Fatta la legge, trovato l’inganno

Niente richiami al codice penale oggi. Niente leggi da analizzare ma una semplice valutazione, di carattere squisitamente personale, sulle modalità della segnatura del capo abbattuto e incernierato sul cartellino.

Una premessa per comprendere meglio il problema: vi sono regioni che impongono al cacciatore di segnare il capo immediatamente dopo l’abbattimento, altre invece permettono di segnare il capo solo al momento dell’avvenuto recupero.

E il casus belli sta proprio in questa apparente difformità regionale. In realtà vi è un’analisi ben più complessa su cui riflettere attentamente. Si tratta di un provvedimento chiaramente votato alla tutela dei migratoristi poiché è estremamente raro che un cacciatore selecontrollore non rispetti un piano di abbattimento.

E’ vero, vi sono casi e condizioni in cui l’effettivo abbattimento della preda diventa incerto: penso, ad esempio, alla caccia agli acquatici in laguna. Un germano ferito è in grado di percorrere molte centinaia di metri e trovare rifugio tra la vegetazione palustre, vanificando ogni tentativo di recupero se con noi non ci sarà un cane energico e dal fiuto sopraffino.

Un cacciatore onesto abbatte il capo, lo recupera con non poche difficoltà e lo segna sul cartellino. Fin qui tutto bene, tutto nel pieno rispetto della legge. Ma… E’ una di quelle giornate particolarmente propizie e germani, alzavole e altre anatre non mancano. Sparo, magari in compagnia di qualche amico, più volte. Sbaglio qualche anatra, che cade ferita. La cerco, ma coinvolto dalla concitazione del momento non cerco come etica vorrebbe gli uccelli feriti. Non segno l’animale abbattuto sul cartellino, e continuo a dedicarmi alla caccia. Anatre che con ogni probabilità andranno a morire. Qualcuno obietterà che si tratta di un caso limite.

Sono in aperta campagna, piuttosto isolato, in un capanno con l’amico ad allodole. Fortuna vuole che sia uno di quei giorni di intenso passo. Sono settimane che esco senza particolari risultati. Dopo poco raggiungo il limite giornaliero di abbattimenti consentiti. Non raccogliendo le allodole e lasciandole sul campo, non sarò tenuto a segnarle. Potendo continuare a sparare tutta la mattina superando di molto il limite giornaliero. Se vi sarà un controllo sarà facile per me cacciatore poco incline a rispettare le leggi contestare all’agente accertatore che non abbia prodotto una prova video (caso assai improbabile) che quelle allodole siano mie e non di un altro cacciatore che al momento di recuperarle non le ha trovate. Anche solo il giorno prima.

E così addio limiti ed etica. Ecco perché trovo quantomeno assurdo il provvedimento adottato da alcune regioni, avallato da politici locali, che permette di segnare il capo abbattuto solo dopo l’effettivo recupero. Della serie: fatta la legge, trovato l’inganno.

aC | Gian Luca Nannetti

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  • Nadir Vignola

    Sparo ad un’allodola in mezzo ad una stoppia e, dovendo segnare immediatamente il tesserino, “perdo il punto” e quindi l’uccello. Con l’anatra che mi cade incenerita nel canneto idem. Qui la crocetta salva l’etica? O è assurdo perdere un capo per dover distogliere l’attenzione dal punto di caduta onde estrarre il tesserino, cercare la riga giusta e apporre la x prima di averlo in mano?