Starna & Pernice: assieme si può

L’ispirazione per esprimere questo mio breve pensiero me l’ha fornita una recente notizia di cronaca che, non lo nego, mi ha fatto piuttosto sorridere. L’articolo trattava della possibile convivenza tra starna e pernice rossa. Che a quanto sosterebbero alcuni esperti è pressoché impossibile da ottenere nel medesimo ambiente.

Certo, se quanto asserito viene esposto nell’assemblea annuale di un Ambito Territoriale di Caccia, in occasione del consuntivo, complice anche la subcultura del cacciatore medio in tema di gestione faunistico – ambientale… tutto va bene. Tanto chi, tra il folto pubblico di cacciatori, perennemente insoddisfatti, avrà l’ardire di alzare il braccio per sostenere che il relatore non ha preso in considerazione alcuni aspetti che potrebbero suggerire una diversa strategia gestionale ?

Cioè quanto è possibile e necessario fare qualora il professionista si trovi ad operare all’interno di una Azienda Faunistico Venatoria, cioè una tenuta privata di caccia. Dove il tenutario, che investe annualmente molte decine di migliaia di euro, desidera poter fare bella figura con i suoi ospiti coniugando gli ampi voli della starna alle pedinate repentine delle pernici rosse. E, considerato il capitale investito, non accetterà di sentirsi dire – non è possibile -. A meno che il tecnico faunistico, in febbraio, a fine stagione di caccia, non voglia trovarsi nella condizione di dover cercare un nuovo impiego.

Ecco quindi che la gestione della starna e della pernice rossa, in ambito di prelievo venatorio, con impegno, ma può essere possibile. Ettore Arrigoni Degli Oddi della starna (Perdix perdix) scriveva: abita l’Europa e l’Asia centrale. In Italia trovasi ovunque, tranne nelle Isole, sembra però che abbia esistito in Sicilia; è però più comune nelle parti settentrionali e nelle centrali. Nidifica ed è stazionaria. Della pernice rossa (Perdix rufa) scrive: vive anche nelle Isole Britanniche, ma vi venne introdotta nel 1770. In Italia questa specie s’incontra sugli Appennini delle provincie settentrionali e meridionali fino al monte Vetere, nell’Isola d’Elba, a Montecristo e nella Corsica.

Pierandrea Brichetti e Giancarlo Fracasso, nel loro “Ornitologia Italiana”, al volume secondo, in quanto agli ambienti a cui la starna è più legata indicano: nidifica in zone aperte erbose e cespugliose asciutte, preferibilmente ondulate e collinari, incolte o coltivate a rotazione, dove occupa ambienti di ecotono con siepi, fasce cespugliate, vigneti o frutteti; localmente comune in coltivazioni intensive. Sempre nello stesso volume, chiariscono che la pernice rossa: nidifica in ambienti aperti diversificati, prediligendo quelli di collina e media montagna ben esposti e drenati, con vegetazione spontanea cespugliosa ed erbacea alternata a coltivi e pascoli con boschetti sparsi, vigneti e frutteti.

Ecco perciò la possibilità di una coesistenza, pur consci del fatto che le zone di aperta pianura saranno le meno indicate per favorire una crescita naturale della popolazione. Pernice rossa e starna potranno convivere qualora il tecnico convinca il proprietario, nel caso di una Azienda Faunistico Venatoria a conduzione uni personale, o i diversi proprietari di una determinata zona d’interesse nel caso di un ATC, di adottare una serie di strategie mirate.

Che si comporranno di una serie di interventi, inizialmente incentrati sulla implementazione del valore ecotonale ai margini di siti d’interesse (frutteti, boschi cedui, vigneti, pioppeti) con la programmazione dei piani di rotazione e la messa a dimora di zone a siepe e cespugli. Intorno a frutteti, vigneti, boschi cedui e, perché no, anche ai pioppeti, bisognerà prevedere su base triennale una corretta rotazione di incolti, erba medica, frumento e fasce di sorgo. Inutile sottolineare che per ottenere buoni risultati andranno privilegiate quelle forme di agricoltura a basso impatto chimico e che l’eventuale sfalcio di prati incolti e medicai andrà interrotto da marzo a fine luglio. Creando, nell’eventualità di ampi appezzamenti lasciati incolti, ad inizio stagione, mediante una comune barra falciante, delle fasce che interrompano lo sviluppo spontaneo delle essenze erbacee.

L’AFV o l’ATC che vorranno investire su queste meravigliose specie, ormai dimenticate dai più, dovranno anche entrare nell’ottica delle idee di potersi approvvigionare di animali selvatici o, qualora previsto dalla legge, anche di animali allevati in modo naturale. Meglio però sarebbe prevedere delle zone a voliera per l’allevamento di qualità, direttamente in loco.

Qualora i regolamenti locali lo consentano le reintroduzioni andranno operate nel periodo tardo primaverile ed estivo con esemplari giovani, mediante la tecnica del censimento mediante il posizionamento di richiami in gabbioni. L’ottimale gestione prevede anche, se consentito, un lancio invernale, a stagione chiusa, quando pernici e starne formano le brigate in cui si sviluppano le dinamiche sociali del periodo di pre-accoppiamento.

Pernici e starne risentono fortemente, come magistralmente sottolineato dal collega Roberto Mazzoni Della Stella, delle predazioni di corvidi, volpi e rapaci. Se degli ultimi dobbiamo accettare il fatto, considerandolo come un giusto “obolo” da versare alla natura che generosa ci ospita, nel caso di corvidi e volpi le contromisure da mettere in atto devono essere estremamente efficaci. Gabbie, prelievi in deroga e quanto ci hanno insegnato i nostri vecchi sono tutti temi quanto mai attuali ed efficaci.

aC | O.T
Tecnico Agronomo

 

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