Digitalizzazione venatoria

[Editoriale] Ci sono regioni che sono all’avanguardia nell’organizzazione venatoria. Emilia Romagna e Toscana ne sono un esempio preclaro e ad esse molte altre dovrebbero fare riferimento quando si tratta di prendere decisioni in materia.

Certo, non tutto va sempre come dovrebbe andare, non tutti i provvedimenti sono ben pensati e non tutte le ciambelle riescono col buco, ma che “dietro” vi sia, in generale, qualche testa davvero pensante e un senso evidente del “servizio pubblico” è un fatto indiscutibile.

Come ciò si ripercuota sulla fauna è abbastanza chiaro: quelle due regioni sono un paradiso, almeno quando si parla di ungulati. E mi riferisco non solo ad un confronto con la situazione italiana, ma anche rispetto ad altri paesi europei. Niente da invidiare, ad esempio, nei confronti di Austria e Ungheria.

Ma le cose sono ottime anche dal punto di vista burocratico ed un esempio ci giunge dall’instaurazione del tesserino venatorio digitale, vale a dire inserito in un’apposita APP di cui dotare il proprio smart phone. Chi, infatti, oggi non va in giro con questo diabolico aggeggio in tasca?

Perché, dunque, insistere con il tesserino cartaceo, che obbliga ad avere la penna (con le conseguenti puerili scuse di dimenticanza quando si viene beccati senza aver segnato le uscite come prescritto) quando è possibile avere in quel prezioso strumento di comunicazione ogni cosa che serve?

La Toscana si è attrezzata in tal senso ed è partita dunque con questo tesserino digitale, il cui inserimento generale non è immediato, dato che sono cose che vanno introdotte con la dovuta gradualità, stante l’impermeabilità delle dure cervici venatorie a queste “novità”.

Per cui il cartaceo ci sarà ancora, ma chi ha scelto entro lo scorso 10 ottobre di valersi del tesserino digitale, d’ora in avanti userà solo ed esclusivamente quello. Sul tesserino digitale si registreranno le stesse cose che si registravano su quello di carta: la giornata di caccia e i capi abbattuti.

Ma il cacciatore avrà anche tutte le informazioni che lo riguardano, vale a dire le specie consentite ed i relativi periodi di caccia, così come il report giornaliero e le statistiche relative alla settimana e alla stagione di caccia.

I dati affluiranno così immediatamente alle strutture burocratico-amministrative della Regione che avrà in tal modo in tempo reale il dato sul numero e sull’identità dei cacciatori che sono in campagna in quel dato giorno, i capi che vengono abbattuti e tutto quanto occorre per la buona gestione della fauna.

Inoltre, consultando la APP, il cacciatore potrà avere informazioni in tempo reale sul calendario venatorio e sulle principali disposizioni che lo riguardano, come decreti, delibere e normative che dovessero venire emanate.

Insomma, una cosa che non dovrebbe essere difficile da imitare da parte delle pubbliche amministrazioni regionali, anche perché basterebbe semplicemente copiare apportando alla propria APP le necessarie modifiche relative alle disposizioni locali in materia venatoria.

Un esempio che potrebbe essere anche imitato anche nella mia regione il Friuli Venezia Giulia, dove i direttori delle riserve (non mi stancherò mai di ribadire il fatto che qui da noi si caccia fin dal 1969 su riserve a numero chiuso di soci ed aventi dimensione territoriale comunale o in alcuni casi sub comunale) devono registrare su appositi libroni i dati biometrici degli ungulati abbattuti scattando anche le relative fotografie.

Cosicché le sedi delle riserve si riempiono di registri che vanno ricoprendosi di polvere non essendo mai consultati da nessuno e dunque contenendo una preziosa mole di dati sulla fauna abbattuta, che costano tempo e rompimento di scatole nel rilevarli, ma che non servono assolutamente a nulla.

Se al posto dei registri si potesse attraverso una semplice APP dello smart phone comunicare questi dati biometrici e le relative foto, gli apparati tecnici della Regione si troverebbero in casa in tempo reale tutti gli elementi per poter avere il quadro scientifico della situazione. Insomma, la tecnologia è meravigliosa. Ma solo se viene utilizzata. Bravissime, dunque, le Regioni che lo fanno!

aC | Marco Buzziolo

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