Un guaio per gli animalisti

Quante volte noi cacciatori abbiamo letto le pagine degli pseudo animalisti, che in molti casi altro non sono che comuni delinquenti che dovrebbero trovare posto nelle patrie galere, dove simpatizzanti e fedelissimi insultano in ogni modo noi cacciatori ed il modo che abbiamo di vivere la nostra passione ?

Ormai tutti sanno che a meno che insulti, minacce e offese personali non siano chiaramente indirizzate ad un soggetto identificabile, in caso di voler perseguire a termini di legge l’autore o gli autori di tale cattiva abitudine, risulterà quanto mai improbabile giungere ad un risultato positivo se la soluzione adottata è quella di segnalare alla Procura della Repubblica l’ipotesi di reato per diffamazione, cioè quanto previsto dall’articolo 595 del codice penale.

Ma non tutto è perduto e gli animalisti più intolleranti dovranno in ogni caso porre massima attenzione a ciò che andranno a scrivere sulle loro pagine pubbliche. Perché se è vero che la diffamazione in molti casi è difficile da dimostrare, è molto più semplice ed immediato interessare l’Autorità Giudiziaria appellandosi a quanto disposto dall’articolo 414 del codice penale. Ovvero l’istigazione a delinquere o apologia di reato. Disposizione approvata, ed ancora in vigore, con Regio Decreto del 19 ottobre 1930.

L’istigazione a delinquere o apologia di reato è un articolo con cui gli animalisti non sono abituati a doversi confrontare perché, a torto, i cacciatori non hanno mai promosso azioni incisive appellandosi a questo particolare articolo del codice penale, interessando le autorità competenti che in caso di formale esposto, essendo un reato procedibile sia a querela di parte offesa sia d’ufficio in caso l’autorità giudiziaria ne sia informata, dispongono di ampio margine di manovra per accertare eventuali addebiti: intercettazioni, perquisizioni, sequestri ed interrogatori.

Azioni che però, frequentemente, non servono per dimostrare un impianto accusatorio che spesso e volentieri trova conferma nel rinvio a giudizio. E le grane per gli animalisti più “focosi” iniziano già da subito: davanti al GIP serve un avvocato penalista e in caso di rinvio a giudizio bisogna mettere in preventivo diverse migliaia di euro per difendersi in un processo che non si può certo prendere alla leggera, visto che la pena massima prevista è di 5 anni di reclusione. Una grossa grana, soprattutto se l’imputato è un pregiudicato con condanna passata in giudicato.

L’articolo 414 recita: – Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione: 1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti; 2) con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a euro 206, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.

Se si tratta di istigazione a commettere uno o più delitti e una o più contravvenzioni, si applica la pena stabilita nel numero 1. Alla pena stabilita del numero 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti. La pena prevista dal presente comma nonché dal primo e dal secondo comma è aumentata se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. (2)

Fuori dei casi di cui all’articolo 302, se l’istigazione o l’apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l’umanità la pena è aumentata della metà. La pena è aumentata fino a due terzi se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. (1)

Attenzione quindi perché si apre uno scenario inaspettato e ben più grave della banale ed inflazionata diffamazione. Ipotizziamo che un gruppo animalista appicchi un incendio per danneggiare la struttura di un allevamento di animali. E rivendichi l’atto o ne sostenga l’operato. Ed un gruppo di simpatizzanti o accoliti degli animalisti rincara la dose su Facebook o su un blog magari scrivendo: – avete fatto bene, la prossima volta bruciate anche il proprietario -.

Viene inoltrato l’esposto con l’ipotesi di istigazione a delinquere. La magistratura indaga e, tramite gli interrogatori e le indagini per incendio doloso, riesce ad individuare il responsabile. Si scopre che è un convinto animalista, ma non era solo. Erano quattro animalisti, già noti per aver prodotto azioni di protesta tutti assieme.

Vi sono gli estremi per la configurazione del reato di associazione per delinquere. Un reato grave che viene solitamente applicato ai casi di criminalità organizzata. Ma non solo: nel caso avessimo la fortuna di incappare il un Sostituto Procuratore della Repubblica che abbia voglia di lavorare, e grazie al cielo ve ne sono molti, si potrebbe arrivare a configurare il reato di ecoterrorismo.

Ecco quindi che l’iniziale istigazione a delinquere assume un peso molto diverso, con pene massime che sfiorano i 12 anni a cui bisogna sommare eventuali condanne per l’incendio doloso e l’associazione per delinquere. Un quadro accusatorio che non farebbe dormire sonni sereni a nessun avvocato penalista, nemmeno il più preparato. E che esporrebbe l’imputato ad una sentenza che, in caso di condanna, lo vedrebbe sicuramente dietro alle sbarre.

Solo per questo vale la pena provarci… basta perdere dieci minuti a scrivere un esposto e ad allegare una serie di prove documentali a testimonianza della nostra tesi. Sperando che la giustizia faccia il suo corso.

aC | Gian Luca Nannetti

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