Lo Sciacallo dorato

“Sciacallo”: con questo aggettivo sinistro si indica nella lingua comunemente parlata una persona infida, scaltra, negativa, che approfitta delle disgrazie altrui per trarne vantaggio. Quando invece si pensa al canide selvatico, ci si immagina animali che vivono nelle savane africane e che contendono a leoni, iene e avvoltoi le carcasse degli animali morti.

Così quando nell’inverno del 1984 due esemplari di questa specie furono abbattuti a San Vito di Cadore, in provincia di Belluno, furono creduti “volpi giganti”. Passarono alcuni anni quando un intero gruppo familiare di questa specie fu sterminato nelle campagne meridionali di Udine. Inizialmente si ritennero addirittura che fossero dei Coyote (Canis latrans) scappati a qualcuno che li teneva in cattività.

Ma non era così: dagli esami genetici risultò senza dubbio che si trattava dello Sciacallo dorato europeo (Canis aureus moreoticus). Questa specie durante l’ultima glaciazione riuscì a sopravvivere nel nostro continente nelle zone mediterranee della penisola balcanica. Rimase sempre piuttosto raro e degno di scarsa attenzione. Tuttavia già durante gli anni della Prima Guerra Mondiale pare che alcuni sciacalli giunsero nella Valle d’Isonzo, presenza che venne poi confermata anche negli anni ’50 del XX secolo a Caporetto.

Nel corso del ‘900 la specie era così rara che fu protetta in tutti gli stati balcanici (Bulgaria e Grecia fra tutti). In quegli stessi anni il suo principale competitore e predatore, il Lupo (Canis lupus) subì un marcato declino delle popolazioni e ciò favorì l’espansione dello sciacallo dorato. Nel continente Nord Americano accadde la medesima cosa, ma in scala esponenzialmente maggiore con il Coyote che raggiunse l’Alaska!

In Europa l’espansione dello sciacallo dorato è comunque più lenta e solo nella seconda metà degli anni ‘80 la specie sembra davvero voler cominciare a diffondersi su tutto il continente europeo. Attualmente è presente in tutti gli stati balcanici e nel XXI secolo ha raggiunto anche la Svizzera, la Germania e la Danimarca, oltre ad essersi consolidata in Romania, Ungheria e forse anche in altri stati.

In Italia, attualmente, è presente con nuclei riproduttivi nell’area carsica in un paio di località della provincia di Udine e nell’area magredile pordenonese. Segnalazioni costanti si hanno comunque per tutta la regione Friuli Venezia Giulia, ma anche per le provincie di Venezia, Treviso, Vicenza, Verona, Belluno, Bolzano e Trento.

Rimane comunque specie sempre rara e solamente in alcune località (come le alture del Polazzo, Carso goriziano) pare avere nuclei stabili nel tempo. Nonostante che la specie sia particolarmente protetta viene sovente presa a fucilate anche perché in pochi riconoscono la specie (ricordiamo che i primi due esemplari furono scambiati per “volpi giganti”), a volte anche deliberatamente, e cade spessissimo vittima del traffico veicolare.

E’ specie opportunista, in grado di sfruttare qualsiasi risorsa alimentare gli capiti a tiro. In Friuli si è osservata un’alimentazione soprattutto insettivora, di vegetali oltreché ben documentata la predazione su agnelli. E’ stato anche accertata la sua interazione a carico di altri predatori con uccisioni competitive di faine e verosimilmente di altri carnivori. Certamente nella sua dieta rientrano i giovani caprioli ed anche le odiate nutrie. La predazione su adulti di capriolo è un evento occasionale e riferibile esclusivamente ad individui feriti, debilitati o sorpresi in situazioni difficili, come una forte coltre nevosa che impedisce una rapida fuga dell’ungulato come accaduto negli anni ’80 del XX secolo nell’agordino. Curioso il fatto che nella riserva regionale del lago di Cornino dove è perennemente attivo un carnaio per i grifoni non sia mai stato osservato neanche un esemplare di sciacallo!

Riconoscere sul campo questa specie non è facile e l’animale può essere scambiato per un cane o per una volpe. In Carnia, così come in Slovenia, alcuni anni or sono sciacalli dorati furono scambiati addirittura per lupi! Rispetto a questi è grande circa la metà, pur avendo una silhouette simile. Dalla volpe si distingue per la coda che raggiunge al massimo il tallone (nella volpe lo supera abbondantemente ed ha la punta bianca), il dorso delle orecchie ocra (nella volpe almeno in parte nero), ventre che diventa gradualmente più chiaro (linea netta nella volpe), assenza di segni scuri sulla faccia, macchie bianche golari e pettorali.

La specie è particolarmente protetta a livello nazionale e prioritaria a livello Europeo. Spesso erroneamente considerata alloctona, è in realtà una specie che ha piena cittadinanza nella nostra mammalofauna. In Italia la sua presenza va considerata ancora effimera, con fluttuazioni tipiche delle specie ancora non ben stabilizzate. I pericoli per lo sciacallo dorato sono tutti di natura antropica e spaziano dal bracconaggio alla viabilità. Nel resto dell’areale è noto l’ibridismo col cane domestico (si ricorda che tutte le specie del genere Canis possono ibridarsi senza limitazioni per un numero indefinito di generazioni) e vengono usati per governare le greggi.

aC | Tiziano Fiorenza

 

Ph: dal libro dei mammiferi del Friuli Venezia Giulia di Tiziano Fiorenza

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