Bentornata politica venatoria

Negli ultimi anni la politica è andata via via trasformandosi, includendo come soggetto la cosiddetta società civile, fatta di movimenti di opinione che cercano di sottrarla all’astrazione in cui è stata sempre confinata: la politica si fa globale e nella coscienza di molti si delinea come stato in costante divenire delle relazioni sociali ed economiche. Nel senso più comune  il termine politica viene utilizzato in riferimento all’attività ed alle modalità di governo, od anche, nel lessico politico, alla cosiddetta attività di opposizione.

Ed è proprio “opposizione” la parola chiave che, secondo me, riassume la linea editoriale di questa testata che è stata definita più volte “l’unica voce contraria a pratiche illecite diffuse” [cit.]. Non serve che vi faccia l’elenco ricordandovi quante volte sulle pagine di questo web magazine sono state poste in evidenza notizie solo apparentemente contrarie ai cacciatori: utilizzo di richiami elettroacustici, caccia a specie e in zone vietate, maltrattamento degli animali. E tanto altro! Una linea di demarcazione netta. Una presa di posizione che ha costretto i cacciatori a decidere da che parte stare: con aCaccia o nell’illegalità.

Una ferrea opposizione a tutto ciò che è illegale, scelta criticata da alcune firme che nel tempo, sono state “invitate a scendere” e non a caso, non fanno più parte di un team di persone stupende. Notizie che il solito manipolo di analfabeti del web webeti [cit. Umberto Eco]  ha bollato come “news da sito animalista”. Palesando apertamente la minidotazione intellettuale e la grezzezza culturale che li contraddistingue, ignorando che i cacciatori debbono essere e, purtroppo in minoranza sono, dei validissimi ambientalisti.

Una linea editoriale che ha permesso, primo caso nella storia della caccia italiana, che gli ambientalisti solo apparentemente contrari alla caccia (in realtà a quella illegale) si schierassero apertamente affianco a Direttore ed all’Editore. Escludendo dalla gestione del problema gli animalisti, che sono i veri nemici dei cacciatori.

Al contempo Editore e Direttore Responsabile si sono resi promotori di azioni durissime contro gli animalisti intolleranti e oltranzisti, quei violenti disadattati che amano definirsi “nazivegani”. Non semplici parole di protesta ma denunce circostanziate, ad ogni occasione utile, che con ogni probabilità porteranno al rinvio a giudizio di diversi animalisti ignoranti.

Pensate che alcuni curatori di siti web, completamente appannati dalla crescita esponenziale della nostra testata, si erano permessi di dire che aCaccia “sarebbe stata solo un danno al settore” [cit.] Altri, forse non più lucidissimi a causa dell’età hanno etichettano la linea del Direttore come “una linea che non paga … e i cacciatori presto gli presenteranno il conto” [cit.] . Se questo è il conto beh… avanti tutta!

Conti, numeri, che attestano aCaccia come la testata più letta in assoluto. Trend che ha fatto avvicinare e condividere il progetto editoriale ad un numero crescente di firme, anche di riconosciuto prestigio. Fatto che costringe quotidianamente i competitor a scopiazzare le notizie, arrancando.

Numeri che hanno costretto molti ambienti segugisti a far buon viso a cattivo gioco ed affidare i loro comunicati alla testata diretta dal nostro Direttore, dipinto erroneamente come il nemico numero uno della braccata e dei segugi. Un ricamo dei soliti segugisti da strapazzo in cerca di un satellitare a gratis, dei conti di Stacippa, delle canare delle domenica e delle ex vegane pentite che hanno scoperto quanto è buono il cinghiale.

Cari amici cacciatori voglio porvi alcune domande: fin ora quali associazioni venatorie hanno avuto il coraggio di dire di “no” ai richiami elettroacustici? Fino ad oggi quali e quante associazioni venatorie avevano interpellato i legali denunciando gli animalisti a tutela dei cacciatori ? Fin ora quante testate di settore avevano promosso campagne di comunicazione così dure contro gli animalisti tanto da scatenare ritorsioni e continui attacchi, più o meno velati, attraverso le loro pagine Facebook ma portando a smentite verso gli animalisti anche quotidiani nazionali ?

Anni di riviste cartacee che ci proponevano la rassegna dei migliori fucili, dei migliori binocoli, delle migliori ottiche e una qualità dell’informaizone on-line mediamente scarsissima ci avevano forse fatto dimenticare cosa volesse dire fare politica venatoria.

Pensate cosa accadrebbe se con questi presupposti aCaccia divenisse una associazione venatoria a tutela dei diritti dei cacciatori. Segugisti in malafede esclusi.

aC | Costanza Bernardis

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