Nando Capelli: il papà del Kurzhaar italiano

Il Dr. Fernando Capelli, medico veterinario di professione, ma cinofilo e kurzhaarista per vocazione, è una pietra miliare della cinofilia italiana ed internazionale. Da ragazzo cacciava i fagiani lungo il Po nel suo pavese dov’è nato e vive,e dove si è appassionato senza ritorno del Gran Tedesco; poi ha calcato i campi delle prove di tutta Europa, vincendo titoli mondiali con cani del suo arcinoto allevamento Pradellinensis. Sempre col suo piglio gioviale, ironico, autorevole senza essere autoritario, che solo chi ha una comprovata esperienza ,una cultura cinofila  enciclopedica ed una raffinata intelligenza si può permettere.

Buongiorno Dr. Capelli, lei è riconosciuto come un esponente fra i più autorevoli per la razza Kurzhaar: come valuta la situazione attuale della razza, e quali prospettive future intravede? E come vede l’attività del Club  che ne ha l’onere della tutela(KCI) ?
Tutte le razze da caccia stanno attraversando un periodo difficilissimo. Il calo drastico della selvaggina e di terreni  idonei ha portato ad un impoverimento qualitativo e quantitativo, e anche il Kurzhaar non ne è uscito indenne. E’ un problema europeo. In Francia per primi hanno provato a lavorare con artifizi, selvaggina appena posata, lanciavolatili con risultati deleteri. La scelta di cani facili da dressare e certe linee forse non azzeccate hanno causato la perdita di cani validissimi che avrebbero, come in passato, potuto aiutarci. La scomparsa di allevatori come Covolo, Fuoscerat, Gambié, La Villat ha reso il problema ancora più grave. I cani serbi, solitamente ottimi  galoppatori, vengono al contrario selezionati in condizione di abbondanza, che spesso offusca la realtà. Noi ci troviamo in mezzo e solo con grande attenzione possiamo mantenere e migliorare il nostro patrimonio canino. E’ ovvio che il club ha l’onere di tutelare la razza, anzi, deve dare indicazioni sempre più chiare sia sotto l’aspetto morfologico, che di lavoro.

Come valuta il rilevante afflusso di cani dall’est?
In parte l’ho già detto, non sono contrario alle importazioni se sono mirate. I grandi cani servono da qualunque parte provengano. Ma mi opporrei con decisione all’esodo di massa di qualsiasi cane con qualità e origine dubbia.

Quali caratteristiche ha un buon cane da prova?
Non lo dico io, ma grandi cinofili di altri tempi esclamavano in coro: “passione, passione, passione.” Solo un cane di buon carattere, intelligente e sano può essere un cane da prove. Se poi ha anche stile diventerà un campione.

Qual è il  rapporto tra cane da caccia e cane da prova? Un cane da prova può essere anche un buon cane da caccia, e viceversa?
All’inizio non ci deve essere nessuna distinzione. Si porta in campagna, si fa cacciare un anno e poi le cose diventano evidenti da sole. Se ha passione, naso, stile e mentalità diventerà autonomamente un cane da prove, se si vorrà indirizzarlo per quello. Solo allora gli allenamenti cambieranno e saranno più mirati. Deleterio, a mio parere, impostare gli allenamenti dei cani giovani a mo’ di prova. Si rischia di creare confusione e farsi illusioni, e quando gli esami diventeranno più difficili il cucciolone viziato si perderà. Se il terreno e la selvaggina lo permettono un cane da prova, vero, è senz’altro un gran cane da caccia e con i dovuti allenamenti anche viceversa.

Che consigli darebbe ad un cacciatore nella scelta di un cucciolo?
Un cucciolo è una cosa bellissima ed importante. Attenzione ai genitori, meglio se visibili, ed alla genealogia. Certe sfornano in continuazione cani da caccia e da prove, altre no. Spesso si telefona ad un allevamento e se non ha subito disponibilità, con estrema facilità si cambia; a mio modesto parere un po’ più di attenzione servirebbe.

Cinofili superstar dei social network: cosa pensa dell’esposizione mediatica sui social di coloro che praticano la cinofilia agonistica e le expo, in particolare su Facebook? La vetrina social giova o nuoce alla cinofilia?
Mi sono già espresso più volte sul problema, e pur sapendo perfettamente di esser retrogrado e superato, questo non controllo, questa anarchia totale mi spaventano. Siamo arrivati a fotografare e pubblicare piatti di pastasciutta, zainetti, cani insignificanti ed inguardabili, con un bombardamento mediatico spaventoso. Posso tollerare le foto del proprio cane anche se con commenti poco condivisibili, ma quando si toccano, senza averli mai visti, cani di altri e soprattutto persone e giudici, la cosa mi sembra estremamente preoccupante. Senza averne i titoli si critica l’operato di giudici che hanno superato un esame che molto spesso quei cinofili non sarebbero in grado di superare. Senza calcolare la grande esperienza che deriva loro dal giudicare spesso a contatto con colleghi e dresseurs qualificati e competenti. Non so come si possa porre rimedio a  tutto ciò ,se non sperando nel buon senso e nel poco pudore che è in ognuno di noi. Detto questo, se usati correttamente i social network possono essere una vetrina ed un aiuto estremamente importante.

Il mondo della cinofilia e i giovani: che consigli darebbe ad un giovane che voglia intraprendere la carriera cinofila oggi?
I giovani sono la forza della nazione ed anche in cinofilia sono determinanti. Appena posso mi attornio di ragazzotti di buone speranze e cerco di trasmettere loro un po’ della mia passione e conoscenza. Non tollero gli arroganti e presuntuosi che dopo aver tenuto al guinzaglio un cane per poche ore sanno tutto e propinano insegnamenti e lezioni a  tutti, quindi un po’ di umiltà e tanta passione e arriveranno anche le soddisfazioni e i risultati. Anche se questi non sono la parte più importante, ma solo una verifica del proprio operato, soprattutto per un giovane.

La caccia e i giovani: come si possono convincere i giovani ad appassionarsi di caccia e cani? Questa passione è solo una vocazione personale, o può essere anche trasmessa coi buoni esempi?
La caccia in Italia è stata bistrattata, nei paesi di campagna era quasi naturale che i giovani andassero a caccia. La selvaggina era ovunque, i terreni bellissimi, ora per i giovani è estremamente difficile appassionarsi, anche perché i media e l’opinione comune ci descrivono spesso come dei mostri. La passione per i cani è forse l’ultimo tramite, ed un’ancora di salvezza per la caccia. Ovviamente il buon esempio, i consigli e lo spronare aiutano e invogliano i giovani già predisposti.

A Giancarlo Passini abbiamo chiesto quali sono state le emozioni più forti dell’ultimo Mondiale Kurzhaar di Zara, nel quale non solo l’Italia ha trionfato a squadre, ma lei si è addirittura aggiudicato il titolo mondiale individuale con la sua Barby. Un titolo che ha suscitato l’entusiasmo di tutto il mondo kurzhaarista italiano, tanto che qualcuno ha parlato della “zampata del vecchio leone”: che effetto fa scalare di nuovo il tetto del mondo da “veterano”?
Una volta, tanto tempo fa, ero chiamato da tutti ‘il ragazzo’ . Per molto tempo sono stato uno dei più giovani a calcare i terreni delle prove. Ora, venir citato come ‘vecchio leone’ fa un certo effetto. Ovviamente rivincere è estremamente difficile, dopo aver vinto i titoli mondiali con cani del mio allevamento. Pradellinensis Omar condotto da Cesare Venturelli, Pradellinensis Alba da Herak e personalmente con Pablo ho raggiunto il titolo dopo che gli era sfuggito, con prestazioni e punti memorabili. Appena la sfortuna ha alzato la guardia, nel pieno della maturità e della forma, con 2 CACIT eccezionali ha concluso una carriera che per forza di cose doveva portarlo sul tetto del mondo e d’Europa. Con la Barby, giovanissima e alla sua prima esperienza a questi livelli, subito è andato tutto bene, sfruttando le sue grandi qualità da starnista vera. Vincendo il titolo individuale ha permesso anche di aiutare una squadra già fortissima a vincere anche il titolo a squadre e a Giancarlo Passini, nostro selezionatore per l’occasione, di portarci sul tetto del mondo.

Un caloroso ringraziamento a Giancarlo Passini, Presidente KCI, ed a Stefano Aroldi, Consigliere Nazionale e collaboratore storico del Dr. Capelli, per il prezioso aiuto.

aC | Monica Sergelli

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