Esteti, Segugisti, Lepraioli e Leprari

Frequentando l’attività venatoria nei territori della bassa Mantovana e Ferrarese, mi è tornato alla mente quanto il maestro Quadri scrisse nei suoi manoscritti, individuando i quattro metodi tipici di caccia alla lepre: Esteti, Segugisti, Lepraioli, Leprari.

Sono quattro figure, ognuna delle quali incarna un modo diverso di interpretare la caccia alla lepre con i cani da seguita. Le prime due corrette, culturali, professionali, perché i protagonisti sono scrupolosamente fedeli alla filosofia morale della caccia, così come ci fu trasmessa dai nostri padri, dai grandi cinofili e naturalisti della nostra storia gloriosa, in epoche in cui il prelievo venatorio era orientato a garantire la continuità della caccia alla lepre, salvaguardando i riproduttori. Oggi tutto è mutato; i cacciatori a quei tempi erano tutti personaggi che consideravano la caccia come ricerca del bello, della grazia e della vaghezza; erano persone di gusto, raffinate, dei cultori dell’estetica. Una classe venatoria che nel nostro tempo si è assottigliata assai, malgrado alcuni siano rimasti a coltivare questa scienza, quest’arte emblema del vero cacciatore consapevole della sua missione.

Esteti: sono segugisti di alto livello culturale, patrimonio che rende l’anima degli addetti profondamente sensibile alle bellezze naturali al cospetto del mondo verde, specie quando, nel magnifico scenario delle sue componenti vegetali ed animali, canta la voce musicale di una muta di segugi. Ecco allora che in questo incantevole contesto l’esteta della caccia alla seguita rivive come in sogno le lupercali visioni delle grandi cacce della nostra storia millenaria, quando queste erano l’esaltazione del gusto del bello, del piacere, dell’avventura,invitando i segugisti a ricostruire idealmente quel clima e quell’ambiente. Questi sono moti commoventi di sensibilità verso la natura vegetale ed animale, slanci esaltanti nella contemplazione dell’immensità dell’Universo, magnifica opera del Sommo Creatore.

Segugisti: non si discostano molto dai precedenti nel metodo di cacciare la lepre, e pur godendo del piacere della Natura come qui sopra, si adattano forzatamente alle esigenze ambientali del nostro tempo. La rete viaria, le zone protette a divieto venatorio impongono al segugista l’assestamento delle poste prima di sguinzagliare la muta in uno spazio  più ampio possibile in ragione del territorio disponibile. Le quattro canoniche fasi che rendono sportivo e piacevole il lavoro dei segugi vengono però comunque onorate. E’ questo un metodo di caccia alla lepre possibile ancora anche in pianura ed in collina.

Lepraioli: sono segugisti sensibilmente più avvinti al carniere, senza esagerazione; nell’azione venatoria si accompagnano con un solo segugio o con una coppia. Profondo conoscitore delle abitudini della lepre e dei luoghi probabili dove essa si accovaccia, il lepraiolo non perde tempo sulla passata notturna e mattutina della lepre; accertata in pastura la sua presenza in loco, indirizza il proprio segugio o la coppia verso il luogo ove ritiene possibile il covo. Non disdegna di sparare alla lepre nell’atto dello scovo. Caccia prevalentemente da solo od in compagnia di un solo postaiolo.

Leprari: costoro non sono segugisti: sono la negazione di una corretta gestione del patrimonio faunistico, del rispetto dell’ambiente e spesso anche delle colture agricole. Sono la profanazione di questa antica quanto nobile vocazione venatoria. L’obiettivo dei leprari non è il lavoro avvincente del segugio, ma il pingue carniere, che non mancano di ostentare come un’impresa meritoria, come se fossero loro gli autentici campioni della caccia. Di questa attività sono invece la negazione ed il disonore, che urta la sensibilità della maggioranza dei cacciatori onesti e rispettosi delle leggi e delle regole, e non lasciano insensibile l’opinione pubblica dei cittadini. I leprari si organizzano in squadre, circondano vaste piane di mais in pianura ed i boschi in montagna dove è segnalata la presenza di lepri. In poche giornate di caccia, queste squadre ( che a volte non risparmiano nemmeno la selvaggina di pregio ) fanno man bassa di ogni specie di selvaggina, frutto quasi sempre di notevoli sacrifici finanziari di tutti i cacciatori, a vantaggio di pochi sconsiderati portatori di fucile incuranti delle leggi e dell’etica del vero cacciatore. Non è di certo in questo modo che si esalta la legittimità del cittadino cacciatore. I rimedi a questo male ci sono, basta applicarli, integrati ad una incisiva educazione.

Concludendo, il cacciatore manifesta il proprio grado di educazione quando osserva le leggi che regolamentano la caccia, cioè quando rispetta in primo luogo le distanze dalle strade, dalle ferrovie, dai centri abitati, dai cantieri di lavoro, dalle strutture sportive, quale certezza di evitare incidenti e danni a terzi; come pure il cacciatore è corretto quando osserva tutte le norme di sicurezza nel maneggio delle armi, consapevole della pericolosità delle stesse. Ecco che allora si impone alla pubblica opinione l’immagine del cacciatore espressione di un uomo responsabile e cosciente dei propri doveri per poter accedere ai propri diritti, che quando sono pertinenti esaltano l’esercizio della caccia quale attività necessaria all’equilibrio naturale. Gli esteti ed i segugisti diventano allora un punto di riferimento da imitare per la diffusione del galateo venatorio, quando sono tali nella morale e nel comportamento. Diventa così una conquista per rinobilitare la caccia ed il cacciatore.

aC | Gastone Zani
Esperto Giudice ENCI
ProSegugio Mantova

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