Giancarlo Passini, i grandi nomi della cinofilia

Giancarlo Passini, Consigliere del Direttivo Nazionale ENCI e Presidente KCI ( Kurzhaar Club d’Italia), è un grande nome della cinofilia che non ha certo bisogno di presentazioni. Fine tecnico e cinegeta, ha da sempre la non comune dote del divulgatore, che ha messo a frutto nel suo ruolo chiave di rappresentante di Club, promuovendo la diffusione della cultura cinofila anche tra i cacciatori ed estimatori “meno addetti ai lavori”. Quest’anno festeggia i suoi “primi quarant’anni” con la razza kurzhaar, ed ha accettato di parlare con noi di questo straordinario, aristocratico e poliedrico cane, in cui passione e ragione si fondono mirabilmente, per farne un ausiliare a tutto tondo da sempre particolarmente amato dai cacciatori.

Buongiorno Giancarlo, da Presidente Nazionale KCI come valuti la situazione attuale di questa razza, e quale futuro intravedi? Il Kurzhaar può essere ancora considerato il polivalente per eccellenza, il tuttofare del cacciatore che non si accontenti della caccia specialistica?
Per dare una risposta estremamente precisa ci vorrebbero alcune pagine, dove tracciare e sviluppare  le molteplici caratteristiche che contraddistinguono in generale ogni razza da lavoro, identificandone le varie scale di valori e soprattutto andandone a valutare e paragonare i vari periodi della selezione. Da presidente del Club potrei poi essere di parte, ma avendo lavorato su questa razza dal 1977 ritengo di avere le idee abbastanza chiare, senza avere la presunzione di essere condiviso da tutti. Con estrema sintesi posso affermare che oggi godiamo di una popolazione qualitativamente di estrema soddisfazione. Non essendo una  razza “di moda”, anche i numeri mi danno ragione. Nelle razze del gruppo 7,  con un numero di iscrizioni rilevante, siamo fra quelle poche che hanno contabilizzato una grande tenuta mantenendoci ad un livello di nascite che ci permette, oltre che di avere una larga platea su cui selezionare, di affermarne anche il gradimento: anno 2013 n.2373 cuccioli – 2014 n.2653 – 2015 n.2501 – 2016 n.2494. Nell’attività zootecnica registriamo poi costanti successi, sia per numero di campioni, che nei confronti internazionali.

Ma ciò che ha grande importanza è che la razza è graditissima ai cacciatori. Di fatto Il kurzhaar rimane indiscusso cane polivalente, dotato di un impareggiabile raziocinio ed adattabilità ad ogni tipo di caccia. Altra importante peculiarità che da molti è sottovalutata, ma fa parte anch’essa della selezione, è la longevità, quindi un cane “sano”.

Quali caratteristiche deve avere un buon Kurzhaar da caccia? Un cane da prova può essere anche un buon cane da caccia, e viceversa?
Le caratteristiche di un buon cane da caccia sono indubbiamente le stesse a prescindere dalla razza, resta poi il gusto e la specializzazione, nonché la predisposizione. Il kurzhaar è un cane tenace, molto avido e di grande tenuta. Non soffre né il caldo né il freddo per le sue caratteristiche  di cute e di pelo. Ha grandissima attitudine al riporto. Cerca, ferma, stile, sono le doti che vanno messe in questo ordine per un soggetto funzionale. Va da sé che se non abbiamo il gusto della ricerca dello stile perdiamo un poco del senso classico della cinegetica. Un buon kurzhaar dovrebbe, almeno in determinate situazioni, dimostrare sempre distinzione e classe soprattutto a contatto col selvatico, perfettamente codificate nel suo standard.

Caccia e prove? Nella sostanza sì, nella pratica poi, se si vuole mantenere un buon livello di educazione/dressaggio, è indispensabile avere sempre cautela e naturalmente espletare le cacce che si addicono in modo specifico al cane da ferma. Ci sono poi soggetti che,dopo aver consolidato la preparazione, cacciano per l’intera stagione per poi riassettarsi velocemente nella correttezza nelle prove primaverili. E’ sempre una questione di equilibrio e di corretto utilizzo. Sioux di Pra Capone a Natalinci, il giovedì fermò e riportò due lepri al suo proprietario ed il sabato si aggiudicò il CAC-CACIT in prova su starne.

Come giudichi l’allevamento e la selezione del Kurzhaar in Italia rispetto all’estero? Quali sono a tuo avviso i punti a nostro favore, e quali quelli a nostro sfavore?
Come ho detto nella premessa,l’allevamento italiano sta bene e siamo sempre un punto di riferimento a livello internazionale. La Francia, che per anni ha avuto soggetti di spicco, ora sta attraversando un periodo difficile. La Germania vive nel suo mondo “chiusa a guscio”  con un sistema selettivo rigidissimo, ma che ora (anzi da tempo) sta evidenziando le sue eclatanti falle. Probabilmente contabilizzano un eccesso continuato di inbreeding e meno di linebreeding, anche se hanno sempre predicato l’outcrossing; di fatto anche da loro sono mancati quegli allevatori che avevano un poco più di lungimiranza. Già da tempo stiamo registrando e valutando il lavoro svolto soprattutto in Serbia, dove ci mostrano soggetti di qualità e competitivi. Noi viviamo con 1000 regole e regolamenti, obblighi inderogabili, viene facile constatare che per chi non ne ha  è molto più facile! In Italia per proclamare un cane campione o partecipare ad una manifestazione di Club a squadre è indispensabile presentare il certificato di esenzione dall’EBJ.

Con ciò io ho sempre sostenuto che un gran cane è patrimonio del mondo e pertanto la concorrenza va vista e valutata nei suoi lati positivi. Noi ci presentiamo da anni nelle competizioni internazionali solo con soggetti di allevamento italiano: il messaggio mi sembra chiaro.

Che consigli daresti ad un cacciatore nella scelta di un cucciolo, e nell’avviamento alla caccia? E’ancora possibile secondo te addestrare un cucciolone su selvaggina naturale?
Informarsi, informarsi, informarsi. Affidarsi al risultato di una giusta informazione gli permetterà di scegliere un cucciolo da avviare alla caccia da un allevatore serio che darà le dovute garanzie. In poche regioni è ancora possibile trovare selvaggina naturale, ma per iniziare i surrogati sono sempre stati e sempre saranno un’ottima e quasi indispensabile alternativa. Basta leggere il F.Delfino o G.Puttini “il Mago” per sapere come addestravano oltre 100 anni fa (G.Puttini fondò il canile di Cerea nel 1912).

La caccia e i giovani: come si possono convincere i giovani ad appassionarsi di caccia e cani? Questa passione è solo una vocazione personale, o può essere anche trasmessa coi buoni esempi?
I giovani? E’ un fattore culturale. Può essere una vocazione, così come può essere trasmessa. Io avevo i cani a 15 anni, a 16 andavo a caccia ed in famiglia non avevo e non ho cacciatori. Sensibilizzare in maniera culturalmente equilibrata i bambini, però, lo ritengo l’unico modo per garantirci un avvenire. Il lavoro fatto in questi anni da ENCI nelle scuole è stato molto importante ed apprezzato: l’iniziativa denominata “Di te mi Fido” ha incontrato, nell’anno scolastico 2016/2017, oltre 20.000 alunni su tutto il territorio nazionale, e visto l’interesse e l’incremento delle richieste che stanno arrivando  verrà sicuramente potenziata. Il tema è parlare di cani a 360°, e qui  emerge la possibilità di spiegare, con molto equilibrio e professionalità, con un linguaggio comprensibile ad un bambino, quale sia il “benessere” per un cane da caccia. Consiglierei a molti genitori di consultare il sito dell’ENCI su questa iniziativa “Di Te Mi Fido”.

Tu hai avuto il ruolo di selezionatore della squadra italiana che si è aggiudicata la Coppa del Mondo Kurzhaar 2017 nella scorsa edizione di Zara: quali sono i ricordi che ti sono rimasti più impressi? Come giudichi il livello generale dei cani in gara?
In quel campionato si corre la “nota” più alta delle prove di selezione zootecnica, denominata  “caccia su starne”.Il confronto è fra le squadre dei tanti Paesi aderenti al Club Internazionale. Quest’anno erano 14 nazioni. Noi siamo l’unico Paese che partecipa solo con kurzhaar di allevamento nazionale, questo mi preme precisarlo e di questo come Club vado veramente orgoglioso. I ricordi sono tanti , bellissimi e sempre emozionanti. Avevo da verificare oltre 20 soggetti, tutti potenzialmente validi per la prova. Soggetti di cui molti sono dei veterani sui terreni e le starne di Zara. La soddisfazione più grande è stata indubbiamente vincere sia l’individuale che a squadre, ma anche come abbiamo vinto. Oggi il livello di confronto è molto alto. Classificare con la massima qualifica 3 soggetti il secondo giorno è stata una rimonta da grandi, che ha confermato le qualità di concentrazione e continuità dei soggetti scelti, soggetti giovani: la Barby ha poco più di 2 anni [la cagna vincitrice del titolo mondiale individuale, condotta da Nando Capelli, ndr ].Ho poi apprezzato molto la correttezza ed il rispetto nonché la professionalità dei conduttori, la sportività di chi non è entrato in squadra, ma è rimasto a fare il tifo. Non è certo la prima esperienza da selezionatore, ma è stata come sempre un’esperienza positiva che ti arricchisce nell’animo e nella mente e tiene alta l’immagine della razza e del Club, senza nascondere l’orgoglio personale.

Il livello dei cani in prova è ottimo, come Club ci siamo imposti di tenere alto il valore tecnico delle nostre manifestazioni. Non sempre ci si riesce, comunque stiamo facendo un ottimo lavoro ed abbiamo ancora idee da sviluppare per una maggiore e migliore verifica e selezione della razza. Cerchiamo di mantenere alto il senso di appartenenza, l’aggregazione, ma il primo compito istituzionale è la tutela della razza. Con ciò, tengo a precisare che il Club non ha nessun mezzo per obbligare un possessore di kurzhaar a partecipare alle nostre manifestazioni zootecniche, ma noi cercheremo comunque e sempre di coinvolgerlo, e quando ci riusciamo è un valore aggiunto.

Redazione aCaccia.com

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