La pastura per le anatre

Nel precedente appuntamento (Leggi qui) abbiamo trattato il tema della pasturazione nell’ambito della caccia agli anatidi selvatici. Riportando le tesi di chi è contrario a tale pratica e di chi, invece, vede nella pasturazione una risorsa per l’incremento della popolazione di dette specie.

Esaminate le necessità di una dieta bilanciata e sufficientemente calorica affinché l’animale possa affrontare senza problemi i rigori invernali, oggi ci occuperemo nello specifico della creazione di un mix di pastura volto alla nutrizione degli anatidi selvatici.

E’ innanzitutto bene precisare che l’attività trofica degli anatidi varia a seconda della stagione dell’anno e quindi della temperatura e delle ore di insolazione anche se, in genere, si concentra, durante il periodo tardo autunnale ed invernale in due momenti ben precisi: il primo durante le ore notturne, più frequentemente nella prima serata con una pausa centrale per poi riprendere nelle ore che precedono l’alba, il secondo (più corto) nelle ore subito successive all’alba sino alle ore centrali della giornata con un progressivo calo dell’attività trofica.

Solo in alcuni casi ben specifici e ambienti, come dimostrano i dati pubblicati, alcune specie come il moriglione e il mestolone si nutrono, saltuariamente, durante le ore del tardo pomeriggio che precedono il tramonto.

E’ anche bene sottolineare che la pasturazione delle diverse specie di anatre selvatiche è nata all’interno dell’ambito delle valli venete, cioè quelle tenute di caccia dove si pratica in modo specifico la caccia alle anatre selvatiche. Permettetemi, prima di trattare il tema specifico delle miscele da pastura, una parentesi polemica verso coloro i quali, in virtù di un loro presunto impiego in alcune delle valli venete, hanno voluto commentare criticamente il mio precedente articolo.

Tali individui, che spesso e volentieri non sanno ne leggere né scrivere il loro nome e cognome, sostengono che l’azione della pasturazione si perderebbe nella notte dei tempi. Falso! La pasturazione all’interno delle valli del Veneto, ma non solo, anche in quelle del Friuli (valle Pantani, valle Morgo, valle Noghera, valle Gorgo) e quelle dell’Emilia Romagna ed in particolare prospicienti i lidi ferraresi è una pratica relativamente recente: non vi è traccia negli archivi storici delle valli poiché l’ingente quantitativo di granaglie necessarie a sfamare, anche solo in parte, le anatre è appannaggio dei soli proprietari più facoltosi, tant’è come ben sappiamo che cacciare all’interno di tali Aziende Faunistico Venatorie non è certo, qualora fosse possibile, passatempo da proletario medio. In più aggiungete che l’azione di pasturazione, a cui il sottoscritto è assolutamente favorevole, avrebbe fatto rabbrividire i vari Ancillotto, Labia, Noghera o Arrigoni Degli Oddi che però, ai loro tempi, non dovevano confrontarsi con una moltitudine di zone umide protette, Sic o Zps.

La miscela di pasturazione per le anatre selvatiche viene gestita in due modi diversi: c’è chi sceglie di comprare o, in alcuni casi produrre (una netta minoranza), i componenti separatamente per poi gestirli e miscelarli all’occorrenza. C’è chi invece, tra coloro i quali utilizzano la pasturazione, che acquista una miscela già precostituita e commercializzata in sacchi o tramite trasferimento sfuso da aziende specializzate in produzione di mangimi per animali.

La pastura viene trasportata nelle zone di somministrazione determinate attraverso una precisa strategia in mano al così detto “capovalle”, cioè colui che è deputato alla gestione della tenuta di caccia. Le valli hanno la possibilità di gestire un ingente quantitativo di acqua attraverso le maree, gli apporti idrici di acqua dolce, le chiuse e le pompe. Questo, unitamente ad un numero elevato di anatre presenti, permette una corretta gestione della pastura che non deve assolutamente fermentare sul fondo, producendo una carica batterica che consuma l’ossigeno disciolto e contribuisce attivamente al fenomeno dell’eutrofizzazione.

Le specie più sensibili alla pastura sono, senza ombre di dubbio, il Germano Reale, l’Alzavola, la Canapiglia e, in misura minore, il Codone e la Folaga. La Marzaiola è specie divenuta ormai di scarso interesse venatorio. Senza entrare nello specifico dei diversi mix possibili, possiamo asserire che vi sono dei binomi imprescindibili come quelli che legano il Germano Reale al granoturco (mais) e l’Alzavola al riso e, soprattutto, al miglio.

Oltre al mais, al riso e al miglio, vi sono altri ingredienti dei mix, così detti elementi a completamento perché utilizzati in percentuale minore per completare il bilanciamento proteico e lipidico della miscela: grana verde, sorgo, tortato di mais, crusca e cruschello di grano tenero, tritello, farinaccio, canapa, avena, orzo, girasole, soia. Gli ingredienti principali nei mix raggiungono spesso ed a volte superano la percentuale complessiva del 70% con prezzi medi che variano dai 135,00 euro a 350,00 euro al quintale.

Vi è poi chi, in modo avvenieristico, si avvale di professionisti specializzati e, a solo titolo di esempio, somministra alle alzavole anche i semi di Ontano (Alnus glutinosa) come ampiamente documentato da Paul Tout, considerato uno dei massimi esperti in uccelli delle zone umide d’Italia, già docente universitario di sistemi ambientali ed a ragione considerato universalmente come tra i massimi esperti in tema di limicoli. Non c’è poi da stupirsi qualora tali appassionati ottengano risultati, rapportati allo sforzo economico, nemmeno lontanamente immaginabili fino a pochi anni fa.

Nel caso in cui i possessori di zone umide volessero utilizzare l’esperienza delle grandi valli venete, friulane e dei lidi ferraresi sappiano che, come sottolineato in precedenza, il punto nodale sta nella fermentazione della pastura somministrata. Da qui la necessità di somministrare l’eventuale pastura in piccoli chiari, stagni o zone umide, sempre “fuori acqua” cioè in apposite zone emerse che andranno gestite qualora vi sia un chiaro eccesso di deiezioni. Onde evitare che gli animali opportunisti vanifichino tale strategia sarà fondamentale scegliere una pastura idonea e abituare le anatre ad orari ben precisi.

Inutile sottolineare come non va assolutamente utilizzato alcun derivato dell’industria di trasformazione: pane, dolci, pellet per animali, cibo per gatti e cani. Vi sarebbero altri temi da trattare legati alla pastura ed all’azione di pasturazione. Ma sono nozioni ed esperienze che è meglio acquisire direttamente in qualche valle, dopo cena, seduti con il ‘capovàe‘ ed i compagni di caccia al tepore dell’enorme camino, attenedendo di calarsi in botte all’alba.

O.T. | Tecnico Agronomo

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