Caccia in botte: dialogare con le anatre

Ho imparato a fischiare, e poi a costruire richiami a bocca, da mio padre Sergio Tombetti, anche lui cacciatore di valle; lui era ebanista dell’illustre famiglia Gardini, che realizzava i richiami solo su commessa, e sarà per questo che ancora oggi, su tutti i materiali, io preferisco per i miei richiami i legni: più preziosi, più caldi, più modulabili nella lavorazione, con tutte le loro venature, e secondo me più belli anche esteticamente.

Ho cominciato ad uscire in valle con lui nel ravennate quando avevo solo dieci anni, e la smania e la passione erano tante, che non ci dormivo la sera prima: quando lui si alzava io ero già pronto con stivali, cartucce, e il fucilino cal.8 che allora mi era riservato. Partivamo carichi come asini, e arrivati in postazione mettevamo giù pochi stampi, al massimo trenta. A me sembravano pochi, ma mio padre mi spiegava che non era tanto il gioco che contava, ma il sapere fischiare bene, era questo che avrebbe fatto la differenza. Ed era vero! Si trattava di imparare a parlare con le anatre, bisognava capire i vari momenti e non ripetere sempre la stessa sequenza.

Chi usa normalmente i richiami a bocca sa di cosa parlo, sa che le anatre non stanno facendo sempre la stessa cosa, bisogna capirle e comunicare con loro di conseguenza: la cadenza e il ritmo cambiano a seconda che si trovino in pastura, o che si stiano allontanando, o che invece stiano per posarsi; questo i registratori, che peraltro sono vietati, non sono in grado di capirlo! Un congegno elettronico non può comunicare con gli animali e scambiarsi emozioni con loro, potrà forse far fare carniere, ma il ricordo di un’anatra presa chiamandola a bocca non varrà mai quelle ingannate da un registratore.

Lo dico sulla base della mia esperienza, perché nella mia memoria è impresso il ricordo indelebile dei miei primi codoni: entrarono in valle talmente alti, che sembravano storni, mio padre capì che erano “nuovi”, cioè di passo e mi incitò, “Dai, sono tuoi!”. Senza pensarci presi in mano il fischio che custodisco gelosamente ancora oggi e detti pochi colpi di chiamata, due, tre volte finché cominciarono a planare, e ad ogni loro verso io rispondevo; al secondo giro intorno alla botte si buttarono tutti, e io sentivo il cuore scoppiarmi dall’emozione, era il mio primo branco che avevo chiamato da solo, non mi sembrava vero.

Mio padre tirò nel branco, quando cominciarono a rialzarsi mi incitò a cambiare la cadenza, a fischiare di frequente per richiamarli, due giri e giù di nuovo, poi ancora un’altra volta e altri due giri, finché potei sparare anch’io. Risultato dodici codoni, ma l’emozione più forte è stata saperli chiamare, vedere che mi “ascoltavano”.

Da allora ho cominciato a seguire mio padre nel suo laboratorio dove creava questi gioielli, e solo ascoltando ed osservando attentamente ho potuto imparare tanti segreti, tanti accorgimenti per costruire i fischi. Ho iniziato a cercare i materiali più adatti alla loro realizzazione: legni d’ulivo, tek, noce, bosso, ciliegio, pero, ma anche ossi di prosciutto e di ovini, stinco di pecora ( in particolare per il suono acuto dell’alzavola maschio), con l’aggiunta di acrilico per alcune parti, anche se personalmente è un materiale che amo meno, anche se robusto.

Se penso  ai richiami costruiti da mio padre, che dopo 40 anni funzionano ancora alla perfezione, trovo che in questo campo non siano necessari materiali e tecniche innovativi, quanto piuttosto tanta, ma veramente tanta passione, oltre ad un buon torchio e ad una buona levigatrice, naturalmente!

Oggi produco un po’ tutti i tipi di fischi, con sei tipi base: germano maschio e femmina, alzavola maschio e femmina, folaga, fischione, codone e moriglione/mestolone. A questi poi si devono aggiungere le varianti, e cioè la gamma alzavola maschio, la folaga a soffietto,il fischione potenziato e tre modelli per il moriglione. Ma alla base di tutto, come ho già detto e come mi ha insegnato mio padre, sta l’abilità nel fischiare, nel saper dialogare con le anatre entrando in stretto rapporto con loro; e questo si impara solo sul campo, con l’amore per questa caccia di valle che per me, dopo tanti anni, è ancora un miracolo ad ogni uscita.

aC | Claudio Tombetti
Costruttore di richiami artigianali

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