L’università della caccia: il beccaccino

C’è un periodo dell’anno in cui cani e cacciatori iniziano a dormire poco. In genere coincide con le prime perturbazioni a cavallo tra settembre ed ottobre. Accade a chi, come me, nel tempo ha sviluppato una vera e propria passione: il beccaccino. Si rimane in attesa consultando il meteo e non appena a Nord, negli areali primaverili, il tempo tende a guastarsi, si iniziano a sognare gli “schiocchi” e le “urla” all’involo.

Diciamolo senza nasconderci dietro al solito dito: il beccaccino è davvero il selvatico da penna in grado, come nessuno, di mettere in seria difficoltà anche il cane più attento e prudente. Non abbiatemene ma non c’è beccaccia, starna, coturnice o pernice che tenga. Questa è la vera università della caccia con il cane da ferma e potranno raccontarvela in ogni modo, tutti diversi, ma non riusciranno mai a farvi comprendere fino in fondo le emozioni e le estreme difficoltà che debbono affrontare coloro i quali vi si dedicano.

Esistono due tipologie di cacciatori da beccaccino, così come esistono due tipologie di cani: chi il beccaccino lo caccia “al salto”, senza cane, cercandolo nelle scoline o negli allagati delle paludi e delle marcite e chi il beccaccino lo caccia con il cane. E qui, come dicevo, esistono due cani: quelli che i beccaccini li fanno “schioccare” e quelli che i beccaccini li fermano, per davvero ! Il rapporto è di 9 a 1 ed in questa caccia non c’è santo che tenga, il bracco italiano ha una marcia in più. Non lasciatevi convincere dalle facili ferme ad inizio stagione: i beccaccini agostani, confidenti, nulla hanno a che vedere con il beccaccino smaliziato e nervoso di metà novembre. Ed è quello il momento in cui si “pesa” un cane.

Andare a beccaccini con cognizione di causa, oltre ad avere cani fuori dal comune, significa avere disponibilità di tempo e una perfetta conoscenza del territorio e del passo. Quando si presenta un fronte depressionario da Nord il cacciatore di beccaccini sa che è arrivato il suo momento e finché il meteo non indicherà il nuovo arrivo dell’alta pressione dovrà dedicarvi ogni uscita a sua disposizione. La mattina, presto, in risaia e nella marcita, anche al tramonto in barena, purchè l’uscita sia a cavallo della bassa marea e non vi sia troppo vento.

Per quanto riguarda l’abbigliamento mi preme porre l’accento su un solo dettaglio: vivamente sconsigliati gli stivali in neoprene che in caso di temperature miti ci garantiranno delle gran sudate rendendo la caccia non piacevole. Molto meglio stivali più leggeri da abbinare ad un buon pantalone pesante in caso di abbassamento delle temperature o di caccia in barena. Visti gli ambienti di caccia che di solito si frequentano consiglio sempre un cambio intero da tenere pulito nella sacca in macchina.

Due parole sul tiro, tra leggende e reali difficoltà. Pur avendo ottimi cani saranno davvero rarissime le occasioni in cui tra noi e il beccaccino riusciremo ad anteporre una distanza inferiore ai 20/25 mt (anche 30 mt in particolari condizioni di vento). Al frullo, che si caratterizza per uno schiocco (nel Meridione detto “bacio”) il beccaccino si involerà in direzione opposta a noi, alzandosi progressivamente e prendendo distanza in un paio di zig-zag molto stretti in cui spesso emette il tipico grido d’allarme. Impossibile, per la velocità, pensare di metterlo in mirino e centrarlo perché il colpo andrebbe sempre dietro. Siccome lo zigzagare è un comportamento ricorrente il mio personale consiglio è quello di decidere in che lato attenderlo e sparare di stoccata sempre dritti (se siamo destri e lo attendiamo a destra) o incrociando (se siamo destri e lo attendiamo a sinistra). Il secondo colpo ci servirà nel caso dovessimo mancarlo ma ogni cacciatore di beccaccini sa che la stragrande maggioranza delle prede cade al primo colpo. Ci vuole un pizzico di fortuna indovinando il lato dello zig-zag.

Le armi più utilizzate sono, senza dubbio, i fucili semiautomatici che hanno da tempo soppiantato le doppiette e i sovrapposti, lasciati ai nostalgici della caccia. La possibilità di sparare tre colpi è, in questa caccia, è una freccia in più nella faretra del cacciatore considerando che il beccaccino è senza dubbio uno dei tiri più difficili dell’intero panorama delle specie da piuma cacciabili.

Personalmente utilizzo una doppietta monogrillo con canne da 71 cm molto strozzate. Ma alcuni amici adoperano con ottimi risultati semiautomatici con canne di misura analoga (68/71/74) e con la medesima strozzatura e rispetto al parallelo, hanno una marcia in più, soprattutto quando cacciamo i beccaccini in laguna, nelle barene in occasione delle giornate di bassa marea.  L’incisiva strozzatura è dovuta al fatto che il tiro al beccaccino, che sia durante una caccia in risaia, nella marcita o in barena si svilupperà quasi sempre ad una distanza minima di 20/25 mt, limite oltre cui riusciremo raramente a spingerci nella fase di avvicinamento pena lo “schiocco” e l’involo del piccolo uccello. In barena tutto si fa più difficile ma avremo modo di parlarne in futuro.

Per le cartucce mi sento solo di consigliarvi di utilizzare sempre le stesse cartucce perché sarà importantissimo “avere le misure” e conoscerne il comportamento, cosa quasi impossibile se cambiassimo spesso munizionamento o sparassimo “quel che capita”. Personalmente, avendo a disposizione solo due colpi, non differenzio le cartucce ed adopero con pace dei sensi la MG 2 Tungsten da 35 grammi e piombo 7 prodotta dalla Baschieri & Pellagri. Amici hanno trovato la “medicina a tutti i mali” con la MB Light da 30 grammi e pallini del 10 o con la F2 Long Range da 36 grammi con piombo 8 (soprattutto in barena in inverno) mentre per chi dovesse sparare acciaio e non volesse investire nel costoso tungsteno mi dicono (perchè io all’acciaio credo poco) che i beccaccini cadono con il Light Steel 28g e piombo 7. Questo per quanto riguarda Baschieri e Pellagri. In casa Fiocchi vanno benissimo le sempreverdi JK 6, soprattutto la 38 Feltro con pallini del 7 se cacciamo in barena così come le HP 32 della linea Performance. Poi vale sempre la solita regola: se gli tirate addosso devono venire “a basso”. Il beccaccino è senza ombra di dubbio il selvatico simbolo della risaia: rendetegli onore, a tavola, proprio con un buon risotto.

V.T.A

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