Lepre: la pianificazione triennale

Quando si tratta di un singolo aspetto inerente la gestione faunistica a scopo venatorio spesso e volentieri i tecnici deputati dimenticano che la bravura del professionista deputato a tale compito sta nel riuscire a coniugare due aspetti: il miglior sfruttamento del territorio agricolo rispetto al massimo valore ecotonale realizzabile e la miglior resa ecnominca rispetto al massimo valore ottenibile in termini di specie ospitate.

Ecco quindi che in tale contesto la gestione faunistica a scopo venatorio della Lepre si caratterizza per un perfetto equilibrio, in termini di esigenze, con le necessità della starna e, in misura leggermente inferiore, con quella del fagiano.

Starna, fagiano e Lepre quindi sono assolutamente compatibili e gestibili nel medesimo ambiente mediate opportuni interventi. Abbiamo già avuto modo di indicare una serie di possibilità tra cui però amo ricordare forse quell’intervento più semplice: la pianificazione triennale delle colture.

Compito che dovrebbero assolvere gli Ambiti Territoriali di Caccia così da garantire alla fauna e, indirettamente al cacciatore, un territorio favorevole allo sviluppo della popolazione ed all’azione di caccia tradizionale.

La pianficazione triennale delle colture, attraverso una opportuna rotazione, è una delle più antiche pratiche agricole ideate dall’uomo per salvaguardare la fertilità del terreno e limitare lo sviluppo dei parassiti animali e vegetali. La rotazione è l’ordine di successione nello stesso appezzamento di piante appartenenti a specie o anche, semplicemente, a varietà differenti. Praticamente la rotazione consiste nel far ruotare sullo stesso terreno, ogni anno, colture diverse.

Quando non viene praticata la rotazione allora si parla di monocoltura: si coltiva una stessa pianta su uno stesso terreno per diversi anni di seguito. La pianta preleva dal terreno gli stessi elementi nutritivi e nel tempo il terreno si impoverisce, così queste piante trovano meno nutrimento diventando sempre più deboli e soggette a malattie e parassiti.

Infatti le piante, in base a come sfruttano il terreno, si distinguono in:
– piante forti consumatrici, che sfruttano il terreno impoverendolo (come il grano e i cereali);
– piante da rinnovo che lasciano il terreno in buone condizioni (come il mais, la patata, la barbabietola e molte piante aromatiche);
– piante miglioratrici, che migliorano la fertilità del terreno ed ostacolano la crescita delle piante infestanti (come le leguminose).

Le piante che appartengono alla famiglia delle leguminose ospitano nelle loro radici dei batteri benefici che riescono a catturare e utilizzare l’azoto presente nell’aria, accumulandolo nelle radici della pianta ospite. Quando la leguminosa muore cede al terreno l’azoto accumulato, che verrà utilizzato dalle altre piante.

Le leguminose hanno quindi la ben nota caratteristica di catturare l’azoto dell’aria e renderlo disponibile per le piante coltivate in seguito sul medesimo appezzamento. La rotazione viene generalmente programmata facendo alternare su uno stesso terreno piante forti consumatrici, piante da rinnovo e piante miglioratrici. Ad esempio una tipica rotazione biennale è: soia – mais. Un aumento della produzione di mais è stata rilevata con una rotazione triennale: mais – avena – trifoglio.

In tempi di estate particolarmente siccitose e dove non è possibile integrare l’apporto idrico con frequenti innaffi, è bene sostituire il mais con il sorgo, che ad oggi garantisce al netto rese più elevate. Erba medica o prato polifita misto, in modo da arricchire il terreno di sostanze nutrienti. A completare la rotazione triennale di base frumento o colza.

aC | O.T.
Tecnico Agronomo

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