Passione Allodola: giostre, stampi e richiami

Dopo aver affrontato il tema della caccia all’Allodola, in senso generale, con alcune considerazioni personali legate al rapporto tra migrazione ed imprinting, come preannunciato, cercherò di raccontarvi cosa secondo me fa la differenza.

Mi riservo di trattare in due articoli specifici gli aspetti legati alla tipologia ed al posizionamento del capanno così come merita un approfondimento specifico tutto ciò che concerne l’uso dei richiami vivi.

In questo secondo appuntamento vorrei porre l’accento sulla dotazione di un capannista, appassionato della caccia all’Allodola, in termini di richiami artificiali, che per semplicità suddivido in giostre, stampi, impagliati e specchi.

Per quanto concerne le giostre io ne uso abitualmente tre o quattro, di due tipi, realizzate in modo artigianale: con un palo telescopico lungo fino a 2.5 m, con una testa reclinabile dove sono fissati i bracci, ampi almeno 130 cm, così da permettere un movimento che simuli il volo dell’Allodola che si leva dal prato. Ai bracci sono collegate due Allodole impagliate, qualora la giornata richieda un ritmo di rotazione più lento, mentre se la giornata è una di quelle dove le Allodole si fanno attendere e desiderare raddoppio i bracci e le allodole impagliate, collegate con un cappio di filo di nylon fino.

I pali di due delle quattro giostre sempre posizionate sfalsate una dall’altra in modo da creare una sorta di corridoio rispetto al capanno, quando il passo è scarso, sono estesi alla massima altezza. Le giostre, se usate a coppie, non devono mai avere la stessa velocità di rotazione.

La batteria degli stampi che generalmente uso, divisi in tre gruppi, si compone di due colombacci ad ali battenti, quindici stampi di colombi in pastura e una ventina di storni. Gli stampi vengono posizionati dopo aver posizionato le gabbie con i richiami vivi, che viste dall’alto creano una sorta di “ Y “con il capanno posizionato alla biforcazione.

Completano il gioco quattro specchi, rotanti, in grado di riflettere la luce del sole tarati a due diverse velocità e con una serie di piccole superfici riflettenti. Questo perché soprattutto nelle giornate dove le allodole sono più “cattive”, cioè sembrano non convincersi ad entrare al gioco, fanno davvero la differenza. Gli specchi si utilizzeranno, ovviamente, solo dove consentiti.

Completano il corredo una serie di richiami a fiato, di diverse tonalità, che uso solo quando le allodole sono visibili ad occhio e arrivano a capanno in posizione frontale o di spalle. Mai fischiare alle allodole se arrivano di taglio o piuttosto basse, come nelle giornate di vento, perchè produrremmo l’effetto opposto, peggio di una fucilata.

aC | Renato Masiero

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