Capriolo: considerazioni sul prelievo

Recentemente ho avuto occasione di discutere, anche se virtualmente in quanto sul più noto social network, sulla caccia alle femmine e ai piccoli della specie capriolo.

Il mio interlocutore additava questa pratica come causa del declino del piccolo cervide nel proprio distretto, affermando che “sono le femmine a figliare e quindi a mandare avanti la specie”, sottovalutando così totalmente la funzione fondamentale dei maschi all’interno della popolazione (“ne basta uno solo per coprire tante femmine”).

Questa convinzione, radicata soprattutto nel nord-est del nostro Paese, è probabilmente dovuta alle condizioni di perenne maternità delle femmine mature della specie, ma non trova nessun fondamento biologico e ancor meno etico o morale.

La caccia ai soli individui maschi di capriolo non è solo biologicamente insostenibile, ma rappresenta inoltre una grossa ed inutile perdita in termini di quantità e, come vedremo, di qualità degli abbattimenti disponibili.

Vediamo di seguito perché è fondamentale mantenere un rapporto tra sessi (o sex ratio) e tra individui giovani e maturi in rapporto 1:1, ovvero paritario:

  • Il rapporto naturale tra i sessi in una popolazione di caprioli è tendenzialmente paritario, con un possibile leggero sbilanciamento a favore della componente di sesso femminile: questo accade nelle specie monogamiche o, come nel caso del capriolo, debolmente poliginiche: un maschio può quindi coprire più femmine, ma in numero limitato.

Lo stesso discorso è valido per quanto riguarda le classi di età: anche queste in condizioni naturali sono quantitativamente equilibrate tra individui giovani (piccoli dell’anno e capi di un anno di età) e individui adulti ( dal secondo anno di vita in poi).

La caccia deve quindi rispettare scrupolosamente queste proporzioni naturali, spalmando il prelievo in proporzioni equivalenti tra individui maschili e femminili, giovani e adulti.

  • La competizione tra gli individui maschi sessualmente maturi per l’accesso alla riproduzione rappresenta uno dei principali meccanismi di selezione naturale della specie, in quanto generalmente solo gli individui più sani e fisicamente vigorosi hanno accesso alla riproduzione.

Ad un minor numero di maschi adulti presenti in un determinato territorio, causato ad esempio ad una pesante pressione venatoria su questi unita ad una bassa o nulla sulle classi femminili e giovanili, corrisponde quindi un minor grado di selezione naturale. Quali le conseguenze? avremo nel medio-lungo periodo uno scadimento generale della popolazione di caprioli, che successivamente si evolverà molto probabilmente in una diminuzione numerica.

  • Le femmine adulte di capriolo sono “monoestrali”: hanno quindi un unico periodo in cui vanno in estro, caratterizzato da una ricettività temporale dalla durata di sole 24-36 ore: se una femmina adulta in questo arco temporale non entra in contatto con un maschio maturo e quindi non viene coperta non avrà altre possibilità di riprodursi fino alla stagione successiva.

E’ intuibile quindi capire perché un buon numero di maschi adulti e una loro omogenea distribuzione sul territorio siano fondamentali per garantire dei tassi riproduttivi e quindi un incremento utile annuo della specie soddisfacente.

La situazione attuale è abbastanza chiara: in molte aree nelle quali il prelievo del capriolo è stato concentrato sugli individui maschi la specie non gode di un presente positivo nella quantità e neppure nella qualità delle popolazioni.

E’ imperativo quindi evitare inutili e controproducenti destrutturazioni delle popolazioni di capriolo, effettuando un prelievo equamente suddiviso tra maschi e femmine e tra individui giovani e maturi.

aC | Stefano Bisio

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