Capriolo: il prelievo di femmine e piccoli

Nel precedente articolo abbiamo discusso sul perché la caccia delle femmine e dei piccoli di capriolo sia fondamentale in una corretta gestione della specie; analizziamo ora i tempi adatti al delicato prelievo di queste classi. Gli stessi periodi di seguito descritti per il capriolo sono inoltre sostanzialmente identici per le altre specie di Cervidi presenti sulle Alpi e sugli Appennini.

La ricerca di un periodo idoneo per il prelievo delle femmine e dei piccoli deve il più possibile rispettare alcune fasi estremamente delicate del ciclo biologico annuale del capriolo, come l’accoppiamento e i parti, concentrando la caccia quando i piccoli dell’anno sono indipendenti e possiedono un buon grado di sviluppo, lo stato di gravidanza delle femmine non è ancora avanzato e possibilmente si verifichi una buona contattabilità della specie e delle classi in oggetto.

Negli ambiti appenninici, pedemontani e costieri il miglior compromesso tra queste condizioni è senza dubbio rappresentato dei mesi invernali: gennaio, febbraio e l’inizio di marzo. In questi mesi si hanno tutti i benefici sopra elencati, a cui si può aggiungere anche la bassa o nulla sovrapposizione con altre tipologie di caccia (braccata al cinghiale, caccia con i cani da ferma o segugi da lepre) le cui esigenze venatorie vanno inesorabilmente a cozzare con la caccia di selezione.

Alcuni cacciatori storcono tutt’ora il naso al pensiero di prelevare una femmina adulta in periodo invernale o tardo invernale, asserendo che così facendo “si uccidono tre caprioli, e non uno solo: la femmina e i due piccoli che ancora porta in grembo”. In realtà questa osservazione è totalmente priva di senso: a frasi del genere rispondo categoricamente che l’abbattimento della stessa femmina effettuato nel più classico periodo autunnale avrebbe portato alla morte di ben cinque caprioli: la femmina stessa, i due embrioni comunque presenti in stato quiescente all’interno dell’utero (fenomeno detto embriostasi) e i due piccoli nati nel maggio precedente, totalmente dipendenti dalla madre e che in mancanza di essa andrebbero incontro a morte quasi certa.

Unica eccezione al periodo sopraindidicato è rappresentata dall’area alpina. Qui le condizioni climatiche rigide e le grandi precipitazioni nevose rappresentano un enorme ostacolo al prelievo invernale dei cosiddetti “calvi” di capriolo e di cervo; l’inverno a La Thuile è profondamente differente da quello della bassa Langa, tanto per fare un banale esempio. Ai limiti ambientali e climatici si aggiungono anche limiti biologici: durante la rigida stagione invernale alpina gli ungulati selvatici, cervidi compresi, raggiungono zone a maggiore insolazione, pendenza e tranquillità dove l’accumulo nevoso è minore: in queste zone, rappresentate in genere da versanti montani di bassa quota esposti a sud e chiamati “quartieri di svernamento”, il prelievo su animali estremamente localizzati e in un periodo dell’anno di grande vulnerabilità fisica deve essere categoricamente evitato. In ambiente alpino quindi non rimane quindi che effettuare il prelievo di femmine e piccoli nel periodo tardo-estivo e autunnale. ISPRA per il capriolo suggerisce, a buona ragione, il periodo che va dalla metà di settembre alla metà di dicembre.

In alcune regioni italiane ed europee è concesso il prelievo della femmina di capriolo “sottile” (giovane di un anno di età, quindi non gravida) anche nel mese di maggio. Ad una prima impressione potrebbe sembrare un controsenso, essendo maggio il mese dell’anno in cui si concentrano i parti della specie. In realtà questa tipologia di prelievo è assolutamente corretta, in quanto le giovani femmine di capriolo in questo periodo dell’anno, oltre a non essere gravide, sono distinguibili dalle femmine adulte e gravide da alcuni particolari come la linea ventrale rettilinea, l’aspetto fisico esile e asciutto, il mantello estivo indossato in anticipo, un comportamento ingenuo e a volte giocherellone.

Sono caratteristiche riconoscibili però dall’occhio di un cacciatore esperto: proprio per questo motivo il prelievo delle giovani femmine a maggio è concesso solo in quelle realtà dove la caccia agli ungulati è ben radicata e la formazione dei cacciatori elevata. In altre realtà il rischio di errore è altissimo e con essa la probabilità di lasciare a morte certa due piccoli nati da pochi giorni; in questi casi è meglio lasciar perdere e prelevare le giovani femmine insieme alle adulte ed ai piccoli.

aC | Stefano Bisio

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