Epagneul Breton: la scelta vincente

L’Epagneul Breton vanta oggi numerosi soggetti, validi sia nella caccia che nelle prove. Gli allevatori hanno riproduttori con caratteri ben fissati e di buona genealogia, capaci di dare una buona garanzia agli utilizzatori. Tutto ciò lo dobbiamo ad alcuni appassionati che hanno importato dalla Francia, patria d’origine, numerosi soggetti, valorizzandoli poi in Italia. Nelle riviste specializzate si ricordano i capostipiti che hanno dato lustro alla razza nella nostra penisola, ma quasi mai vengono ricordati gli allevatori, che pur non avendo condotto cani, hanno permesso l’evoluzione del Breton, facendo apprezzare le doti e le qualità di questo piccolo cane.

Non si devono dimenticare nemmeno gli addestratori, dilettanti e professionisti, che hanno dato una svolta alla razza. Alcuni anni or sono il dresseur Aldo Bafico, ormai non giovanissimo, ma sicuramente pioniere della razza, mi ha confidato che, nel dopo guerra, non tutti gli addestratori volevano lavorare con i Breton, in quanto i continentalisti preferivano i bracchi, che figuravano di più sul terreno ed erano più facili da preparare. Inoltre, riuscire ad arrivare al campionato di lavoro con i Breton di quell’epoca, era difficilissimo.

Lo stesso Aldo Bruzzone, noto allevatore genovese recentemente scomparso, è dovuto ricorrere ad importazioni dalla Francia in quanto i Breton esistenti da noi negli anni ‘50 erano, oltre che poco fermatori e di modesti mezzi venatori, anche carenti nella tipologia: era assai frequente trovare soggetti con tartufo carnacino e occhio chiaro.

Io stesso quando mi sono interessato al Breton, vedendone uno sulla copertina del fascicolo n° 13 del 1967 dell’enciclopedia del cacciatore (edita dai fratelli Fabbri) mi ero fatto la convinzione che la razza avesse quelle caratteristiche. Molti pregiudizi ne hanno limitato l’uso per anni, poi alcuni cacciatori si sono convinti, ma solo dopo anni di duro lavoro da parte di appassionati e di addestratori, per dimostrare che il Breton è piccolo di statura, ma è un gran cane.

Nelle altre razze vi sono cani che, con le loro linee di sangue, hanno dato origine a correnti ben definite, le quali, accoppiate con altre linee, hanno fatto la storia della razza. Nel Breton purtroppo non è stato così: i molteplici campioni non forniscono una garanzia come in altre razze.

Alcuni avversatori sostengono che il Breton ha avuto un così grande successo in quanto piccolo, di poco ingombro, socievole e molto affettuoso; ritengo che in parte sia vero, ma ciò che è di fondamentale importanza nella scelta di un cane sono le doti venatorie, la capacità di scovare la selvaggina e l’adattabilità a tutti i terreni.

È da sfatare il pregiudizio che i cani belli non siano buoni per il lavoro; forse questo vale per altre razze, nel Breton non è così: ci sono cani belli in esposizione, bravi in prove di lavoro e tenaci cacciatori in terreni boscosi e difficili. Come in tutte le razze in evoluzione, anche il Breton corre dei rischi per il futuro: se il cacciatore gradisce il Breton, l’allevatore commerciante produce il Breton.

Ma lo stesso allevatore se la moda o le esigenze venatorie cambiano è pronto a cambiare razza. Tuttavia, la maggior parte dei soggetti validi è in mano a privati appassionati, che garantiscono la qualità del prodotto e che difficilmente risentono delle mode.

Il neofita si lascia entusiasmare dagli annunci e dalle liste dei campioni elencati in certe pubblicità, convinto che il cane che ha acquistato sicuramente avrà le sembianze del padre o dei nonni. La madre invece non viene quasi mai menzionata, forse perché magari è un soggetto con poca passione venatoria e da scartare dalla riproduzione.

Poiché nel Breton non vi sono linee di sangue sicure, la sola rassicurazione può provenire dalla scelta dei riproduttori, tanto il maschio, quanto la femmina, i quali sono responsabili ciascuno del 50% del patrimonio genetico della prole. Utilizzare un buon stallone con una fattrice mediocre riduce della metà le probabilità di riuscita dei cuccioli. A causa di un allevamento incontrollato, purtroppo nascono e con- tinuano a nascere soggetti che rovinano la razza, distruggendo il lavoro di mezzo secolo di selezione.

Purtroppo la maggioranza di detentori di Breton non hanno quelle conoscenze tecniche e quelle pretese che un cinofilo dovrebbe avere: ecco allora l’importante ruolo delle prove. Per prove intendo quelle ufficiali dell’ENCI, organizzate su selvaggina naturale in zone di ripopolamento e cattura (oppure quelle con selvatico abbattuto che vengono effettuate in riserve di caccia, ma sempre riconosciute dall’ENCI). Solo una prova che offra garanzie sulla qualità della selvaggina può stabilire se un soggetto è conforme allo standard. E se è nella nota, sicuramente può essere anche usato con successo nell’esercizio venatorio e nella riproduzione.

L’esperto non ha certo bisogno dei miei suggerimenti, ma io mi rivolgo al neofita, dicendo che, se un cane va bene in prova, va bene anche a caccia, mentre un soggetto che non va bene in prova, sarà anche di scarso valore venatorio. Negli accoppiamenti si guarda molto ai genitori, ai nonni, ai lusinghieri antenati, convinti che, anche il giovane cucciolo, un giorno avrà le stesse caratteristiche.

Ciò in parte è vero, ma ciò che spesso è difficile da comprendere è che mentre alcuni fattori ad alta ereditabilità (come l’aspetto morfologico) si trasmettono con relativa facilità alla progenie, altri fattori (come le doti venatorie) sono trasmesse solo da soggetti capaci di tramandare quelle determinate caratteristiche, i così detti “razzatori”. E se un Breton è o meno un razzatore, solo la valutazione dei suoi figli lo potrà dimostrare, e non certo i titoli conseguiti.

Ecco perché le linee di sangue selezionate da cultori che hanno dato lustro alla cinofilia sono la miglior garanzia per l’acquisto di un cucciolo. Se volete conoscere cani validi, avvicinatevi alla cinofilia ufficiale, cominciate a frequentare i campi di prova. Troverete amici che condividono la vostra passione cinofila. E a costo di ripetermi, ricordatevi che non esiste un cane da prove e uno da caccia: è un binomio unico, e un buon cane da prove, sarà un grande cane da caccia.

Fortunatamente la razza è tutelata dall’E.N.C.I. e dalla società specializzata Club Italiano Epagneul Breton (CIEB) che, oltre ad organizzare prove e raduni, controllano tutte quelle situazioni che possono essere pericolose.

A causa di un gran numero di prove che erano ormai diventate quasi una abitudine per taluni enti orga- nizzatori, (che organizzano prove con selvaggina appena immessa) si è verificata un’inflazione di quali- fiche e delle relative certificazioni. Fortunatamente però a seguito dell’intervento dell’E.N.C.I. e del comitato prove, i cui rappresentanti tutelano le varie razze, dal 1° di gennaio 2005 i titoli per la proclamazione a Campione di lavoro sono completamente cambiati e un soggetto per essere proclamato tale, oltre ai titoli richiesti dal regolamento, deve avere conseguito un CAC e due Eccellenti in prove di zone DOC (cioè zone di ripopolamento e cattura) con giuria designata dall’ENCI .

Giorgio Bellotti

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