Incidenti di caccia & omicidio colposo

Quando la Redazione della testata mi ha inviato una serie di commenti di una Guardia Giurata Volontaria sugli incidenti di caccia… sono letteralmente saltato sulla sedia. Per tale ‘strano personaggio’, perché non saprei diversamente come definirlo, tali incidenti non sarebbero appunto delle fatali casualità ma bensì, a tutti gli effetti, degli omicidi colposi.

Da questa serie di commenti che ritengo privi di ogni fondamento giuridico la mia disamina di oggi: quando l’incidente di caccia può divenire omicidio colposo. La risposta è piuttosto semplice, basta difatti esaminare con attenzione l’articolo 589 del codice penale italiano che recita quanto segue:

Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni. Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni quindici.

 

La lettura dell’articolo introduce esplicitamente una definizione importante, cioè quella di lesione. La lesione personale è per definizione medica qualsiasi modificazione menomante a carico di un organo o di un tessuto, con alterazione della continuità, della forma, della struttura o della funzione, provocata da cause fisiche (agenti traumatici), chimiche (intossicazioni) o biologiche (microrganismi). Pertanto il lettore apprende che, nel caso in cui non vi sia il decesso di una o più persone, non si può configurare il reato di omicidio colposo ma, semmai, quello di lesioni, esplicitato dall’articolo 582 del codice penale che recita:

Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale , dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

 

Sappia il lettore che non potendosi configurare in nessun modo l’ipotesi di reato di “tentato omicidio colposo” l’esito dell’azione determina il capo di imputazione: un danno grave ma la controparte non è perita configura il reato di lesioni. In caso di morte si configura il reato di omicidio colposo.

Ma il lettore segua bene quanto esprimo: non si può configurare in alcun modo il reato di omicidio colposo qualora un cacciatore, assodato il fatto che l’utilizzatore dell’arma da fuoco abbia adottato ogni misura di sicurezza volta alla tutela sua e delle terze persone, cagioni la morte di una o più persone a causa di una deviazione del colpo e che la traiettoria di tiro sia chiaramente difforme dalla direzione in cui si poneva il deceduto nell’istante dello sparo. In termini semplici se l’utilizzatore dell’arma si trovasse, ipoteticamente, al centro di un ipotetico orologio, con lo sguardo rivolto alle ore 12 e facesse partire un colpo che, incontrando un corpo estraneo deviasse la traiettoria colpisse il compagno di caccia che si trova ad ore due o tre, sarebbe un caso di triste fatalità ma non punibile dalla legge.

Attenzione che saremo invece perseguiti a norma di legge nel caso in cui dovessimo appoggiare temporaneamente un’arma da fuoco carica ad una parete, ad un albero od a qualsiasi superficie che per incuria o a causa di terzi (animali, persone, agenti atmosferici) cadesse e si attivasse facendo partire un colpo che, deviato da un corpo estraneo (sasso, albero, fogliame) deviasse la sua traiettoria colpendo qualcuno e cagionando lesioni o peggio la morte. La responsabilità dell’arma è sempre personale e saremmo sicuramente condannati se non per omicidio colposo per omessa custodia.

aC | Gian Luca Nannetti

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