Berlato io te l’avevo detto

[Editoriale] Sergio Berlato, quando preannunciai che la mobilità venatoria sarebbe stata cassata, non ebbe parole di stima nei miei confronti… Ma la Corte Costituzionale mi ha dato ragione! | C’è voluto del tempo, ma alla fine la sentenza ampiamente annunciata (Leggi qui) è giunta: il nomadismo venatorio dei cacciatori veneti è incostituzionale. E non ci volevano grandi giuristi per capire una cosa di tale cristallina evidenza, da non poter credere che ci fosse davvero qualcuno disposto a pensare che la norma in questione potesse passarla liscia.

Ribadisco, con ciò, quanto ho già detto pochi giorni fa a proposito delle nuove leggi venatorie approvate dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, strenuamente volute dal presidente regionale di Federcaccia, l’avvocato Paolo Viezzi, ma che contrastano in modo così palese con la Legge 157, da non esserci il benché minimo dubbio sul fatto che la Corte Costituzionale le eliminerà con un banale tratto di penna.

In Veneto, invece, lo scorso anno era stato il consigliere Sergio Berlato ad indurre i colleghi della sua maggioranza ad approvare le norme fallimentari oggi cassate, trovando in Federcaccia uno tra i suoi oppositori.

L’apparente paradosso sta nel fatto che ad approvare le norme sicuramente illegittime in Friuli Venezia Giulia (Regione che sotto questo aspetto ha la sgradevole abitudine a dar di cozzo contro il muro) è stata una maggioranza di centrosinistra su spinta di una persona che a quella parte politica fa personale riferimento, mentre in Veneto analoghe “monate” (sciocchezze) sono state approvate da una maggioranza di centrodestra, dietro pressione di un soggetto che alla destra si riferisce.

Il che sta a significare che le “monate” non sono prerogativa di questo o quel partito, ma sono ubiquitarie e rispondono a ben precise esigenze politiche che costituiscono il comune denominatore fra le due situazioni: dare ai cacciatori meno acculturati sul piano giuridico e più accesi di passione tanto da veder compromessa la propria capacità di analisi critica delle cose, una ghiotta esca da ingoiare.

Esca che di solito viene ingerita con tanto di amo, filo e piombi da coloro i quali ritengono di sentirsi difesi, mentre vengono cinicamente usati come fornitori e collettori di voti.

Al contrario, lo scetticismo di chi, come noi, è inserito di diritto nella categoria degli “àpoti”, vale a dire di coloro che non se la bevono, ha le più ampie giustificazioni e dunque non me ne vanto nemmeno un pochino, trattandosi di previsioni talmente scontate che basterebbe uno studente del primo anno di giurisprudenza per esprimerle.

I fatti, cari amici, sono i seguenti e non sono modificabili, a meno di non riuscire a modificare le condizioni normative di partenza: la Legge 157/1992, vale a dire la legge quadro che da troppo tempo ormai regola la caccia, è, volenti o nolenti, una legge di grande riforma economico sociale che le Regioni, comprese quelle speciali, sono tenute a rispettare. Non prevede margini di autonomia se non in senso restrittivo.

La Corte Costituzionale, vale a dire il giudice delle leggi, ha già svariate volte sentenziato in tal senso e solo azioni politicamente fuorvianti possono far credere agli ignari cacciatori che le cose stiano in modo diverso.

Io non credo che chi si batte per ottenere esiti impossibili sia inconsapevole di un tanto e dunque posso solo pensare che l’interesse politico di costoro sia non già quello di risolvere i problemi, ma di fingere di risolverli ben sapendo che la soluzione non è raggiungibile, ma dando sempre ad una ben precisa categoria di elettori l’impressione di combattere strenue battaglie in difesa di certi interessi, o presunti tali.

Consapevoli che, così facendo, i problemi resteranno tali per tempi indefiniti e il meccanismo di raccolta del consenso resterà sempre valido, stante il fatto che il numero degli ingenui che “se la bevono” resterà sempre abbastanza alto.

Ad esempio, davvero credete che sia possibile ottenere in deroga fringuelli e peppole? Io vi dico che non troverete mai qualcuno in grado di dimostrare che sia necessario prelevare certi numeri di esemplari di queste specie vietate dalle norme europee, per tutelare l’agricoltura o altre altre attività.

Spiacente di darvi delusioni, ma non ci sono formulazioni di norme tali da poter aggirare il divieto, nè è possibile immaginare che ISPRA, l’organismo tecnico che le Regioni devono obbligatoriamente consultare preventivamente, possa avallare una deroga simile.

E non è che perché vi dico questo io sia contro i migratoristi dei quali, anzi, ho il massimo rispetto: vi dico solo qual è la realtà delle cose! Sempre che siate interessati a sentirla e non preferiate, invece, dare ascolto alle solite sirene.

Molto meglio sarebbe, semmai, battersi intelligentemente per avere in deroga lo Storno, che di giustificazioni potrebbe fornirne a iosa e sul quale credo proprio che ISPRA possa dare un responso positivo, a certe condizioni.

Per quanto riguarda quest’ultima sentenza che elimina il nomadismo venatorio dei Veneti, mi riservo di leggere bene il testo emanato dalla Consulta, con tanto di motivazioni, ma sin d’ora credo di poter dire che sarà difficile trovare formulazioni diverse da quella ritenuta inadeguata, al fine di superare i contenuti della Legge Quadro.

Si potrebbe andare avanti all’infinito con questi discorsi e credo che avrò per il futuro argomenti innumerevoli per redigere i miei editoriali. Anche perché sono certo che ci saranno sempre troppi cacciatori disposti a cedere ad impossibili illusioni, andando dietro al pifferaio di Hamelin di turno.

aC | Marco Buzziolo

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  • Nadir Vignola

    “La disposizione impugnata…non consente agli organi di gestione di avere contezza dei soggetti che effettivamente esercitano l’attività venatoria in quella porzione di territorio e, quindi, si pone in contrasto con la norma interposta, violando l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost”. (Corte Cost. sent. 174/2016 in punto di mobilità venatoria).

  • Nadir Vignola

    Quindi, dalla lettura delle motivazioni, non pare essere illegittima la mobilità in sé quanto piuttosto la modalità con la quale viene attuata. Del resto, se la mobilità è attualmente utilizzata in molte Regioni italiane, significa che non è affatto vero che sarà così “difficile trovare formulazioni diverse da quella ritenuta inadeguata”.

  • Giuseppe Ceccolini

    Chiaramente qualcuno è sempre pronto a criticare, ma tace su certi politici che non ci provano nemmeno a fare leggi utili per la caccia …