Lepre: non bastano i muscoli

Abbiamo già analizzato le principali problematiche degli individui importati, sottolineando il fatto che, spesso, l’importazione sia considerata, per via della più elevata probabilità di sopravvivenza, una soluzione decisamente migliore rispetto all’allevamento. Ma cos’è che rende le lepri allevate così inadatte alla sopravvivenza in natura?

Innanzitutto le lepri cresciute in gabbia non hanno una prestanza fisica paragonabile a quella delle lepri nate in natura. Si sa da sempre, ma non dobbiamo pensare che annullando o riducendo questo singolo aspetto nell’allevamento delle lepri da ripopolamento cancelleremo tutti i nostri problemi. Dare più spazio ai capi allevati è fondamentale, ma non è l’unico accorgimento da considerare. Questi soggetti, infatti, vengono spesso selezionati dagli allevatori, più o meno volontariamente, secondo parametri ben diversi da quelli utilizzati dalla selezione naturale.

Gli individui che sopravvivono in un allevamento hanno caratteristiche adattative e comportamentali ben differenti da quelle richieste e auspicate per la sopravvivenza in natura. L’allevamento, ad esempio, favorisce gli individui più socievoli, pacifici e tranquilli, cosa che la natura non fa. In cattività vengono, inoltre, selezionati come riproduttori quei soggetti che generano prole abbondante senza badare alla loro predisposizione ad accudirla.

Un altro aspetto fondamentale è rappresentato dal comportamento antipredatorio: l’assenza del predatore nella vita di questi animali non permette loro di apprendere le tecniche di difesa (distanza di fuga, tempi di reazione) e favorisce la sopravvivenza di soggetti che non possiedono i tipici comportamenti antipredatori e che, a loro volta, non potranno trasmetterli alle generazioni successive.

In conclusione, in quei rari casi in cui, per periodi di tempo limitati e/o dopo eventi stocastici particolari, non si possa fare a meno di ricorrere a questa soluzione, bisogna tenere ben presente tutti questi aspetti nel loro insieme. Soltanto così si potrà intervenire sui soggetti in modo preventivo, selezionandoli coerentemente e introducendoli alla libertà gradualmente e attraverso stadi ben diversificati e programmati.

aC | Adriano Mascarino
Tecnico Faunistico

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