Cinghiale: pro e contro delle forme di prelievo

La caccia  a singolo  è  una caccia per pochi, per chi con la caccia vuole avere un rapporto viscerale, esclusivo.

Dopo alcuni  anni dal mio rientro a casa, dopo l’università,  fu proprio questa caccia a salvarmi da un abisso  nel quale stavo precipitando a seguito della perdita del mio caro padre, amico, compagno di caccia e maestro. Gli anni che seguirono la sua morte furono anni molto bui. Ricordo ancora adesso il lungo peregrinare solitario tra il falasco della “Morricana”, tra le radure sopra Macchia Tornella;  le ore trascorse seduto alla posta dello “Spino Bruciato”,  solo, senza nessuna canizza se non quella che rimbombava nell’essenza dei miei ricordi,  sperando che l’imbrunire ingoiasse ogni pensiero,  ogni vibrazione della mia anima, ma non era così.   Ci vollero anni, ci vollero parole, ci vollero attenzioni  amorevoli di nuove persone care, di nuovi affetti, dei miei due meravigliosi bambini.

E così,  da allora,  ogni anno, immancabilmente, nonostante l’età e la mole non mi consentano più scatti da ventenne ed il bosco si accorga  del mio procedere pesante;  nonostante  i miei capelli siano diventati bianchi e Vincenzo, Gino, Amilcare, Antonio, Marcello, Angelo, Gigi, Nicola, Pasquale e tanti altri  non siano più con noi,  l’irrinunciabile passione fa si che io, ogni volta che posso, prenda sulle spalle il mio fucile, al guinzaglio il mio cane, e li vada a cercare in quei posti dove tante volte ci siamo ritrovati  insieme; in un rito nel quale la solitudine ormai  non fa più  paura, perché quando il sole illumina gli anfratti bui dei miei boschi, ormai senza più folletti e senza streghe,  il pensiero si libera dei suoi carichi e posso tornare finalmente a sorridere a vecchie ma sempre nuove emozioni, ai ricordi.



Le tecniche di caccia al cinghiale

E’ utile ricordare brevemente la classificazione delle varie tecniche di caccia al cinghiale.
Forme collettive:

La battuta. (nelle varianti toscana e sarda);

  • numero dei partecipanti molto elevato;
  • presenza dei “battitori”, attuali canai,  e dei “paratori”;
  • uso di equipaggi di cani prevalentemente monofunzionali (da spinta);
  • grande estensione territoriale d’intervento, proporzionato al numero delle poste;
  • modalità di collocazione ermetica delle poste, con caratterizzazione prevalentemente frontale.

La cacciarella, (o caccerella);   

  • Più ridotta e meno coreografica della battuta, ne conserva i caratteri generali.
  • Territorio d’azione meno ampio.
  • Impiego di un numero di cani e canai  più modesto.
  • I canai mantengono la loro funzione complementare di scaccioni (battitori) e paratori, coadiuvando la percussione dei cani con urla e fucilate a salve.
  • Come nella battuta i cani sono prevalentemente da spinta, ma in alcune realtà è consentito tirare a fermo quando capita l’occasione o in difesa degli ausiliari.
  • I postaioli conservano la loro impostazione frontale, ma la linea dei fucili è disposta a maglia più larga e solo in posizione di sbarramento sulle direttrici di fuga ritenute più probabili, quindi non a chiusura ermetica dell’intera zona.

La braccata

  • Tecnica molto articolata, mediata dalla caccia alla lepre con l’uso dei segugi. Praticata prevalentemente in centro-meridione, dalla caccia alla lepre ha attinto molti aspetti tecnici e
  • La squadra da braccata ha un organico molto ridoto rispetto a quella da caccerella, con un numero ideale dei partecipanti compreso tra 15 e 20.
  • Territorio molto ampio, che può raggiungere i mille e più
  • La disposizione dello scacchiere presuppone  grande competenza da parte del caposquadra, che deve esprimere non solo conoscenza del territorio,  ma anche  eccellente padronanza della tecnica ed acuto “senso del selvatico”.
  • Assenza di battitori e paratori.
  • Gli equipaggi possono essere: mute, gruppi, coppie, un solo soggetto (specialista nel “lavoro da singolo”) al quale poi vengono appoggiati cani da spinta una volta trovati gli animali. Nella muta i singoli soggetti che la compongono hanno forte caratterizzazione (ruoli distinti a seconda delle peculiarità individuali: repertori, tracciatori, da contatto, da spinta ecc.).
  • Il canettiere ha funzioni ben più complesse ed articolate rispetto a quelle assunte dal canaio; egli conduce i cani in tutte le fasi della cacciata.
  • Numero ideale di canettieri; due in caso di muta o gruppo; uno solo in caso di coppia o pariglia o  cane per il lavoro da singolo.  Per elevare lo stile di conduzione e la tecnica di intervento,  andrebbe  utilizzato un solo canettiere per volta. Questo vale  anche per le squadre che hanno in organico diversi canettieri con relativi equipaggi, a meno che le diverse mute non si conoscano bene e siano molto coese, fino a formarne in pratica una sola.  In ogni caso si sconsiglia l’utilizzo di troppi soggetti   Molte squadre di braccata contravvengono a questa semplice regola, al fine di favorire la velocità dell’azione: ogni canettiere disponibile batte in sincronia con gli altri  una zona di rimessa, cosa che  si favorisce la velocità  ma a discapito della cinegetica.
  • Le poste sono collocate esclusivamente nei punti caldi e non a chiusura ermetica della zona;  esse  possono avere le seguenti caratterizzazioni:  frontale, in successione, controposta, (o posta di recupero), posta inerte, posta a scorrere (sconsigliata).   

La girata. Ha radici storiche non recenti. Può avere due funzioni:

  • attività venatoria ordinaria;
  • prelievo finalizzato al selecontrollo.

Le fasi della girata classica sono, in successione:

  • reperimento della traccia,
  • valutazione della traccia;
  • tracciatura ed individuazione della rimessa;
  • collocazione dell’armatura;
  • accostamento;
  • forzatura;
  • breve seguita;
  • abbattimento;
  • recupero degli animali feriti;
  • trattamento del capo abbattuto.

Il gruppo di girata ha un numero ideale di partecipanti che va da quattro ad otto, ed è così composto:

  • capogruppo;
  • coppia conduttore/cane limiere (oppure cane idoneo per il lavoro da singolo su cinghiale);

Di recente è stato coniato in Centro Italia il termine di Mini-braccata, che è una forma ibrida tra la girata classica e la braccata, con 8 – 12 componenti, e l’utilizzo di una muta ridotta: da 3 a 5 cani.

Il treppiede.

Si pratica in tre: un conduttore e due poste d’appoggio (una testa e due spalle) . E’ una tecnica  che non si può improvvisare,  avendo un altissimo grado di pericolosità. Gli accordi sul comportamento,  le modalità di tiro ecc. devono essere preventivamente stabiliti e consolidati nel tempo da anni di affiatamento; i compagni devono conoscersi perfettamente e potersi fidare gli uni degli altri, anche se, purtroppo, non sono pochi quelli che alla vista del cinghiale perdono la ragione e si comportano da incoscienti. Nel treppiede è il conduttore che dirige le azioni (la testa) e solo lui va a tirare a fermo. Le “spalle” si impostano in tutta sicurezza  nei punti di più probabile transito. Collocatisi, non devono più cambiare posizione.

La cavalletta (il nome cambia di regione in regione).  

Per la cavalletta valgono le stesse considerazioni fatte per  il “treppiede”, ma si pratica solo in due: un conduttore ed una “spalla”. Anche questa è una caccia che non si può  improvvisare, avendo anch’essa un elevatissimo grado di pericolosità se compiuta da una coppia non perfettamente affiatata.

Non si pensi assolutamente che ambedue i componenti vadano a tirare a fermo. La spalla affianca il conduttore durante la tracciatura e una volta individuato l’animale alle strato, velocemente va a prendere posizione rispettando gli accordi preventivamente presi e consolidati dall’affiatamento dei due.
Anche qui il tiro deve essere effettuato in tutta sicurezza, senza eccezioni e senza lasciare il minimo spazio all’improvvisazione. Scherzosamente (o forse per scaramanzia???) negli ambienti dove ancora si pratica si dice: “La metà dei cacciatori che praticavano la cavalletta sono poi diventati cacciatori a singolo”. A buon intenditor poche parole!

Forme individuali:

All’aspetto
Si pratica aspettando l’uscita del cinghiale nei punti di pastura o appostandolo all’alba nei punti di rientro. E’ indispensabile l’uso del cane da traccia per il recupero dei capi feriti o andati a morire lontano.

Alla cerca.
In disuso in Italia ed esercitata quasi esclusivamente nelle aree dove il cinghiale è sottoposto ad una pressione di prelievo moderata. Anch’essa è praticata senza l’uso del cane  attivo, ma accompagnati sempre dal cane da traccia (al piede)  come nella tecnica precedente.

Caccia a singolo
Una delle  forme più nobili di caccia al cinghiale con l’utilizzo del cane.

 

aC | Franco Serpentini

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