Il foraggiamento del fagiano

Basterebbe dare uno sguardo attento alla campagna di oggi per comprendere la ragione per la quale il foraggiamento dei fagiani è una pratica irrinunciabile per favorirne un proficuo ambientamento, al momento dell’immissione, e la riproduzione naturale. Le stoppie cerealicole, ambiente privilegiato per l’alimentazione dei fagiani durante l’autunno, l’inverno e l’inizio della primavera, sono ormai un ricordo sbiadito. Oggigiorno, là dove beninteso si pratica ancora la cerealicoltura, l’interramento delle stoppie, susseguente alla mietitura, è invece roba di pochi giorni, se non addirittura di qualche ora. Senza contare che in vaste aree collinari la coltivazione dei cereali è di fatto cessata, lasciando il posto a terreni incolti e abbandonati, all’interno dei quali regna ormai un folto feltro di erbacce.

Nelle attuali condizioni, il foraggiamento è dunque l’unico modo pratico ed economico per fornire ai fagiani l’indispensabile sostentamento per sopravvivere in ambienti ormai divenuti ostili. Tuttavia, il foraggiamento per essere davvero efficace presuppone l’adozione di una precisa strategia. Innanzitutto, occorre privilegiare sempre la fornitura di grano, dovendo il mais rappresentare una percentuale minima: un po’ più elevata in inverno, quanto le temperature sono rigide, assai contenuta fino a cessare del tutto man mano che ci si inoltra nella stagione più calda.

E’ sconsigliabile distribuire il grano sul terreno, per evitare che sia per la gran parte mangiato da topi, istrici e cinghiali. Conviene invece impiegare mangiatoie pensili (le migliori e più economiche) o mangiatoie adeguatamente protette da robuste recinzioni. Il periodo del foraggiamento può essere esteso all’intero arco dell’anno: saranno i fagiani stessi a mostrarne, tramite il minore o maggiore consumo, la necessità.

Nelle situazioni ambientali più difficili, il foraggiamento è l’unico strumento a disposizione per evitare la morte per inedia dei fagiani immessi, sia in estate sia in inverno. In ogni caso, il foraggiamento è assolutamente indispensabile tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, al fine di consentire alle fagiane di giungere in ottimali condizioni fisiche all’immane fatica rappresentata dalla deposizione delle uova, dalla loro incubazione e dallo svezzamento dei pulcini.

In caso contrario, le fagiane, date le condizioni fisiche precarie con le quali affrontano la riproduzione, risultano essere fin troppo facili prede dei predatori terrestri, volpe in testa. E questo è vero soprattutto per le fagiane immesse, a causa della loro estrema fragilità sanitaria dovuta al manifestarsi, a causa dello stress riproduttivo, delle patologie parassitarie contratte in precedenza in allevamento.

aC | Roberto Mazzoni Della Stella

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