Cinghiale a singolo: il futuro del segugio

La caccia a singolo in Italia  non ha mai avuto un riconoscimento ufficiale  come caccia classica. Alcuni la condannano persino. In verità la caccia a singolo è   arte venatoria in sommo grado  che, seppur mai codificata, esprime la vera essenza dell’uomo cacciatore nel suo rapporto diretto con la Natura, nella quale egli recupera un posto ed un ruolo ben definiti:  parte di un tutto organico con il quale si fonde, ritrovando interiormente un’arcaica dimensione, rivisitata con nuove prospettive  e nuova percezione del grande Significato della Realtà.  Microcosmo e macrocosmo che trovano un punto d’incontro nella solitudine, nel silenzio, nella paura della limitatezza del Sé  se non come parte organica di un grande disegno divino.

Tra Storia e preistoria – L’uomo di Ötzi
Era un guerriero l’uomo di Ötzi? O era forse un cacciatore solitario? Cinquemila anni fa, sulle Alpi Venoste, un uomo incontrò la morte; il ghiaccio ce lo ha restituito nel 1991. Una scoperta archeologica sensazionale:  un corpo umano vissuto nel neolitico in perfetto stato di conservazione.

Ma cosa ci faceva Ötzi sulle montagne? Pascolava il suo gregge prima che qualcuno lo uccidesse con una freccia nella schiena? Era un guerriero? O era a  caccia? E se era a caccia aveva con sé il suo cane?

Rispondere a queste domande non è facile; ma possiamo avanzare delle ipotesi analizzando il suo equipaggiamento

  • L’ascia di rame. Indubbiamente un utensile, ma sicuramente anche oggetto da difesa/offesa. Lunghezza totale 60 cm circa, con manico sufficientemente lungo per imprimere potenza ai colpi, tanto da tagliare alberi, ma anche ossa, cartilagini e tendini. Lama in rame di forma trapezoidale non a punta, con affilatura da taglio, quindi più  utensile che arma; o ambedue. Un cacciatore solitario necessita di un attrezzo simile per tagliare, sezionare, scavare. Se fosse stata solo un’arma, la lama sarebbe stata a punta, privilegiando, con la stessa quantità di rame, prezioso)  la lunghezza in rapporto alla larghezza, con maggiore profondità di penetrazione rispetto all’azione di taglio.
  • Il coltello. In selce proveniente dai Monti Lessini, affilata su ambo i lati. Lunghezza totale di circa 13 cm, di cui solo 1/3 (4 cm circa) costituito dalla lama. Manico lungo, ma non spesso tanto da assicurare l’impugnatura nel corpo a corpo con il nemico e la resistenza nel colpo inferto di punta.  Oggetto da taglio dunque e non per pugnalare. Un utensile per recidere e scuoiare; ancora oggi gli utensili da scuoiatura che usiamo hanno le stesse proporzioni.
  • L’attrezzo per affilare.  Un utensile per riaffilare la selce del coltello, o per scheggiarne, modellarne e rifinirne di nuova, così da ricavarne punte di frecce. Manico in corno di cervo, quindi realizzato da un cacciatore solitario più che da un allevatore o da un  guerriero, che avrebbero usato invece legno duro o ossa di animali domestici. Un guerriero avrebbe costruito ed affilato le proprie armi al villaggio, portandole in battaglia già pronte.
  • La faretra. In pelliccia di camoscio. Prendere un camoscio con l’arco di certo non è facile e di certo non deve esserlo stato nemmeno nella preistoria. Un accessorio realizzato da un cacciatore di montagna esperto,  che sa prendere il vento per accostare  tanto da posizionarsi a tiro utile d’arco, che sa essere silenzioso e attendere: un cacciatore solitario.

All’interno della faretra solo due frecce pronte all’uso e le altre tutte da finire. Un guerriero le avrebbe avute tutte già complete. Non si va in battaglia senza munizioni. Oltre alle frecce, schegge di corno di cervo, un gancio in corno di cervo,  un cordino: tutti utensili che i cacciatori solitari conoscono bene e che ancora oggi vengono usati. Anche questo fa dedurre che non era la faretra di un guerriero o di un pastore.

  • L’arco. L’arco fuga ogni dubbio. Arco di un metro e ottanta centimetri circa, ingombrante; non corto, veloce e maneggevole per la battaglia. Un Long. Bow, da caccia, per tiri lunghi e precisi, come devono essere i tiri in montagna, per uccidere la selvaggina che non può essere accostata troppo da vicino.
  • La gerla. Se servisse  per trasportare qualcosa a mo’ di zaino, si sarebbero trovati i resti del contenuto accanto alle sue parti in legno. Di sicuro era vuota e quindi quale altra funzione se non il trasporto a valle di eventuali prede?
  • La rete. A maglie larghe, indiscutibilmente idonea alla cattura di selvaggina. E’ proprio questo l’indizio che Ötzi  usasse a caccia anche il cane per scovare la selvaggina, che veniva bloccata poi con la rete.
  • Il porta uccelli. Una stringa di pelle con un dischetto di marmo che serviva per fissarla alla cintola e alla quale venivano poi legati gli uccelli catturati con dei terminali sempre in pelle attorcigliata.

Ötzi era un cacciatore dunque; un cacciatore solitario del neolitico, con il suo cane.  Ci piacerà pensare a lui come al primo cacciatore a singolo della preistoria.

Le varie tipologie di caccia a singolo

La caccia a singolo non è mai stata codificata in una modalità esecutiva standard. Come la maggior parte delle tecniche venatorie, presenta variabili dipendenti dalla conformazione del territorio, dalla vegetazione e dalla densità di selvatici. Le sue variabili possono essere così classificate.

  • Un solo cacciatore, un solo cane.

E’ forse la forma più classica. L’ausiliare in questo caso ha una forte caratterizzazione dipendente dal nostro stile personale, ma soprattutto dal territorio, e quindi anche dal tipo di vegetazione.

  • Un solo cacciatore, più cani.

Nonostante la forma più classica sia quella precedente,  non è raro che qualcuno preferisca cacciare con due  e talvolta più ausiliari.

Questa variabile è più frequente nei territori con vegetazione fitta e con alta presenza di animali. L’utilizzo di più ausiliari contemporaneamente può favorire l’arroccamento del cinghiale nella lestra e quindi rendere più facile la manovra di avvicinamento per il tiro.

Nel caso di utilizzo di più soggetti, la loro maneggevolezza è condizione “sine qua non” per conseguire risultati almeno sufficienti. E’ tuttavia raro che chi utilizza più soggetti contemporaneamente sia un cacciatore a singolo “puro”, è più frequente, invece, che si tratti di cacciatori che la praticano a tempo perso, liberi da impegni di squadra. Costoro sono immediatamente riconoscibili  dallo stile. I loro ausiliari tendono ad inseguire tenacemente il selvatico ed a mandarlo sistematicamente fuori zona.

I punti fermi della caccia a singolo.

 La caccia a singolo può essere considerata “caccia nobile” solo se ha due punti fermi: stile autentico ed una propria filosofia. Senza questi elementi, ai quali si somma una profonda motivazione,  essa diviene mera predazione: un accaparrarsi avido e ingordo di ciò che la natura offre, molto distante dall’estetica,  dall’etica e dalla morale indispensabili ad un’attività venatoria che possa considerarsi di spessore, lontanissima dalla componente introspettiva  e di compenetrazione con i  grandi equilibri naturali, dalla percezione, ricerca e conoscenza dei grandi significati universali.

La caccia a singolo come metodo di prelievo selettivo
Può la caccia a singolo essere considerata metodo di prelievo selettivo? Assolutamente si! Anche se l’attuale normativa non l’enumera ancora tra  metodi gestionali di prelievo. Nonostante non abbia, come già detto, un riconoscimento ufficiale come metodo gestionale, la caccia a singolo, se la si esegue con metodo,  consente più di ogni altra tecnica di  stabilire preventivamente  l’animale di interesse e di seguirne selettivamente le tracce fino al prelievo. E del tutto evidente quanto questo possa essere un potente strumento per la selezione a scopi sanitari o di ricerca.

aC | Franco Serpentini

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