Dalla lepre al cinghiale: scartare i “couper”

I grandi cani nascono dalla Lepre – . Questa la frase che soventemente udivo sin da bambino, pronunciata dai più noti Maitres d’Equipages, che a differenza di quanto sono portati a pensare molti cacciatori italiani non sono gli esperti di conduzione, figura ricoperta dai Piqueux, bensì di riproduzione e selezione.

Iniziai così ad avvicinarmi, per tradizione familiare, alla caccia con i cani da seguita, fino ad arrivare a quasi settant’anni e selezionare e cacciare con i magnifici cani segugi del tipo Briquet. Non mi stancherò mai di sottolineare come eccellenti cani da lepre siano, senza dubbio alcuno, ottimi cani da cinghiale. Non vale però il principio opposto, cioè un discreto cane da cinghiali spesso sarà un pessimo cane da lepre.

Questo per molteplici aspetti. Nel folto della vegetazione la Lepre è al riposo ed è solo dopo qualche minuto che le ghiandole della Lepre, poste sulle zampe, iniziano a produrre quella traccia tanto cara a dei perfetti accostatori. Un buon cane utilizza l’olfatto solo quando, durante le diverse fasi della seguita, perde il contatto visivo con la sfuggente regina.

Anche il cacciatore meno esperto ha, in questa occasione, modo di rendersi conto delle capacità del proprio cane, dovendole accettare con grande onestà: da una cinquntina di metri oltre allo scovo la traccia è estremamente debole e se lo scovo è prodotto da un solo cane, come di sovente accade, un buon cane, con istinto o con sufficiente esperienza si applica con dedizione sin dall’inizio della traccia. E’ in questo preciso istante che il cacciatore, con un minimo di esperienza, ha modo di accorgersi delle qualità del cane.

La muta raggiungerà lo scovatore e pestando la debolissima traccia con le zampe indurranno il nostro scovatore a perseguire la traccia della Lepre con notevoli difficoltà. C’è da dire però che la Lepre più aumenterà il ritmo delle pestate e maggiore sarà la quantità di molecole odorose impresse sul terreno.

Un ottimo scovatore che passa poi ad essere un buon inseguitore è quel cane che non perde la traccia nei primi cinque / dieci minuti dallo scovo. E’ il momento più delicato, quando il cane esprimerà tutta la sua dote venatoria. Un discreto cane fa le couper, cioè se perde la traccia, senza esitare, indietreggia. Torna indietro. Recupera la traccia e tenta di tagliarla con due possibilità: il cane ripercorrerà il tratto di terreno valutando se è il caso di forzare la traccia (in questo caso allungherà dritto oltre il punto di arresto riagganciando la traccia) oppure andrà a cercare la traccia molto lontano da noi. Farà appunto le couper.

Il cacciatore di cinghiali ora avrà difronte due cani: un ottimo accostatore, un segugio di classe (il primo) e un discreto cane, che potrà, forse, compensare delle scadenti doti venatorie con un buon apprendimento attraverso l’esperienza. Grazie alle doti dei più abili Maitres d’Equipages in Francia vennero selezionati cani segugi perfettamente dritti, in grado, attraverso scrupolosi accoppiamenti volti a mantenere e rafforzarne le caratteristiche genetiche, di cacciare sia la lepre sia il cinghiale e il capriolo in coppia o in singolo.

Caratteristiche espresse magnificamente dai cani del Conte di Villars, lo zio del Visconte de la Besge, con la capostipite Céris di nome Bellone, un cane oggi rarissimo che allora, nel 1735, possedeva con ogni probabilità sangue Montemboeuf e Larrye. Razze ai più sconosciute che hanno contribuito alla fama dei Porcelaine, dei Bleu de Gascogne e, di qualità minore, l’Ariegeois.

aC | Jean Francois Avesnes

 

 

 

 

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