Segugi francesi, storpiature italiane

Da un punto bisogna pur partire e, sperando che voi lettori siate d’accordo, fisso la linea di partenza nel 1620 al tempo di un giovanissimo Re Luigi XIII e del Primo Ministro di Francia Armand-Jean du Plessis che voi italiani conoscete con l’appellativo di Cardinale Richelieu.

In realtà, ad onore di precisione storica, i presupposti per la decodificazione e lo sviluppo ordinato della caccia con i cani ebbe origine nel precedente mandato,  nella tarda metà del secolo precedente, quello di Massimiliano di Béthune Duca di Sully e del Vert Galant , il Re Enrico IV di Borbone detto Enrico il Grande.

In quel periodo, in Francia così come nelle corti e nelle casate di tutta Europa, la caccia rappresentava un ricorrente momento conviviale e una delle principali forme di approvvigionamento di scorte alimentari, in questo caso la carne della selvaggina: va da se, quindi, che l’attenzione dei delegati dei ricchi nobili francesi, tenutari di boschi di molte centinaia di ettari di estensione, fosse volta principalmente alla cattura di selvaggina di grandi dimensioni, che potesse garantire abbondante scorta di carne. Cinghiali, Daini, Cervi e ovviamente i Caprioli. Da qui lo sviluppo e il sempre maggiore utilizzo dei cani “a gamba lunga” che ottimamente si adattavano a seguire i cavalli dei ricchi signori, in una caccia a forzare (conosciuta con il termine di Chasse a cour)  che diveniva via via sempre più sviluppata e tecnica.

Discorso a parte per la caccia agli animali da pelliccia: lupi, orsi, volpi, tassi, lontre, martore e faine. In Francia, una progressiva specializzazione verso i cani da selvaggina minore (lepre, volpe) si deve solo grazie ad alcuni capi caccia delle corti nobili che andavano via via accorgendosi che i segugi a gamba lunga non si adattavano in modo ottimale alla caccia alla cerca del nobile lagomorfo, generando seguite che producevano falli e continue ripassate. E non far ben figurare un nobile davanti ai suoi illustri ospiti non era il modo migliore per garantirsi un lungo soggiorno lautamente remunerato alla corte di caccia.

Accadde così che in Francia si assistette ad una progressiva specializzazione nella caccia a correre con razze di cani spesso radicate nelle tradizioni delle locali contee dove operavano uno o più nobili (pensate ad esempio al nobile Joseph Carayon Latour de Virelade che ebbe l’idea di incrociare gli ultimi esemplari di Saintongeois, del Conte di Saint-Ligier, con dei “Guasconi blu” di M. de Ruble creando il Grand Gascon Saintongeois, uno dei migliori cani da cinghiale in assoluto) e nella creazione, da parte di qualche illuminato, di razze che nei testi di allora venivano descritti come “chien pour la chasse a tir”.

Ebbene cari amici italiani, la “chasse a tir”, diversamente da quanto ebbe modo di riportare qualche ignorante italico non ha nulla a che vedere con il tiro (cioè lo sparo) né, tanto di meno, con il verbo tirare (tirer) nel senso che i cacciatori vengono indotti a seguire i cani (non vi sarebbe differenza alcuna rispetto alla precedente chasse a cour) bensì, per comprendere l’idea dei creatori di razze tutt’ora impiegate, dovete ricercare l’etimologia dell’intero termine “chasse a tir”, scomponendo chasse da “a tir”.

Rimarranno meravigliati i sostenitori italici della braccata al nobile verro nero nell’apprendere che in termini di cinofilia venatoria espongono al pubblico giudizio ogni prova della loro superficiale ignoranza ed il gesto tangibile sta nelle redini dei loro cani: Ariegeois, Porcelaine, piccoli vendeani e bassi nivernesi. Tutti nati dalla caccia a forzare fino a divenire autorevoli protagonisti della Chasse a tir, cioè, letteralmente, la caccia a fare girare. Che oggi, in Italia, chiamate girata.

Sorrido al pensiero che molti presunti segugisti criticarono con toni duri e senza riserve il mio precedente scritto, dove, con semplicità, cercavo di far comprendere quale legame esistesse nell’evoluzione di un buon cane da cinghiale ed un ottimo cane da lepre, in quella forma di caccia che, oggi, qualcuno si ostina a chiamare braccata e che invece altro non è che la storpiatura delle doti cinotecniche di alcune razze di cani evolutisi dalla caccia a forzare.

Se l’assioma che vuole un buon cane da lepre un ottimo cane da cinghiale, mi sorge spontanea una domanda: perché gli italiani si sono lasciati convincere da cani per la girata di origine francese, tramutati in buoni e ottimi cani da cinghiale, ed invece non hanno sostenuto con ampia selezione un orgoglio tutto italiano, cioè il segugio italiano ? Universalmente considerato come uno dei migliori cani da lepre, quindi ottimo accostatore sul cinghiale. Come dite ? I gineprai toscani ? Non perdiamoci in un bicchiere d’acqua… Sarebbe bastato “accorciare” la gamba del cane, come è avvenuto in molte razze francesi, considerando che nel segugio italiano esisteva già la varietà a pelo ispido.

Permettetemi di nutrire un proposito che spiegherebbe, diversamente, tale scelta. Non è che i segugisti italiani, mangiato prima l’uovo e poi la gallina (la Lepre), hanno pensato bene di sostituire, in molte zone, la caccia alla rara lepre con una più produttiva caccia al sempre più abbondante cinghiale? Impiegando cani da pagliaio, rinominati “Segugi Maremmani” che altro non sono che il prodotto di fantasiosi incroci che non hanno saputo, ancora, fissare una ipertipicità, tipica invece delle razze da seguita, e che hanno permesso a diversi canettieri di racimolare piccole fortune ?

Perché chi si erge a paladino della tradizione, chiedendo a gran voce maggiore libertà per la caccia con i cani segugi, impiega nei territori italiani molti cani francesi e non ottimi cani italiani, come tradizione vorrebbe ?

In Germania, invece, tutto ebbe origine con ogni probabilità da antichi cani limieri francesi, probabilmente proprio dai cani bianchi del Re di Francia, che originarono con una serie di cani della contea di Weimar il moderno Bracco di Weimar o Weimaraner, anticamente un eccellente cane limiere che veniva impiegato con successo nelle fasi di recupero e nel dare voce in prossimità del selvatico.

Per tradizione i cacciatori tedeschi, attentissimi selezionatori irreprensibili e insensibili a qualsiasi compromesso, perseguirono nella selezione di razze di cani polivalenti, basti pensare al Drhathaar che oggi è impiegato quale ottimo cane da ferma ma si tramuta in cane da sangue e in una sorta di limiere dando voce a cinghiale ed ungulati, qualora vi fosse addestrato. Lo stesso Weimaraner, in coppia, viene utilizzato proficuamente sui caprioli in tutta l’Europa dell’Est e in mute di quattro esemplari in braccata sul cinghiale. Il Kurzhaar è noto che in coppia dia tranquillamente voce sulla lepre.

I cacciatori tedeschi hanno poi via via abbandonato la selezione dei cani segugi, pochi e di modesto valore venatorio, ad esclusione del Segugio bavarese e del segugio Hannoveriano, anch’essi antichi limieri ed oggi eccellenti cani per la traccia di sangue. I tedeschi compresero l’importanza di adattare le caratteristiche del cane in base all’ambiente in cui si caccia e operarono una attenta selezione in direzione opposta a quella di noi francesi che puntavamo ad allungare la gamba del cane maggiore fosse la velocità del selvatico. I tedeschi difatti puntarono a “rallentare il cane” affinché il selvatico non corresse troppo velocemente. Concetto pienamente espresso nella caccia con il bassotto che meriterebbe maggiori approfondimenti in tutta Europa.

Forse gli italiani, considerata la morofologia del territorio, protrebbero prenderne spunto per soddisfare le richieste di chi vorrebbe completare i piani di abbattimenti ai cervidi con l’ausiglio di cani da seguita.

aC | Jean Francois Avesnes

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell'editore   -   © acaccia.com   -   Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

Leggi anche gli altri articoli di Segugismo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Regole di comportamento per i commenti. Vengono cestinati commenti fuori tema, provocatori, privi del dovuto rispetto per le opinioni altrui, con contenuti maleducati o offensivi e non in linea con il tenore della discussione, insieme a tutti i messaggi provenienti da indirizzi irregolari. Non è consentito pubblicare link terzi e scrivere testi in stampatello. L'attività dei moderatori è insindacabile e inappellabile compresa la chiusura dei commenti e il blocco di un utente. La pubblicazione di un commento implica l'automatica accettazione di queste regole e delle norme "Nota legale" del giornale.
Per inserire un'immagine personale, registrarsi con lo stesso indirizzo email al sito: http://it.gravatar.com