmente accettato rispetto a coppie o mute di cani a zampa lunga.

Con una seguita più corta ed meno veloce non costringe la lepre ad avvicinamenti od attraversamenti di strade. Anche se si dovesse avvicinare ad abitazioni un solo piccolo cane è accettato, difficilmente disturberà come invece potrebbero fare altri ausiliari. Il loro incedere nei filari solitamente è solitamente tollerato.  Il bassotto è in grado di scovare, segnalando già con fremito del corpo e lavoro di coda e magari qualche colpetto di “voce strozzata”, quasi un flebile borbottio, come se l’ausiliare parlasse fra sé e sé… sul covo inizierà una voce più sicura e potente ed aumenterà col calore della traccia per culminare ad uno “strillo” quasi continuo nella seguita a vista.. difficilmente si lascerà ingannare da intrecci di passate e riporterà fiero il capo ferito e o abbattuto. Questo tipo di lavoro in u cane che, se ben collegato, vi darà moltissime soddisfazioni ed anche … Mario aveva una mia cagnina che usava esclusivamente a lepre, convinto, come tutti i cacciatori della zona, che “da loro ci fosse solo selvaggina minuta”.

Quella mattina c’era la nebbia, faceva freddo, quasi quasi non andavo mi disse quando con voce tremante per l’emozione, fece scendere Agata dalla macchina ed iniziarono la giornata di caccia… Dopo qualche minuto Mario si rese conto che Agata era molto diversa dal solito, più guardinga, col pelo leggermente dritto sul garrese. Qualche decina di metri più avanti la vide “pietrificarsi” un attimo, dare un colpo di voce, un colpo di voce diverso dal solito, prontamente Mario si ricordò di avere ancora due cartucce in palla dalla battuta al cinghiale del giorno precedente. Appena realizzato di poter cambiare munizione, da parte di Mario, Agata si fiondò nel roveto ed iniziò ad abbaiare “a fermo” Mario sostituì, ed abbattè un cinghiale di medie dimensioni, il suo primo cinghiale abbattuto col bassotto, il cinghiale che nessuno avrebbe mai detti si potesse trovare in quell’unico sporco fra un susseguirsi ci campi in coltura… Ed è per questo che: i bassotti lo fanno meglio!

aC | Erminia Mancuso

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