Loris Pinzani: psicologia venatoria

Come cacciatore, spesso mi faccio domande alle quali non so rispondere con una logica determinata dalla mia coscienza, questo mi confonde e a volte contamina il senso di spensieratezza che dovrebbe accompagnare le mie avventure di caccia, mia unica vera passione.

È per questo che ho ritenuto interessante coinvolgere il Dottor Loris Pinzani, cacciatore e profondo conoscitore della psiche umana, ricercatore, autore di testi di letteratura, saggistica e pubblicazioni relative alla psicologia delle emozioni, consulente di psicologia in ambito radiofonico e televisivo. A lui ed ai suoi collaboratori si deve la individuazione del Processo Anevrotico Terapeutico (PAT); una impostazione psicologica e terapeutica che sta fornendo risultati rilevanti nei casi dei disturbi dell’umore, tra cui ansia e depressione.

Dottor Pinzani, innanzi tutto grazie per la sua preziosa collaborazione e concederci parte del suo tempo che so essere gremito di impegni. La domanda che le vorrei porre credo sia d’obbligo per iniziare il nostro percorso: qual è il motivo per cui ad alcuni uomini e donne esplode la passione per l’attività venatoria e a tanti altri no?

La domanda coinvolge aspetti estremamente rilevanti di carattere antropologico. In effetti quello della caccia può essere considerato un atteggiamento istintivo quindi innato nell’individuo, a prescindere dal fatto che sia maschio o femmina. Nella storia dell’uomo la caccia è verosimilmente diventata un’attività talmente necessaria da essere addirittura eccitante per l’individuo e per il suo gruppo di appartenenza. In effetti il motivo per cui gli esseri umani oggi hanno una passione così rilevante ed inalienabile verso la funzione venatoria, è proprio questo. Ossia, la caccia nella storia della specie umana è stata l’attività per eccellenza, messa in pratica sia per procacciarsi il cibo sia per difendersi (oppure opporsi) presso gli altri esseri umani. Ad essi veniva imposto sia il proprio gruppo che gli ideali. L’uomo, quindi, aveva un bisogno atavico, intenso e urgente di diventare cacciatore e di saperlo fare bene, nelle varie declinazioni; pena la soppressione di sé stesso, della propria tribù oppure della specie. Con questo antefatto era indispensabile che l’attività della Caccia diventasse una condizione assolutamente prioritaria, tramandata sia geneticamente che socialmente. Ora, quando le condizioni attitudinali si sviluppano con questa urgente potenza, accade che quello che è una necessità diventi una vera e propria arte. Parliamo così dell’arte venatoria. Il resto è mitologia, nel senso che nella storia umana c’è posto per Artemide così come per i grandi cacciatori europei, nord americani, coreani oppure africani.

In sostanza possiamo dire che la caccia è una delle attività a cui il genere umano deve la propria sopravvivenza e per questo essa è diventata di vitale importanza anche da un punto di vista socioculturale. L’uomo dei nostri giorni risente si questo stigma che promuove la necessità primaria di procurarsi il cibo a disposizione in natura ed amando la fauna ne possiede la valenza nutritiva quanto quella ludica. Insieme a tutto questo, o appena dopo, viene l’amore verso l’eterno e straordinario equilibrio degli esseri viventi del pianeta. La caccia parla dell’uomo quanto l’uomo parla di caccia.

aC | Enrico Tucci

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