Come alimentare gli ungulati

In sintesi, pur sottolineandosi come nel campo della gestione faunistica le soluzioni univoche e generalizzate siano spesso difficili e pur riconoscendo come nella maggior parte delle nostre situazioni ambientali, forzatamente “paranaturali”, tale pratica artificiale potrebbe se non altro risultare utile per facilitare i censimenti e la sorveglianza sanitaria, nondimeno si ritiene che gli aspetti negativi del foraggiamento superino quelli positivi e che pertanto, in linea generale, la somministrazione di alimenti integrativi o sostitutivi di quelli naturali sia da evitarsi, dovendosi privilegiare, al contrario, interventi di miglioramento ambientale e di controllo di eventuali ulteriori fonti di disturbo (quali ad esempio lo sci di fondo, lo sci alpinismo, l’apertura e l’utilizzo indiscriminato di strade forestali, ecc.), ulteriormente condizionanti la recettività degli ambienti.

L’unica eccezione a quanto sopra può essere rappresentata da un foraggiamento temporaneo attuato al fine di favorire la sopravvivenza e l’insediamento di alcune specie di Ungulati (Caprioli, Cervi ed eventualmente Cinghiale) negli ambiti prescelti, nelle fasi iniziali di operazioni di reintroduzione (soprattutto in assenza di recinti di acclimatazione in cui ovviamente il foraggiamento può assumere un ruolo determinante e in cui.. peraltro, possono valere alcuni dei suggerimenti di seguito esposti), in questo caso il foraggiamento deve essere realizzato nel modo più possibile corretto per quanto concerne modalità e tempi d’attuazione.

Alcune indicazioni possono essere fornite a tale scopo:

  • il foraggiamento non deve ovviamente rappresentare né l’unica né la principale fonte di alimentazione nel sito prescelto per l’immissione;
  • poiché operazioni di reintroduzione sono proponibili e vanno riferite esclusivamente a comprensori di discreta estensione, di alcune migliaia di ettari, in cui è verosimile, ma non auspicabile, un’eccessiva dispersione degli animali, di norma introdotti in numero non molto elevato, e poiché l’allestimento di uno o più centri di foraggiamento è operazione relativamente impegnativa e costosa, è utile realizzare i punti di approvvigionamento adeguando gli interventi al rilevamento degli eventuali spostamenti dei soggetti nelle prime fasi del rilascio, nell’ottica del mantenimento di una relativa concentrazione iniziale degli stessi;
  • per la distribuzione delle integrazioni alimentari devono essere scelti siti il più possibile appartati e tranquilli ma nel contempo facilmente controllabili e raggiungibili anche (e soprattutto) con situazioni atmosferiche particolarmente dure, onde consentire, una volta avviata, una regolare disponibilità del “foraggio”;
  • il punto, o i punti, di foraggiamento devono essere strutturati in modo da permettere una corretta distri- buzione dell’alimento ad un discreto numero (dimensionato in rapporto alle presenze) di capi, risolvendo anche, con opportuni accorgimenti, i problemi derivanti dalle differenze gerarchiche esistenti tra i vari soggetti (in particolare per Cervo e Cinghiale (Perco, 1987) ovvero della presenza contemporanea di più specie competitrici (Titeux, 1981);
  • per quanto concerne la composizione delle integrazioni alimentari, al fine di garantire un apporto equilibrato di fibra grezza, proteine, sostanze minerali ed acqua, questa dovrebbe essere piuttosto varia, realizzabile con l’integrazione di tre tipi base di “foraggio”.

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