Cacciatori cecchini: la lunga distanza tra etica e reale necessità

Durante i suoi primi 25 anni quale cacciatore professionista impegnato nella caccia ai grandi animali, Robert Phillips non ha mai sparato un colpo a distanze superiori i 230 metri. Questo se volete quasi per pigrzia: non reputava etico sparare ad un animale a distanze superiori, nemmeno in montagna o in zone particolarmente impervie, così come non aveva mai voluto prendere in considerazione l’ipotesi di calcolare veneto ed eventuali destabilizzazioni derivate alla palla oltre tale distanza.

Quattro anni fa, Robert Phillips, cacciatore professionista americano, ha investito in un sistema di fucile e di avvistamento che opera in autonomia i calcoli balistici necessari ad assestare un colpo a lunga e lunghissima distanza. Con il nuovo sistema Robert Phillips ha abbattuto un maschio di Alce con un solo colpo a 625 metri. Attualmente il tiro più lungo mai effettuato, colpendo a morte con un solo colpo un Cervo Maral, è stato di 1.079 metri. “Da quella distanza, l’animale non è spaventato. Non è nervoso. E tu non sei nervoso sia “.

La novità di tale sistema americano è che oltre a garantire colpi precisi a distanze fin ora difficilmente sfruttabili è che misura perfettamente il vento presente, introducendo negli algoritmi di calcolo, tale variabile oltre all’indice di gravità attraverso un sistemi GPS che rileva il punto esatto dove è situato il ‘cacciatore’. Sistemi come Gunwerks TrackingPoint fanno sì che il cacciatore diviene, a tutti gli effetti, un cecchino.

Un recente studio americano sostiene che dei circa 14 milioni di cacciatori che abbattono animali utilizzando armi a canna rigata, 700.000 circa utilizza nuovi sistemi di puntamento per la lunga distanza. L’ideatore della Gunwerks nonchè il suo fondatore, Aaron Davidson, ha dichiarato “mi aspetterei che il dato di 700.000 cacciatori sia in grado di trasformarsi in un biennio in  7 milioni di cacciatori“.

Ma anche negli Stati Uniti sono in molti che non vedono di buon occhio tali sistemi di puntamento a lunga distanza: molti professional hunter hanno espresso posizioni estremamente critiche verso “la novità” perchè sostengono che la caccia a grandi animali è già abbastanza controversa con le attuali tecnologie a disposizione dei cacciatori. Sparare ad un animale oltre il limite etico dei 275 metri è, secondo molti,  una palese violazione di una tradizione intesa come un prelievo venatorio etico. Avvicinarsi a un cervo o alce richiede doti di silenzio, mimetismo e pazienza, che si acquisiscono solo con tanta esperienza, poichè nel raggio di 250 metri , il rompersi di un ramoscello o l’improvviso cambiamento nel vento può avvisare un animale selvatico che il pericolo è vicino, vanificando il meticoloso avvicinamento dei cacciatori.

Credo sia molto più emozionante riuscire ad eludere la proverbiale diffidenza del selvatico, sia esso un capriolo, un cervo o un grosso esemplare di alce, piuttosto che stringersi la mano per aver sparato, grazie all’ultimo ritrovato tecnologico importato a piene mani dal campo militare, un animale ad 800 metri di distanza. Ma il momento è estremamente delicato poichè in America sta avvenendo una rivoluzione storica: marchi come Remington, Burris, Winchester, Leupold stanno via via perdendo consistenti quote di mercato a favore delle giovani aziende che commercializzano tali prodotti.

Tra i sostenitori della caccia a lunga e lunghissima distanza il parere è unanime: perchè non migliorare, utilizzando la tecnologia, la possibilità per un discreto tiratore di portare a compimento un abbattimento anche a grande distanza. Anche dal punto di vista etico i sostenitori dei tiri extra lunghi dibattono sul fatto che uccidere un animale a 500 metri e oltre è espressione di un gesto profondamente etico: l’utilizzo di tali sistemi garantiscono molta più accuratezza nell’abbattimento, rendendo l’uccisione pressochè istantanea, quindi non cagionando all’animale inutili sofferenze. La statistica dei produttori di puntatori a lunga distanza sostiene che il 14% degli animali colpiti, per essere abbattuti, necessità di almeno due colpi. Quindi una morte con sofferenza. Con tali sistemi, sempre secondo i produttori, il 99.5% dei tiri fulminerebbe l’animale istantaneamente.

Tecnologia o tradizione ? Presunta etica o consuetudini ormai acquisite ? Avvicinamento o peso sulla spalla ? I cacciatori americani si dividono. Tra poco toccherà a quelli europei.

aC | Rudolf Vogt
Guardiacaccia

 

 

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