Confederazione Cacciatori Toscani risponde all’Arcicaccia

[Comunicato Stampa] La lettera, con allegata tessera conto corrente, che Arci Caccia ha inviato per posta agli iscritti della Toscana è un maldestro e penoso tentativo di distorcere la realtà dei fatti avvenuti negli ultimi anni, ed in particolare da quando, nel 2013, è nata la Confederazione Cacciatori Toscani. Chi ha vissuto in prima persona, ma anche di riflesso, le vicende che hanno preceduto il congresso nazionale di Fiuggi e la fase che ne è seguita, sa bene come sono andate le cose e quale sia stata la conduzione politica che il gruppo dirigente nazionale ha esercitato nei confronti delle federazioni, dei territori e dei circoli Arci Caccia della Toscana.

L’insieme delle motivazioni che hanno già indotto tanti, iscritti e dirigenti, a lasciare “questa” Arci Caccia, mentre tanti altri si accingono a lasciarla, è ben spiegato nel manifesto-appello pubblicato in occasione della prima Assemblea regionale della Associazione Regionale Cacciatori Toscani (ARCT) tenutasi recentemente a San Miniato. Abbiamo lasciato l’Arci Caccia perchè è venuta a mancare l’agibilità democratica, a fronte di scelte unilaterali e prevaricatrici (esemplare la vicenda delle rappresentanze negli ATC) assunte dalla presidenza nazionale. Siamo usciti per non disperdere il lavoro fatto fin da quando abbiamo dato vita, assieme ad altre associazioni, alla CCT (Confederazione Cacciatori Toscani).

Siamo venuti via senza nulla chiedere, ma portando con noi la forza delle idee e di un progetto. Siamo venuti via perché oggi, purtroppo, l’equivoco consiste nel continuare a chiamare Arci Caccia una associazione i cui vertici nazionali hanno definitivamente smarrito i valori nei quali tanti di noi hanno si sono riconosciuti e per i quali hanno operato. Per questo abbiamo deciso di dar vita alla Associazione Regionale Cacciatori Toscani: non l’ennesima associazione, ma uno strumento associativo che prosegua e rafforzi il lavoro della CCT, uno strumento che possa essere utile alla causa dell’unità dei cacciatori e a far vivere quella che è stata la cultura dell’Arci Caccia.

E, ancora a proposito di valori, è troppo seria la storia delle Case del Popolo per strumentalizzarle a difesa dello status quo e delle inadeguatezze di una politica venatoria nazionale lontana dalle esigenze dei cacciatori ed incapace di pensare al futuro. Infine un’ultima considerazione a commento della lettera inviata agli iscritti. Pur di continuare ad infangare il gruppo dirigente regionale uscente di Arci Caccia Toscana, si sostiene che non sarebbero state versate le quote 2015 alla CCT.

Evidentemente si mente sapendo di mentire, perché – come risulta da una comunicazione, più volte richiamata, di Marco Romagnoli, segretario della CCT – in data 31 agosto 2016, Arci Caccia Toscana aveva versato alla CCT il saldo delle quote 2015. Semmai è nel 2017 – quando al “governo” di Arci Caccia Toscana vi erano già il Presidente Nazionale ed il Direttore Generale – che non sono state versate le quote 2016 alla CCT (le quote si pagano l’anno successivo a quello del tesseramento) e questo mancato versamento (oltre all’aver posto in essere il divieto di tesseramento Arcicaccia 2017 con il logo CCT e alla non condivisione dello statuto) è fra i motivi che hanno portato alla sospensione di Arci Caccia Toscana dalla CCT.

Confederazione Cacciatori Toscani

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