Posizionare correttamente gli stampi

Quando si dice caccia alle anatre ci si addentra in una pratica della caccia alla migratoria, affascinante e complessa, che pone il cacciatore che vi si avvicina per la prima volta di fronte a numerosi dubbi. Questi coinvolgono soprattutto due aspetti, veri elementi caratterizzanti di questa caccia: i richiami, intesi sia come richiami a fiato sia come stampi, cioè le riproduzioni più o meno fedeli delle diverse specie di anatre. In realtà, almeno nell’aspetto teorico, non vi è nulla di complesso e l’azione di caccia si basa su concetto semplicissimo: posizionati gli stampi, cioè dei richiami visivi per le anatre selvatiche, attraverso il richiamo a fiato dovremo solleticare l’attenzione delle anatre in volo tanto da fargli identificare gli stampi ed attirarle a tiro di rosata. Da ciò ne deriva che un buon posizionamento degli stampi permette, in linea teorica, di attirare qualche anatra. Il solo richiamo a fiato invece non gioverebbe in modo sostanziale perché l’anatra, una volta “agganciata” non avrebbe punti di riferimento dove calarsi.

Per questo motivo ho ritenuto opportuno partire proprio dagli stampi per addentrarci nell’analisi delle diverse tipologie di richiami a disposizione. Leggendo quanto riferito in merito al collegamento stampi – fischio – anatra, i lettori più attenti avranno capito che riveste un ruolo fondamentale il posizionarsi in un luogo dove abbiamo certezza del transito abituale delle diverse specie. Altro aspetto di cui bisogna assolutamente tenere conto è la pressione di caccia: capita quasi a tutti che un luogo che ad inizio stagione, con un insieme di stampi – fischi ottimale, produce buoni risultati da metà autunno in poi sembra non essere così frequentato. Non è così. Semplicemente le anatre a lungo andare capiscono da dove partono le fucilate, associando il rumore dello sparo ad un particolare che può essere la presenza umana, una barca ancorata, un cane, ma anche… un insieme di anatre, cioè una stampata. Ma anche di questo avremo modo di confrontarci in uno dei prossimi appuntamenti di approfondimento.

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Scelto il luogo dove posizionarci dovremo avere cura di comprenderne le caratteristiche. Spesso nella caccia alle anatre si arriva alla postazione che è piena notte, si opera al buio e con temperature medio basse. Attenzione quindi alla marea: posizionando gli stampi in anticipo dovremo prevedere, prontuario in mano, se le riproduzioni delle anatre verranno “sgozzate” (quando l’acqua crescerà per un valore superiore alla lunghezza del cordino con il piombo) oppure se, con il progressivo abbassarsi della marea, si adageranno su un fianco come barche a riposo, appoggiate alla fanghiglia. Questo, va da se, non deve mai accadere! Evitate poi, se è possibile, di posizionare gli stampi in zone di forte corrente: mediante la resistenza del piombo del cordino (che non deve essere mai troppo lungo) e la corrente che toccherà la parte anteriore dello stampo, la riproduzione dell’anatra tenderà a sfarfallare sulla corrente, creando un fastidioso movimento oscillatorio: un vero e proprio campanello d’allarme per le anatre, che hanno in genere un’ottima vista e che sanno cogliere ogni più piccolo particolare, soprattutto se sottoposte ad un prelievo venatorio intenso come in alcune zone vocate a questa caccia. Ultimo importante aspetto per posizionare gli stampi è il rapporto direzione del vento – direzione del sorgere del sole. Le anatre volano, generalmente, a favore di vento ed utilizzano le ali per frenare controvento in fase di atterraggio sull’acqua. Durante l’alba, come fenomeno di difesa dai predatori ma, alla lunga anche dai cacciatori, le anatre più diffidenti volano con il sole alle spalle, cioè per noi controluce. Questo gli permette di essere difficilmente individuate ma al contempo di visualizzare possibili insidie anche da grande distanza.

In base alla zona che frequenteremo, alla presenza prevalente di una o più specie, decideremo quali stampi impiegare. Se cacceremo da un tombolo o da una botte orba, cioè posizionata al centro di un lago, la stampata dovrà letteralmente circondarci e sarà generalmente formata da germani reali, fischioni, folaghe (Figura A). Nel caso invece di una classica botte posta ai limiti di una barena la stampata dovrà essere posizionata frontalmente, simulando una serie di anatre pronte al riposo diurno vicino alla barena, magari in battuta di sole (Figura B). Dalla coveglia cioè quella struttura che oltre ai cacciatori ospita anche la barca, nascondendola alla vista delle anatre, potremo adottare la stessa disposizione della botte o, se lo ritenessimo più produttivo, dividere la stampata in tre sottogruppi, magari alternando stampi di germano reale con quelli di alzavola, in numero minore e più compatti (Figure C e D).

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La domanda che tutti i cacciatori si fanno è se le anatre vedano di più la sagoma o i colori del piumaggio degli stampi che riproducono le diverse specie. Da quanto ho potuto apprendere dalla mia personale esperienza le anatre vedono perfettamente le dimensioni degli stampi anche da molta distanza e con condizioni di visibilità non buona, mentre in prossimità della stampata focalizzano l’attenzione su altri dettagli tra cui, appunto, i colori degli stampi. Non sono i dettagli del piumaggio a fare la differenza ma bensì, a mio modesto parere, la precisione con cui sono riprodotti i caratteri distintivi di ogni specie. Questo, insieme ad altri dettagli, faranno si che le anatre decidano di abbassarsi oppure dopo un primo volo ricognitivo prendano vento alzandosi repentinamente ed uscendo così dal campo d’azione del nostro fucile. Per carattere distintivo intendo quelle caratteristiche morfologiche di ogni specie che le rendono facilmente distinguibili dalle altre e che, secondo me, analogamente a noi, usano anche le anatre nel riconoscimento visivo: il collo verde nel Germano Reale maschio, l’alternanza verde – bianco – nocciola chiaro del Mestolone, la testa scura e la coda lunga nel Codone, la testa mattone il punto nero e il corpo fuliggine del Moriglione, le dimensioni contenute e il sopraciglio verde sullo sfondo bruno della testa dell’Alzavola. L’intero corpo nero della Folaga. Discorso diverso invece per il Fischione che identifica si i conspecifici ma molto di più grazie al numero consistente di stampi e al continuo e prolungato uso dell’apposito richiamo che produce l’inconfondibile fischio.

Queste sono le disposizioni classiche degli stampi nella tradizione venatoria italiana. In uno dei prossimi appuntamenti approfondiremo una serie di dinamiche illustrando con dovizia di particolari alternative e suggerimenti specifici.

aC | Igor Miotto

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