Piccola selvaggina: la non gestione

Se c’è una cosa di cui si può essere certi è che la gestione della piccola selvaggina, quando è condotta in modo oculato, ripaga e paga: ripaga perché offre grandi soddisfazioni faunistiche e paga perché dà l’opportunità di realizzare dei carnieri gratificanti sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo. Il fatto è che al giorno d’oggi, detto in soldoni, non ci sono più i contadini che con il loro lavoro creano condizioni ecologiche ideali per la presenza e la riproduzione naturale di lepri, fagiani, starne, e via dicendo.

La moderna agricoltura è matrigna per questi piccoli animali e di conseguenza, traducendo in venatoriese il detto chi vuole il pane se lo affetti, chi vuole la piccola selvaggina se la deve produrre e conservare. I rimedi per ovviare alle attuali difficoltà della piccola selvaggina ci sono e sono anche molto efficaci ed economici. Per prima cosa la tecnica ha messo a disposizione dei cacciatori dei semplici accorgimenti capaci con poca spesa di favorire validamente sia la riproduzione che l’alimentazione di lepri, fagiani ecc.

La stessa tecnica ha messo a disposizione degli stessi cacciatori facili ed efficaci accorgimenti per contenere efficacemente e tempestivamente i principali predatori: volpi, cornacchie e gazze. Insomma, la gestione, intesa come applicazione sinergica di miglioramenti ambientali e controllo della predazione, è in grado di produrre rilevanti quantità di selvaggina e conseguentemente di creare condizioni per un esercizio venatorio di grande soddisfazione.

Il punto, apparentemente incomprensibile, è che nonostante ciò si continua a preferire la non gestione, ovvero la massiccia scriteriata immissione di piccola selvaggina allevata in cattività al fine di sostenere un’attività venatoria ogni anno che passa sempre più insoddisfacente sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. Perché? La risposta è che la non gestione ripaga e paga in un altro modo. Ripaga in termini di potere, favori e clientele.

Il dispensare qua e là nel territorio copiose quantità di selvaggina allevata in cattività, più o meno pronta caccia, crea delle attese, delle riconoscenze: in definitiva dei potentati e dei sudditi. Paga perché l’acquisto di ingenti quantità di selvaggina allevata in cattività è giustamente remunerativa per chi vende, ma non di rado lo è, assai meno giustamente, anche per chi acquista. Ecco, ridotta ai termini essenziali, la contraddizione tra gestione e non gestione della piccola selvaggina stanziale.

Roberto Mazzoni Della Stella

 

 

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