Diari di caccia: Bosnia primo amore, beccacce e coturnici nella macchia

Passione, ardore, fuoco. Questo sono i termini che si accomunano leggendo un vocabolario, le stesse parole che ci ritornano in mente quando parliamo di caccia. Le stesse parole che ci hanno portato, a fine ottobre, in un piccolo paradiso. Noi e un nutrito gruppo di siciliani siamo partiti alla volta di Bileca, cittadina della Bosnia, ospiti di Antonio e Fabio Trevisiol, “custodi” di una splendida riserva di caccia di soli 180.000 ettari dove ci aspettavano quattro giorni di caccia a beccacce e coturnici.

È stato il nostro primo viaggio venatorio fatto in compagnia dei nostri ausiliari e non vedevamo l’ora di scoprire questa nuova frontiera venatoria descrittaci da Antonio in occasione della sua visita a Catania per la “prima festa della caccia”.Tutto ciò che abbiamo vissuto non è affatto stata una sorpresa, infatti era tutto come ci aveva descritto.

Abbiamo vissuto in totale libertà venatoria, spazi aperti all’infinito dove potere cacciare respirando un’aria ancora genuina, non contaminata da limitazioni e leggi restrittive. Boschi, altopiani, montagne, laghi e fiumi hanno ci hanno lasciato a bocca aperta, ma la cosa più emozionante è stata la presenza di selvatici veri, difficili, scaltri, che si lasciavano fermare, vedere ed incarnierare solo in presenza di ottimi cani.

Al nostro rientro abbiamo riflettuto giungendo alla conclusione che andare all’estero arricchisce il bagaglio culturale di ognuno di noi, sia dal punto di vista umano che venatorio, soprattutto quando si trovano gestori seri che amano la caccia e la natura, infatti le uniche e giuste regole erano dettate da un piano di abbattimento studiato che non consentirà mai carneficine, ma solo sano divertimento.

Abbiamo avuto modo di incontrare ogni giorno brigate di cotorne e decine di beccacce e con queste abbiamo avuto l’opportunità di rafforzare la venaticità dell’ormai avviatissimo Jeff e di vedere dei grandi miglioramenti di Yuri, ancora acerbo, ma che, tornato a casa, ha dimostrato di avere recepito la lezione.

Consiglieremmo a tutti di fare un viaggio venatorio, senza però pretendere che il proprio cucciolo faccia il “supercane” e che possa incontrare ,innumerevoli beccacce o cotorne: anche in terreni difficili bisogna sudarsele, senza pensare di mettere su di un cofano centinaia di beccacce. Questa per noi non si chiama caccia. Però bisogna pretendere logistica, accoglienza e che nel luogo ci siano veri appassionati.

aC | Antonino Simone & Domenico Pappalardo

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