Colombaccio: la caccia estiva del terzo millennio

Il colombaccio è una specie in forte espansione nel nostro paese, la definirei quasi una specie   “pioniera”,  capace di colonizzare aree extraurbane ed urbane, boschi nei dintorni delle nostre città , campagne che ad oggi sono inospitali alla maggior parte della selvaggina.

In effetti, ad una crescita esponenziale di soggetti migranti nel periodo autunnale provenienti dagli areali nord europei, si unisce un aumento di soggetti “stanziali“, cioè capaci alimentarsi e riprodursi nei nostri territori senza per altro compiere se non piccole migrazioni nelle zone limitrofe al solo scopo di alimentarsi con ciò che la stagionalità offre loro.

Ma veniamo a ciò che significa, oggi, cacciare il colombaccio in Italia. Esistono metodi, zone e periodi, a seconda del tipo di caccia che intendiamo svolgere, ma coloro che amano questa caccia si adattano alle varie situazioni ed al trascorrere dell’intero periodo di caccia consentita per insidiarli ovunque.

Anche  se ritengo che la caccia al colombaccio abbia la sua massima espressione nel periodo della migrazione di ottobre, argomento che mi riserverò di trattare in seguito, come premesso la sua presenza ci consente di cacciarlo già dalle pre-aperture, dove consentite, e dall’apertura generale della caccia. Possiamo quindi individuare i seguenti periodi, che poi tratteremo in seguito in maniera specifica: caccia estiva ai soggetti stanziali, caccia autunnale di passo, caccia invernale.

Iniziamo tenendo conto di un elemento fondamentale, cioè che la caccia al colombaccio, salvo la caccia di passo vero e proprio, si volge sempre e comunque tenendo conto della sua necessità di alimentarsi. Quindi saranno fondamentali le pasture, che ovviamente variano a partire dall’estate fino a giungere nel pieno del freddo invernale, senza trascurare peraltro la sua necessità di abbeverarsi.

Nel periodo estivo il colombaccio sfrutta in maniera intensiva il lavoro dell’uomo, frequentando tutte quelle coltivazioni che gli consentono un alimentazione sicura e costante. Favette, colza, grano, orzo, girasoli, per finire con il mais ad inizio autunno e in inverno, là dove questa coltura resta da battere o viene battuta in ritardo.

Il colombaccio giornalmente visiterà i luoghi di pastura e difficilmente lo vedremo giungere all’alba. Egli preferisce muoversi quando il sole inizia a fare capolino e in solitudine, o in piccoli branchetti, calerà deciso sui campi di girasole o sulle stoppie di grano.

Ad inizio settembre alcune coppie di colombaccio hanno ancora nel nido i piccoli dell’ultima covata. Queste saranno le prime a recarsi in pastura e velocemente si riempiranno il gozzo di semi per poi portare l’imbeccata ai piccoli, quindi tornare per almeno tre o quattro volte durante il giorno, sempre per svolgere la medesima funzione.

In questo caso ho notato che questi soggetti non tendono ad imbrancarsi con gli altri, giungono sulla pastura e, pur in presenza di altri simili, tendono a svolgere la loro funzione con la dovuta fretta e cautela senza soffermarsi più di tanto per tale operazione. Ideali sono quei campi coltivati in prossimità di fiumi o laghetti, con sponde ricche di vegetazione e alberi di alto fusto.

Il cacciatore avrà quindi modo di studiare bene la situazione visitando giornalmente queste zone, cosi da giungere al giorno dell’apertura ed avere buone probabilità di successo. Trattandosi di cacce da appostamento, quest’ultimo dovrà essere curato nei minimi particolari. Infatti l’appostamento stesso dovrà essere ben fatto, usando materiali che non creano impatto visivo per questo uccello dalla vista finissima. Un buon telo mimetico e della vegetazione raccolta sul luogo consentiranno di allestire un buon capanno.

Là dove è possibile, questo dovrà tenere conto della posizione del sole durante l’intera  giornata e non per ultimo, se la situazione lo consente, senza trascurare la possibilità di un po’ di ombra. Infatti i primi di settembre il sole ed il caldo possono influire in maniera sostanziale sulle capacità di resistenza del cacciatore, non sempre in grado di sopportare la calura del giorno e la fatica di una levataccia.

Normalmente questa caccia si svolge, come detto, in pastura e queste pasture non sono tutte uguali. Una vecchia stoppia di favette o di colza sarà spesso già fresata e, al pari di una stoppia di grano appena raccolto, ci consentiranno una “tesa” ben visibile ed abbastanza facile da metter in atto. Nel caso specifico, trattandosi di campi abbastanza aperti, l’appostamento dovrà essere fatto con la massima attenzione sfruttando la morfologia del terreno e della vegetazione presente.

Dove la legge lo consente useremo dei richiami vivi, solitamente piccioni domestici addestrati a stare su racchette, ribaltine e rullini, sia manuali che elettrici. Questi dovranno simulare colombacci in pastura per cui le attrezzature dovranno essere tali da porre il richiamo il più possibile vicino al terreno, ideale a pochi centimetri da questo.

Al contrario di quanto si pensi, il piccione dovrà essere un soggetto capace di restare sull’attrezzo senza per altro tendere ad abbandonarlo per cercare di buttarsi a terra, tentazione irresistibile se questi non hanno ricevuto un addestramento corretto.

Questo dovrà avere possibilmente una livrea il più simile possibile al colombaccio ed a questo fine ormai da anni gli appassionati, tramite incroci mirati, sono riusciti ad ottenere soggetti molto belli ed allo stesso tempo molto bravi e mansueti. Il tutto frutto di una grande passione e tanto impegno.

Questi saranno stimolati a muoversi con della tiranteria che il cacciatore attiverà dall’appostamento, per cui tali movimenti dei richiami saranno ben visibili al selvatico in arrivo inducendolo ad avvicinarsi a questi. Non di meno, come precedentemente detto, se il capanno non sarà ben fatto il colombaccio vedrà anche il cacciatore muoversi nell’azione di tirare i fili e questo comprometterà tutto quanto. Quindi, mi raccomando, capanno ben fatto!

Oltre a mantenere sempre a disposizione dei richiami cibo e acqua, sarà necessario avere una cesta con dei piccioni di ricambio. Questa sarà mantenuta in zona ombrosa e i richiami verranno alternati durante la giornata di caccia dando quindi loro le pause necessarie a rinfrescarsi e riposarsi.

Passando poi alla stamperia, per altro molto importante trattandosi di una specie altamente gregaria, non dovremo trascurare alcun particolare. Esistono stampi in plastica o materiali sintetici che riproducono fedelmente la sagoma e la livrea del colombaccio. Personalmente le uso solo in determinate occasioni , cioè quando la pioggia o un eccessiva umidità possono rovinarmi le altre, cioè quelle che normalmente uso, fatte in penna ed impagliate all’interno.

La resa tra una stampata in plastica ed una in penna ha la sua grande differenza non solo dovuta i colori, ma soprattutto al fatto che una stampa in penna impagliata ha un riflesso alla luce ben diverso che una in plastica, anche se il primo giorno di caccia i giovani colombacci sembrano quasi non accorgersi di tale differenza.

Posizioneremo le stampe ad una distanza massima di 20/25 metri dall’appostamento tenendo conto della direzione del vento. Come qualsiasi uccello il colombaccio tenderà sempre a disporsi “becco al vento”, per cui dovremo tener conto di tale predisposizione, senza per altro trascurare il fatto che alcuni saranno posti di tre-quarti a questo, per non creare una posa innaturale trattandosi di un branco.

Sarà fondamentale per un neofita seguire bene nei giorni precedenti i colombacci, non solo per capire con esattezza il punto di pastura e quindi la collocazione della tesa, ma anche come questi usano posarsi. Il che significa valutare da dove arrivano, come si portano a terra e come, una volta a terra, tendono a stare durante la fase di alimentazione. Questo ci aiuterà a costruire una tesa il più efficace possibile.

In uso anche le “giostre” alimentate a batteria, con ampi bracci al termine delle  quali vengono poste due o più  stampe di colombaccio ad ali aperte , talune anche battenti. Queste simulano il colombaccio in volo ed in planata sulla pastura. Talvolta si rivelano molto efficaci. Altro discorso se cacceremo in un campo di girasoli ancora in piedi. In questo caso i richiami saranno posti all’altezza delle “nappe” dei girasoli, sia per quanto riguarda il vivo sia per quanto riguarda le stampe che andremo ad usare.

Sarà più facile mimetizzare l’appostamento in quanto saremo immersi dalla coltivazione stessa che nella maggior parte dei casi è ad altezza d’uomo. Il primo giorno di caccia ci riserverà comunque delle sorprese! L’arrivo mattutino delle tortore selvatiche, le quali anticipano sempre rispetto al colombacci, provocherà l’inizio degli spari ed il colombaccio, molto più scaltro e meno avido dal punto di vista alimentare rispetto alla tortora, tenderà a trattenersi nel bosco essendo disturbato dalla confusione creata dai nostri fucili.

Talvolta gli arrivi e i relativi abbattimenti saranno molto inferiori alle aspettative, lasciando il cacciatore deluso dopo giorni nei quali i soggetti sembravano essere molto più numerosi.

I meno esperti, giunti verso la tarda mattinata, decideranno di abbandonare l’appostamento ritenendo che i selvatici siano scomparsi dalla zona. Niente di più sbagliato! Saranno proprio le ore più calde del giorno ed il rallentare degli spari a convincere il colombaccio che è giunta l’ora di andare in pastura e potrà essere questo momento a darci le massime soddisfazioni

Passando ai fucili ed alle munizioni, trattandosi di una caccia “al gioco”, cioè ad uccelli che dovranno avvicinarsi il più possibile e nella maniera migliore al nostro appostamento, sono ideali sia il calibro 12 che il calibro 20 con medie strozzature,  il primo usando cartucce  abbastanza leggere (32/34 grammi) di piombo di misura 8 o 7. Con lo stesso piombo e dosi di circa 25, massimo 28 grammi, per il cal.20. Un consiglio importante in vista di un carniere altrettanto importante quale quello di un “mazzo di colombacci” , sarà averne cura durante la calura del giorno.

Useremo mettere le prede all’ombra all’interno di un sacco in cotone traspirante, di tessitura abbastanza fitta che non consenta a mosche ed insetti di posarsi sulla nostra selvaggina. Personalmente consiglio la sera precedente di mettere un paio di bottiglie di plastica nel congelatore, cosi da avere una fonte di freddo nel sacco di cotone che aiuti a mantenere i colombacci a una temperatura tale da non rovinarne le pregiate carni.

aC | Francesco Bini

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