La storia si ripete

[Editoriale] Avvenne già in passato che Marco Buzziolo presentò un esposto al governo in tema di legge regionale sulla caccia, che lo accolse. A distanza di anni la storia si ripete… | Non spaventatevi: con questo titolo non intendo paragonarmi a Giulio Cesare che iniziò con questa frase, passando il Rubicone, la guerra civile contro Pompeo. E’ solo una frase divenuta proverbiale quando si fa qualcosa di importante che richiede impegno. Vi riferisco, dunque, che ho inviato l’esposto contro le norme che la Regione Friuli Venezia Giulia ha di recente emanato, a modifica di precedenti leggi sulla caccia.

Una normativa i cui punti critici vi ho già elencato per sommi capi e che, dunque, non ha necessità di essere ulteriormente illustrata. L’esposto è stato indirizzato, tramite raccomandata con avviso di ricevimento, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero Affari Regionali e Autonomie Locali, al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Ad ogni buon conto, ho inviato l’esposto anche via e-mail ai medesimi indirizzi, preannunciando l’arrivo delle raccomandate.

In sostanza chiedo (faranno altrettanto, a quanto pare, anche un’importante associazione venatoria e sicuramente le associazioni ambientaliste) che il Governo ricorra alla Corte Costituzionale affinché verifichi la corrispondenza del testo di legge ai precetti costituzionali e, in caso negativo, vengano cassate le parti della nuova legge regionale che, a mio modo di vedere, ma soprattutto a giudizio degli esperti legali che ho consultato, confliggono con la 157/1992, vale a dire con la Legge Quadro nazionale che è il nostro punto di riferimento normativo, nonché con precedenti sentenze della Corte Costituzionale medesima.

Una sorta di “tradizione”, se vogliamo proprio dirla tutta, quella della Regione Friuli Venezia Giulia nella produzione di norme incostituzionali e ciò non solo in materia di caccia, tanto che in precedenti legislature, anche di colore politico diverso, furono davvero troppe le norme di vario genere finite sotto la scure della Consulta.

Ciò a testimonianza del fatto che l’apparato istituzionale di questa Regione da troppo tempo patisce di scarsa qualità; un problema che, evidentemente, non investe solo il personale politico vero e proprio, ma anche certi apparati burocratici.

Personalmente – non è un merito bensì una costatazione derivante dai tanti anni trascorsi accanto al potere politico regionale ed ai suoi apparati nelle loro più varie espressioni – in passato ho avuto modo di conoscere capacità singole e collettive di produzione normativa e di governo dei problemi e delle cose di elevatissimo livello, indipendentemente dal colore politico di coloro che le rappresentavano.

Tanto per restare nel campo che ci interessa, quello venatorio, ho visto approvare leggi sulla caccia di altissimo profilo, di eccezionale efficacia e di contenuto addirittura rivoluzionario, tali da essere considerate “norme pilota” per il resto del territorio nazionale, mentre oggi (ma ormai da troppo tempo) vedo solo un precipitare continuo nella qualità della produzione normativa, attenta non più a costruire efficienti timoni per la navicella venatoria, bensì ad accontentare i postulanti anche al di là di ciò che è ragionevole e legittimo.

Se i legislatori fossero costretti a pagare personalmente con le proprie finanze il tempo, il lavoro, l’impegno di impiegati e consiglieri regionali, nonché tutto il materiale cartaceo e di cancelleria utilizzato per produrre norme, qualora queste vengano poi riconosciute incostituzionali, probabilmente avremmo esiti migliori.

Ma ciò non accade e spesso costoro non pagano nemmeno in termini politici e, anzi, non di rado si avvantaggiano anche quando la loro opera viene sconfessata.

In realtà a darmi fastidio non è tanto il contenuto delle norme in questione che, in certi singoli punti, potrebbe essere anche accettato, quando il fatto che per ottenere un risultato si passa sopra alle regole corrette per ottenerlo e, anzi, spesso le si evade tranquillamente.

Insomma, un’applicazione impropria del motto di Machiavelli: “Il fine giustifica i mezzi”.

Motto che se può avere una qualche giustificazione in alta politica internazionale, quando cioè ci si sottrae alle regole in nome di un fine superiore a beneficio del popolo e della Patria, non può mai essere applicato nelle banali questioni di pubblica amministrazione, su materie che interessano una sparuta, minimale espressione della società.

Anzi, ciò che mi fa addirittura orrore è la tendenza di una classe politica a dare cattivi esempi ai cittadini, dimostrando in modo evidente che essa stessa se ne frega non solo delle leggi dello Stato, ma anche delle sentenze della Corte Costituzionale che riguardano norme emanate dalla pubblica amministrazione da essa governata e perfino dei contenuti di uno Statuto di autonomia regionale che ha rango costituzionale.

Se la classe dirigente è la prima a non tener conto delle leggi, come può pretendere che sia il cittadino comune a rispettarle? Questo, purtroppo, è il paese in cui ci tocca vivere e dunque, perlomeno, bisogna persistere a lottare per le proprie convinzioni, soprattutto avendo il coraggio di scegliere sempre ciò che è giusto, piuttosto che ciò che è facile.

aC | Marco Buzziolo

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell'editore   -   © acaccia.com   -   Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

Leggi anche gli altri articoli di Dal Direttore

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Regole di comportamento per i commenti. Vengono cestinati commenti fuori tema, provocatori, privi del dovuto rispetto per le opinioni altrui, con contenuti maleducati o offensivi e non in linea con il tenore della discussione, insieme a tutti i messaggi provenienti da indirizzi irregolari. Non è consentito pubblicare link terzi e scrivere testi in stampatello. L'attività dei moderatori è insindacabile e inappellabile compresa la chiusura dei commenti e il blocco di un utente. La pubblicazione di un commento implica l'automatica accettazione di queste regole e delle norme "Nota legale" del giornale.
Per inserire un'immagine personale, registrarsi con lo stesso indirizzo email al sito: http://it.gravatar.com