La Vipera di Walser

In Europa occidentale, culla delle scienze moderne, densamente abitata, con un buon numero di ricercatori, parrebbe che nel XXI secolo non ci sia possibilità di scoprire nuove specie di vertebrati. Eppure il 2016 si è aperto con una notizia che ha del clamoroso: “Scoperta una nuova specie di Vipera nell’arco alpino italiano”! La prima reazione potrebbe essere quella dell’ennesima bufala dei social, invece stavolta è tutto vero.

Interessante il racconto di due fra i più illustri erpetologi: Gregoire Maier e Matteo Di Nicola. I due ricercatori ebbero il primo incontro con questa specie nel 2012 quando, pur convinti di trovarsi di fronte ad un giovane marasso (Vipera berus), notarono delle inconsuetudini nelle placche cefaliche dell’esemplare, quasi fosse geneticamente anomalo.

Ma non si trattava di un esemplare isolato che poteva lasciar supporre un’alterazione genetica, bensì un’intera popolazione con le medesime caratteristiche. A questo punto, insieme a Luca Cavigioli, si presero campioni di saliva per capire se per caso si trattasse di ibridi fra vipera aspis e berus, visto che gli animali parevano avere caratteristiche intermedie fra le due specie.

Prima di loro, tuttavia, altri ricercatori (Ghielmi, Menegon, Marsden, Laddaga, Ursenbacher) si erano accorti delle stranezze ed avevano già avviato degli approfonditi studi. In questo 2016 queste ricerche hanno stabilito che le vipere in questione non erano nè marassi (Vipera berus) nè vipere comuni (Vipera aspis), bensì una nuova specie, sconosciuta alla scienza!

Non solo ma questa nuova entità pare geneticamente affine non già alle vipere europee, bensì a quelle caucasiche! L’habitat di questa vipera è lo stesso delle popolazioni alpine dei Walser (contrazione dal tedesco Walliser, vallesano, popolazione di origine germanica residente attorno al massiccio del Monte Rosa fin dal XIII secolo); da qui il nome dato a questa nuova specie di vipera: Vipera dei Walser!

Il riconoscimento a vista di questo serpente non è cosa facile e pertanto risulta facilmente confondibile con le altre vipere alpine, in particolare con il marasso (Vipera berus). Rispetto a questo, la nuova specie ha dimensioni più ridotte e come già detto, presenta delle squame cefaliche diverse.

Nonostante queste piccole differenze, gli abitanti locali già si erano accorti che queste vipere erano distinte dalle altre, tanto da coniare un nome “volgare”: Vipera dei rododendri! Questa scoperta porta a delle riflessioni, la prima delle quali è che ancora resta molto da fare per la conoscenza della natura anche nella vecchia Europa, dove tutto parrebbe noto.

Appena scoperta, tuttavia, la Vipera dei Walser mostra già la sua vulnerabilità, dovuta alla limitatezza dell’areale e al fatto che le vipere in generale vengono spesso temute e uccise.

Urgono quindi provvedimenti per la salvaguardia della specie e dell’ambiente in cui vive in modo ragionato e rigoroso, minacciata sia dal limitato areale distributivo noto, sia dalla scarsa variabilità genetica delle popolazioni.

Sarebbe anche di grande interesse scientifico, a questo punto, studiare nel suo complesso tutta la popolazione di viperidi dell’Arco alpino al fine di rinvenire altri esemplari “anomali” che, in realtà, non possano celare ulteriori popolazioni di Vipera dei Walser, sopravvissute a macchia di leopardo, in rifugi idonei.

Vale la pena ricordare a tutti i frequentatori della montagna che uccidere un serpente, sia anch’esso una vipera, non è mai meritorio bensì atto di mero teppismo. Le vipere sono animali timidi e non aggressivi. Per evitare spiacevoli conseguenze è sufficiente adottare alcuni semplici accorgimenti, come indossare solidi scarponi, utilizzare pantaloni lunghi che arrivino alle caviglie, non mettere le mani a terra, non afferrare erba o funghi, alzare legna, travi o  pietre, senza aver esaminato bene prima l’area di lavoro; sorvegliamo molto bene i bambini e non tocchiamo mai i serpenti, anche se paiono morti. I cani, non solo per proteggerli da potenziali morsi per difesa da parte delle vipere, ma anche per un rispetto della fauna selvatica, vanno sempre tenuti rigorosamente al guinzaglio!

Ricordo i lettori che anche queste specie sono straordinari componenti della biodiversità nazionale e che grazie alla loro presenza l’ambiente si mantiene  sano e vitale. La foto a corredo dell’articolo è di Gregoire Maier.

aC | Tiziano Fiorenza

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