Caccia in stato d’ebrezza

Lo Stato Italiano da qualche anno si è adattato alla richiesta dell’UE in tema di incidenti stradali, dando una risposta energica ai tanti casi di sinistri, anche mortali, causati dall’abuso di sostanze alcoliche. Nella caccia vi sarebbe la stessa necessità, non tanto per il numero di incidenti procurati, che grazie a Dio rimane piuttosto limitato nella casistica totale, ma bensì per annullare quello stato di iper eccitazione che l’alcool amplifica soprattutto nelle cacce di gruppo.

Ecco allora che la revisione della legge 157/92, che ho più volte definito una legge incompleta e, in linea di massima male concepita, dovrebbe prevedere un apposito articolo che detti le regole per la gestione di un’arma da caccia, sia essa ad anima liscia o ad anima rigata, nel caso in cui un cacciatore voglia alzare il gomito. Per normare efficacemente l’uso di sostanze alcoliche durante l’attività venatoria basterebbe introdurre, a mio modesto parere, alcune semplicissime disposizioni.

Innanzitutto è necessario introdurre il reato di “Attività venatoria in stato d’ebrezza” che sarebbe subito ribattezzato “Caccia in stato d’ebrezza”, dotando tutti i titolati a svolgere controlli sul’attività venatoria di etilometri.

In maniera del tutto analoga agli effetti che produce la sanzione confronti della patente di guida (la licenza di caccia è una patente per il prelievo venatorio), se il cacciatore venisse trovato, durante lo svolgimento dell’attività venatoria, cioè con fucile privo di fodero e/o cane privo di guinzaglio, con un tasso alcolemico superiore a 0,0 sarebbe sanzionato con l’elevazione di un verbale per il pagamento di una somma analoga a quella prevista dal codice della strada (708,00 euro) e la sospensione del Porto d’Armi per  12 mesi. Nel caso di recidiva, processo penale e revoca definitiva del Porto d’Armi.

Nel caso in cui il cacciatore compia una violazione ad uno o più articoli della legge 157/92 e venga trovato positivo all’alcoltest oltre alla sanzione prevista (708,00 euro) la sanzione per la violazione della 157/92 è raddoppiata. Triplicate, invece, le sanzioni e il tempo di sospensione del Porto d’Armi se a cacciare in stato d’ebrezza è un neolicenziato, cioè un cacciatore che è in possesso del titolo da meno di tre anni.

Come già accade per i titoli di guida chi, per necessità farmaceutiche, sotto chiara prescrizione medica, stia assumendo farmaci che contengano alcool dovrà fornire documentazione agli agenti accertatori.

Nessuna penalizzazione per chi vorra festeggiare, al termine della cacciata, una bella preda con gli amici: fucile vicino a noi, custodito scarico dentro il fodero e totale tranquillità nel brindare con un buon bicchiere di vino.  Colgo l’occasione per smentire coloro i quali contesteranno tale provvedimento adducendo al fatto che l’alcool è un sistema utilizzato per scaldarsi… è esattamente l’opposto!

L’alcol (o alcol etilico o etanolo) è un vasodilatatore. Ciò significa che facilita la dilatazione dei vasi sanguigni periferici, azione mediata dal rilascio di catecolammine; di conseguenza, aumenta la quantità di sangue che affluisce sotto la pelle.  Questo fenomeno di vasodilatazione produce effettivamente una sensazione di calore e tepore, ma solo temporanea. L’aumentata dilatazione dei vasi superficiali favorisce infatti una maggiore dispersione di calore nell’ambiente esterno, con conseguente raffreddamento della temperatura corporea.

Alla dispersione di calore di associa un effetto depressorio dell’etanolo sui centri regolatori della temperatura a livello del sistema nervoso centrale. Dunque, ciò spiega come mai chi beve e si trova in un ambiente non riscaldato o all’aperto in condizioni climatiche sfavorevoli, con temperature molto basse, è esposto a maggior rischio di morte per assideramento o ipotermia, condizione che si verifica quando la temperatura corporea scende al di sotto dei 35°C e che comporta una progressiva riduzione delle funzioni vitali.

Gianluca Nannetti

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  • Grande. Ottima proposta. Io aggiungere una sanzione x chi esercita ll’attività venatoria senza avere con sé la carta igienica.

    • Gian Luca Nannetti

      Gentile Pier,
      la sua è un’ironia che, purtroppo, non ha ragion d’essere. L’utilizzare un’arma da fuoco in uno stato psicofisico alterato, anche parzialmente, da modeste quantità di sostanze di diversa natura (non ho volutamente trattato il tema delle tossico dipendenza perchè secondo me merita un discorso a parte) è un comportamento che, in un paese civile, non può essere tollerato.

      Tale comportamento, che si tratti del grappino, della birretta o del bicchiere di vino con gli amici, non può essere tollerato anche perchè offre un importante spunto di contrasto all’attività venatoria da parte di coloro i quali la caccia vorrebbero abolirla.

      E’ davvero semplicissimo: per la sua e l’atrui sicurezza durante l’azione di caccia, come specificato chiaramente nell’articolo, non è tollerabile l’utilizzo di sostanze alcoliche nè l’utilizzo di armi sotto l’effetto di sostanze alcoliche.

      Spero di esserle stato utile
      Cordialmente

      Gian Luca Nannetti

  • Così siamo tornati ad un regime… Almeno introdurre il limite di 0,5

    • Gian Luca Nannetti

      Gentile Vincenzo,

      nessun regime, si tratta solo di buon senso.
      A mio modesto parere introdurre un limite comporterebbe al cacciatore solo il potenziale rischio di vedersi sospendere il Porto d’Armi ed elevare la sanzione amministrativa. Il perchè è presto detto.

      A quanto corrisponde un tasso di 0,5 rispetto alla bibita alcolica ingerita? Molti le risponderanno: una birra o due bicchieri di vino. O una grappa a stomaco pieno.
      Lei, persona fisicamente nella media, pranza. Beve due bicchieri di vino. Un grappino. Ha superato il limite di 0,5 ? Se la sentirebbe di rischiare, sapendo che se la colgono in fallo, cioè con un tasso alcolemico superiore ai 0,5 durante l’azione di caccia, le sospenderanno il PdA?

      Altro aspetto da non sottovalutare: vi sono persone che, già con un bicchiere di vino, magari a stomaco vuoto, accusano sintomi di alterazione psicofisica. Ma probabilmente sarebbero ancora entro il limite che lei vorrebbe introdurre. Quindi, in questo caso, come opererebbe? Si fiderebbe a sapere che c’è una persona, anche solo debolmente alterata nelle sue funzioni psicomotorie, con un’arma da fuoco carica in mano?

      Mi creda. E’ molto più semplice e saggio prevedere che durante l’azione di caccia o durante l’attività che preveda la gestione di un’arma e/o del cane, il titolare di licenza di caccia sia perfettamente sobrio. Cioè con tasso alcolico 0,0.
      Dopo la caccia o nella pausa, bando agli induci e festa con brindisi.

      Cordialmente

      Gian Luca Nannetti

      • Nadir Vignola

        La proposta è incondivisibile. Prima obiezione: perché mai chi utilizzasse sotto prescrizione farmaci a base di alcol (o droghe o psicofarmaci) dovrebbe essere esente da contestazione dietro presentazione di certificazione medica? Si tratterebbe di un assuntore alla pari di chi bevesse occasionalmente vino o grappa. Ed anzi, in caso di terapia con tali farmaci, sarebbe un assuntore abituale.

        Seconda obiezione: mi sembra ci si dimentichi dell’art. 43 del TULPS, nella parte relativa al non affidamento circa il buon uso delle armi, motivazione delle Questure per negare il rinnovo del pda data l’amplissima discrezionalità di valutazione. Quindi, come del resto già ora accade, non occorre affatto una norma specifica di revoca della licenza in caso di recidiva, che già si avrebbe ex art. 43

        Terza obiezione: la recidiva, come tale, riguarda esclusivamente i reati e, più nello specifico i delitti (pena: ergastolo, reclusione, multa). Per i reati denominati dal codice contravvenzioni (pena: ammenda, arresto) la recidiva è stata abrogata, se non ricordo male, nel 2005. Sicché una recidiva sarebbe non solo incontestabile ma anche inapplicabile.

        Quarta obiezione: la guida in stato di ebbrezza dell’art. 186 del codice della strada prevede un iter amministrativo per riconquistare l’intero periodo di validità della patente stessa. Allora si farebbe, si andrebbe alla visita in asl? Perché una idoneità per 2 anni sarebbe di ostacolo al rinnovo della licenza di caccia che ne dura 6. Motivazione utilizzata già da alcune Questure.

        Allora mi chiedo: perché invece di strolicare proposte di modifica tra le più strampalate e meno necessarie, non ci si impegna invece a studiare proposte di armonizzazione normativa e di semplificazione burocratica venatoria, nonché si utilizza l’esperienza applicativa della 157/92 per limarne gli spigoli?

  • Perfettamente d’accordo con l’autore. Da anni, tra amici, discutiamo sull’opportunità di una norma simile a quella sel Codice della strada. A tutti è capitato di trovare a caccia persone che hanno più o meno ecceduto con bevande alcoliche. Troppo rischioso. Limite a 0,0!