Capanno: considerazioni sull’Allodola

Quando l’Editore mi ha chiesto di buttare giù qualche riga in tema di caccia alla migratoria da appostamento, dopo quarant’anni di pratica, mi sono sentito come un bambino all’esame di quinta elementare.

Molto è stato scritto, molti illustri autori hanno declinato in modo esemplare le diverse tematiche a riguardo. Pertanto vogliate perdonarmi se alcune mie considerazioni vi potranno sembrare pleonastiche: il mio intento è quello di rendervi partecipi dei dubbi e delle soluzioni che via via ho adottato durante la mia avventura nella caccia alla migratoria di passo.

Due, in Italia, le specie simbolo: il tordo bottaccio e l’allodola. Ed è con la regina dei prati che voglio inaugurare questa mia esperienza editoriale. Senza voler trattare un tema preciso ma facendo una serie di considerazione che mi auguro possano essere utili e che rappresentino lo stimolo per un costruttivo confronto tra appassionati.

Sarà capitato a molti di voi, come a me, di rendervi conto che durante le mattinate di passo meno intenso le allodole passino sopra il nostro capanno senza volersi far convincere dal gioco che abbiamo organizzato. In termini pratici le allodole, che procederanno generalmente con il sole alle spalle o, meno frequentemente, con il sole laterale, in corrispondenza del nostro gioco non assumeranno il caratteristico volo sfarfallato che le porta, inevitabilmente incuriosite, ad abbassarsi a tiro di fucilata.

E questo comportamento, almeno nella Pianura Padana dove caccio abitualmente, si verifica puntualmente sulla coda del passo, cioè nella fase conclusiva della migrazione. La mia personalissima spiegazione a tale fenomeno è che, come avviene per moltissime altre specie, i primi stormi a compiere la tradizionale migrazione autunnale, siano gruppi composti prevalentemente da esemplari giovani che arrivano in Italia dai contingenti del nord attraverso le più abituali rotte di migrazione: la via occidentale atlantica, la via italo-ispanica, la via italiana padano – tirrenica, la via italiana adriatico – tunisina e la frequentatissima via balcanica.

Questo comportamento trova ampia conferma anche attraverso le testimonianze di altri cacciatori che si dedicano abitualmente alla caccia all’allodola da capanno e non solo… la scienza ha dimostrato la capacità di imprinting e cioè la particolare forma di apprendimento precoce, riscontrabile specialmente nei neonati degli Uccelli e dei Mammiferi in una breve fase d’accrescimento (detta ‘periodo sensibile’), per cui essi riconoscono e seguono la madre o un suo surrogato (per es. un altro animale o un qualsiasi oggetto in movimento.

Le allodole più giovani, nate nello stesso anno, percorrendo le rotte migratorie in compagnia di esemplari adulti già abituati alle insidie dei capanni, apprenderebbero a porre in essere atteggiamenti di difesa non appena percepito un potenziale pericolo. Tale tesi sarebbe rafforzata dal fatto che gli uccelli, come ampiamente dimostrato da studi scientifici, percorrano le stesse rotte migratorie prendendo a riferimento fiumi, laghi, ponti, strade, piloni, torri.

Luoghi frequentati abitualmente anche dai capannisti che stagione dopo stagione attendono ansiosi le allodole. Che nel frattempo hanno appreso che in quel luogo vi possono essere particolari insidie. Da tale semplice ragionamento ho messo in atto una ‘rivoluzione’ nel modo di allestire il gioco per le allodole. Con risultati che hanno sfiorato, durante le giornate di passo meno intenso, un miglioramento in termini di abbattimenti che mi ha lasciato sconcertato. Ma di questo avremo modo di scrivere e confrontarci nel prossimo articolo.

aC Renato Masiero

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