Piccoli calibri, grandi discussioni

Ormai ci stiamo abituando alla grande diffusione dei piccoli calibri ad anima liscia. I programmi televisivi, le industrie armiere e quelle delle munizioni hanno fortemente investito in questa direzione, così molti cacciatori ne sono stati attratti e le vendite lo dimostrano. Ma… Sempre ed in tutto esiste un “ma!” e questi simpatici “schizzetti” non ne sono esenti, basta porsi le domande, cercare le risposte e dare a queste ultime un senso compiuto. Ebbene sì, sono un estimatore dei piccoli calibri, anzi lo sono stato quando ancora molti non avrebbero mai pensato di sparare ad un fagiano o ad un’anatra con un calibro 24 o addirittura un 28! Parlo quindi di tempi non sospetti e lontani dalle mode attuali, ma una cosa mi preme dirla: non trovo niente di particolarmente “etico” nell’uso di un piccolo calibro, anzi !

Pensare che usando un 410 si diano maggiori possibilità al selvatico di salvarsi è un ragionamento che non ha nessuna logica, in primo luogo perché aumentano enormemente le possibilità di ferire quel capo usando cariche di piombo molto leggere e usufruendo quindi di rosate meno ampie nella loro distribuzione alle distanze di tiro canoniche. In secondo luogo non condivido neppure il ragionamento di molti che, usando piccoli calibri, hanno cura di sparare sempre a corta distanza, sempre adducendo un’etica venatoria che la si può tranquillamente mettere in atto con qualsiasi calibro: è un po’ troppo lontano … non sparo! Qualsiasi fucile tu abbia a spalla. Ciò non toglie che sia piacevole e siano piacevoli le munizioni che acquistiamo e mettiamo in cartuccera. E’ leggero sì ma…

Anche parlando del peso, c’è da dire che non tutti i calibri piccoli sono cosi leggeri. In modo particolare il 410 magnum nelle versioni sovrapposto tende spesso a “beccare” in avanti, cosa dovuta al peso delle canne spesso superiore, a parità di lunghezza, a quelle di calibro 28 . Ma veniamo al dunque: era una mattina di caccia, piana di Grosseto, Lago del Dottore, nel pieno del passo migratorio. Si sarebbe spaziato fra le varie specie di anatre mattutine: alzavole, fischioni, canapiglie. Chissà cosa ci avrebbe riservato quel 27 ottobre! Poi non sarebbero mancati i beccaccini e qualche frullino e tutto questo facendo il giro della beccaccinaia, passato l’orario canonico delle anatre. Proseguendo poi con la tesa alle pavoncelle e gli immancabili gabbieri di allodole in canto, ben disposti nel prato d’erba medica sul lato opposto della beccaccinaia.

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Quale miglior occasione per portare i nostri piccoli calibri, affiancati ovviamente ai fucili che normalmente usiamo per questo tipo di caccia? Le anatre ci furono, ma tutte oltre i 35 metri, per cui i simpatici schizzetti restarono muti all’interno del capanno del lago. La beccaccinaia in questo periodo è terreno fertile all’attività venatoria, i beccaccini possiamo dire che non mancano e ci consentono qualche fucilata a distanza “eticamente” corretta se vogliamo usare i nostri fucilini. Morale della favola, quella mattina i beccaccini se ne andavano via un po’ lontani. Diciamo a tiro di calibro 12 e solo un frullino ebbe modo di ricordarci il suo soprannome toscano e cioè “vuota borse”. Nel nostro caso era uno solo, per cui si limitò a vuotare le sole canne dei nostri sovrapposti, lasciandoci le borse delle cartucce abbastanza piene per dirigerci di corsa al capanno delle allodole che davano segno di esserci.

Sistemato il tutto, vista la mattinata bellissima con leggero vento di tramontana, ci limitammo a cambiare cartucce passando dal piombo 7 e mezzo, al piombo 11. Devo dire che ebbi subito la netta sensazione che le allodole sapessero dei nostri fucili. Arrivavano sul canto, se ne stavano fuori dalle gabbie e quindi ci consentivano solo tiri al limite. Alcune cadevano sì, ma serviva sempre l’aiuto del cane per ritrovarle e spesso ribatterle al volo. Fucili ottimi, cartucce ottime e, devo dire senza falsa modestia, tiratori non sotto la media. Qualcosa quindi non funzionava? Passammo al 20, che mai e poi mai lasciamo a casa e tutto cambiò in meglio.

La morale, se cosi vogliamo chiamarla è che i “miracoli” non li compie nessuno, figuriamoci i “calibrini” da caccia. Novembre inoltrato, capanno a colombacci. In questa zona si fermano molti colombacci, ne avevamo un po’ da cacciare intorno al nostro appostamento. Un po’ “birbi”… ma potevo tentare! Preparai la cacciata! Come? Semplice: da solo! Quando si pensa di usare un calibro 28 a colombacci è bene sapere che se vogliamo proprio giocarci la giornata, dobbiamo fare in modo che le poche occasioni adatte a sparare con questo piccolo calibro non siano sprecate. Per l’occasione usavo cartucce di 24 grammi, che secondo il sottoscritto sono già da considerarsi pesanti per un 28

Infatti, anche il fatto di usare un 28 per sparare 28 grammi mi sembra una cosa fuori da ogni logica. Si spara una cartuccia “al limite” e come tutte le cose che rasentano il limite o lo raggiungono non danno risultati costanti e soddisfacenti. Scalciano e soprattutto stravolgono la logica di usare un piccolo e piacevole calibro. Soluzione: se voglio sparare 28 grammi uso un calibro 20! Qualche colombaccio cadde, ma mi resi subito conto che i colpi utili a disposizioni non potevano essere che uno solo: il primo. Difficile recuperare sulla seconda fucilata, quasi impossibile sparare con sicurezza ad un secondo uccello quando il primo era stato colpito. Per me fu una bella giornata.

Purtroppo qualche spennatina di troppo la rese un po’ meno bella, non tanto per la preda non raccolta, quanto per il dubbio di aver ferito il colombaccio. La caccia “vera” è spesso sempre più difficile e le occasioni per usare con successo questi piccoli fucili sono sempre più rare. Ciò non toglie che in determinate occasioni tutto funzioni al meglio ed anche loro possono dare il meglio di sè. Ma usiamo questi calibri con cognizione di causa, con logica e senza che diventino un gioco, perché la caccia non lo è! Noi giochiamo, ma “loro” mica si divertono!

aC | Francesco Bini

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  • alessio taddei

    questo articolo ha tutta l’aria di essere scritto da una persona che non ha mai usato un calibro 410.
    il piccolo calibro è il 410 il 28,24,16 sono altra cosa!
    Non la conosco personalmente e avrei il piacere di farla sparare con un calibro 410 a colombacci e farle capire che il limite è solo quello mentale di chi spara sapendo di avere in mano un fucile “minore”.

  • alessio taddei

    sulla leggerezza dell’arma poi forse 30 anni fa si avevano fucili pesanti e bilanciati male….
    il calibro 410 non fa feriti come un 12 l’animali o lo centri con la rosata devastandolo o lo padelli…..le fumate di penne che vedeva è perchè evidentemente il tiro non era preciso, potrei parlare ancora a lungo di questo ma tanto che ama il cannone non si convertirà mai! in bocca al lupo !

  • Mi sembra che le considerazioni sul .410 siano basate su una serie di luoghi comuni e superficialità. Fino a trent’anni fa si sparavano nel 12 cartucce a 24 grammi, il 410 ne porta 21. Chi fa considerazioni così banali non ha mai provato un 410.

  • federico danesin

    Io ho usato tutta la stagione il 16, e quello che ho preso lo fermato altrettanto bene che se avessi usato il mio fidato Breda Argus a molla calibro 12,, quello che ho sbagliato lo avrei sbagliato lo stesso. Il 36 lo uso anche io ma con massimo 15g di pallini e fino a 25 metri quello che è centrato lo fermo come con il 12 o 16.