L’Olivo: l’albero della circolazione

Olea europaea L. Oelbaum (ted), Olika (slo), Maslina (cro), uliv (F), oliver, ulivar (Is). Da millenni presso i popoli mediterranei l’olivo è simbolo augurale di pace e prosperità. Alcune curiosità dalla mitologia greca: in occasione delle gare musicali e di quelle d’atletica i vincitori venivano incoronati con ghirlande d’olivo e ricevevano in dono ampolle piene di olio. Del resto gli atleti prima delle gare, e i guerrieri prima delle battaglie, usavano spalmarsi olio di oliva.

Non si può dimenticare poi che il talamo di Ulisse e di Penelope fosse ricavato proprio da un grosso esemplare di olivo, attorno al quale l’eroe aveva costruito la propria casa. E se nel mondo greco la pianta era simbolo di vittoria, nella cultura cristiana è diventato uno dei riferimenti più nobili che esistano: quello della pace. Nella Bibbia si racconta, infatti, che la colomba che Noè fece volare al termine del diluvio universale ritornò all’arca con un ramo d’olivo nel becco, segno di benedizione divina e di pace e, particolarmente ricca di fascino (oltre che di fede) è la ricorrenza liturgica della Domenica degli Ulivi che precede la Pasqua.

In chiave terapeutica l’antichità ha esaltato l’uso esterno dell’olio di oliva nel massaggio curativo per l’artrite, l’emicrania, la caduta dei capelli e la canizie precoce: il grande Avicenna, a proposito, ha scritto pagine ancora degne di lode. Successivamente sono state usate le foglie per il loro potere tonico, astringente, vulnerario e febbrifugo.

Ma è con la Fitoterapia moderna del medico belga Pol Henry e più precisamente con la sua terapia dei tessuti embrionali di pianta fresca (da questo numero inizia una nuova serie di note fitoterapiche sull’argomento) che anche per l’olivo arrivano nuove acquisizioni e si raggiungono ulteriori risultati sorprendenti.

Aspetti botanici: Più propriamente si indica come olivo, la pianta coltivata e come oleastro o olivastro, la pianta inselvatichita. Il tipo spontaneo è ormai un componente raro, ma ecologicamente caratteristico della fascia di vegetazione denominata Oleo-Ceratonium che interessa in parte lo stesso ambiente della lecceta e che s’inserisce perfettamente nella vegetazione naturale termofila della macchia mediterranea: da questo è stato ottenuto per coltura l’olivo. L’uso della pianta è certamente antichissimo: se ne trovano tracce in stazioni neolitiche; la coltura era nota a tutte le più antiche civiltà mediterranee. La pianta è estremamente longeva: sono noti individui la cui età pare superi il millennio; generalmente in questi casi il tronco principale tende a consumarsi al centro e frazionarsi in tronchi minori che solo alla base mostrano l’origine comune. Con il suo tronco spesso inclinato o contorto, con la chioma di forme eleganti ed il fogliame argenteo, l’olivo è diventato un elemento fondamentale di molte ambientazioni antropologiche e di tantissimi ecosistemi italiani.

Anche se può raggiungere molti metri di altezza è il suo andamento che incuriosisce ed in particolare il tronco dalla corteccia grigia e i ramuli striati longitudinalmente. Le foglie sono opposte, i fiori raccolti in brevi pannocchie ascellari, la corolla bianca, la drupa (l’oliva vera e propria) scura, normalmente lunga 1-2 cm, che  in alcune varietà coltivate può arrivare fino a 3,5 cm, alla raccolta più chiara e polposa. Può vivere in determinate condizioni fino ai 900 m slm e fiorisce tra aprile e giugno.

Parti utilizzate a scopo terapeutico: Foglie, corteccia, tessuto embrionale di pianta fresca (gemmoterapico), olio. Sulle prime due parti della pianta non c’è nulla da dire. Sul tessuto embrionale (in sigla terapeutica MG), invece, occorre dire a titolo esemplificativo che si tratta in pratica di un fitopreparato ottenuto da tessuto vegetale in fase di crescita, come i giovani germogli, nell’ottica della moderna fitoterapia che privilegia il versante delle piante fresche o parti fresche di esse. Più precisamente soluzioni ricavate per azione dissolvente della glicerina diluita in una miscela opportuna con alcool, donde deriva la denominazione più corretta di macerati glicerinati. Si hanno così a disposizione delle miscele di principi attivi che difficilmente si trovano in altri stadi di sviluppo del vegetale ed inoltre anche il resto dei fitocomplessi presenti sono altamente reattivi. Lo stesso olio al di là dell’aspetto alimentare può risultare interessante sul versante terapeutico.

Aspetti fitochimici: I principali costituenti noti sono: oleuropeina (glucoside), saponine, tannini, acidi organici (malico, tartarico, gli colico, lattico), vitamina E, grassi ed enzimi. Molti sali minerali: di calcio, di fosforo, di silice, di solfo, di potassio, di sodio, di ferro. Proprietà medicamentose:  L’olivo manifesta azione ipocolesterolemizzante, azione anti-ipertensiva per vasodilatazione periferica (senza effetto cardiodepressore), ipoglicemizzante ed antiarteriosclerosi, quest’ultima conseguente alla correzione di due fattori-rischio: l’ipercolesterolemia e l’ipertensione arteriosa. Sperimentalmente il macerato glicerico riduce la colesterolemia e la lipemia totale, riequilibrando i fosfolipidi totali e diminuisce la viscosità ematica. Una lunga serie di proprietà dunque che in sintesi vogliono dire: miglioramento della circolazione del sangue con conseguente diminuzione della pressione arteriosa. Non è poco! E se il dato era riscontrabile già nell’assunzione del rimedio classico (ad esempio infuso delle foglie) risulta ancora più evidente e marcato con il fitopreparato moderno.

Indicazioni: L’ipercolesterolemia e dislipidemia, l’ipertensione arteriosa ed i suoi disturbi, forme lievi ed iniziali di diabete dell’adulto. Con alcune precisazioni: non sostituire mai il rimedio a terapie già prescritte e studiate dal medico, in particolare per l’ipertensione ed il diabete. Modo d’impiego: Infuso di foglie: da 30 a 80 g per litro d’acqua. Bollire e tenere in infusione per dieci minuti. 3 tazze al giorno o più prima dei pasti. Macerato glicemico: 40 gocce due volte prima dei pasti in poca acqua. Medicina popolare: L’olio, per la sua proprietà, osservata nei secoli, di dissolvere i calcoli e facilitarne l’espulsione, è consigliato in caso di coliche di fegato e di reni, calcoli biliari e renali, nella dose di 40-60 g al giorno di olio da assumersi possibilmente a digiuno. In questo modo il rimedio esplica anche un’azione lassativa, anche a dosaggi più bassi: 30-60 g al massimo; si consiglia di iniziare l’assunzione con un cucchiaio da minestra – un cucchiaino da caffé negli adolescenti – sempre al mattino a digiuno, magari seguito da una tazza di acqua caldo-tiepida.

In caso di ulcera gastrica, in attesa di altre terapie, un tempo veniva assunto alla dose di un cucchiaio, un’ora prima dei pasti. Come rimedio contro l’ostruzione intestinale si può praticare un clistere per via rettale con 20-100 g di olio e altrettanto parti uguali di acqua. Per la cura delle piaghe, l’infuso o il decotto delle foglie sono stati usati in lavaggi per accelerare la cicatrizzazione. Noti sono anche i benefici effetti contro le scottature. In passato l’olio di oliva veniva impiegato, infine, nelle diete ingrassanti e nelle cure contro la sterilità: la presenza di vitamina e giustifica in parte tali intuizioni empiriche.

Curiosità: Nell’uso cosmetico, l’olio d’oliva  è un prezioso grasso vegetale, molto utile nella cure della cute e usato fin dall’antichità per la bellezza. Può essere usato come detergente per la pulizia delle pelli secche, delicate, sensibili, arrossate e disidratate (massaggiarlo con cura sul viso e quindi sciacquarsi con acqua). Per la sua azione riequilibrante e regolatrice della secrezione del sebo della cute è consigliato anche per pelli grasse (sempre massaggiarlo con cura sul viso e quindi sciacquarsi con acqua). Per nutrire la pelle delle mani screpolate, è sufficiente applicare un po’ di olio miscelato con del succo di limone. Per ridare splendore a capelli secchi e devitalizzati o decolorati fare degli impacchi con olio d’oliva almeno per due ore; avvolgere la testa in un panno caldo e se si può lavarsi i capelli 5-6 ore dopo, impiegando acqua e limone o aceto nell’ultimo risciacquo.

 

aC | Franco Fornasaro
Farmacista & Erborista

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