Sant’Uberto facci il miracolo

Lo scorso 3 novembre ricorreva la festività di Sant’Uberto, patrono dei cacciatori. Come ogni anno in questa data, i social si sono riempiti di “santini”e post celebrativi, con l’immagine del Santo inginocchiato davanti al cervo mistico con la grande croce luminosa tra le possenti stanghe, a simboleggiare la sacralità dell’arte venatoria e la sua intimità col mondo animale e naturale.

Almeno in questo,almeno stavolta,i cacciatori si sono dimostrati uniti, tutti protesi nell’identificarsi in una tradizione che regge ancora con tenacia: solo pochi giorni fa, a Udine, i cacciatori hanno celebrato, in un contesto molto emozionante e suggestivo, la loro messa tradizionale di Sant’Uberto con l’offerta del cervo deposto in chiesa, senza curarsi delle aspre rimostranze animaliste.

Oggi la caccia versa in una situazione che invoca ormai un vero e proprio miracolo, per il quale le semplici preghiere sembrano non bastare: un calo drastico dei praticanti, annunciati intorno alle 400.000 unità, con un ricambio generazionale risibile quando non inesistente,ed una classe dirigente e rappresentativa coi capelli bianchi, ma saldamente incollata ai rispettivi scranni, e ad un’utopistica idea nostalgica di un passato che è ormai passato.

Un ancora più drastico calo della selvaggina nobile stanziale, a fronte di un’impennata delle specie degli ungulati ben più invasive, e di un consumo di suolo e di habitat che ha deturpato il volto dei terreni di caccia, divisi tra l’incuria della montagna, e le monocolture intensive della pianura; una guerra a tutto campo messa in atto dagli animalisti più estremisti, che hanno fatto capolino anche nella politica e mirano ad acquistare voce in parlamento, seppure ad oggi con poche speranze.

All’interno del mondo venatorio, poi, le solite, ataviche, apparentemente insuperabili divisioni, rivalità, invidie che si rispecchiano bene anche sui social, diventati il nuovo luogo di incontro e a volte scontro tra cacciatori: una miriade di gruppi specialistici, dove chi si trova a discutere per una qualsiasi ragione il giorno dopo può sempre andarsene o esserne cacciato/bannato, e allora ricrearsi un nuovo gruppo e nuovi “seguaci”, e via con nuove discussioni.

A questo quadro sconfortante, in questa stagione in corso, si aggiungono gli incidenti di caccia, la cui lugubre lista pare non volersi arrestare, e la piaga purulenta del bracconaggio un po’ in tutta la penisola, con le sue scorrettezze, le sue bassezze, i suoi comportamenti beffardi ed illegali al limite del criminale, che tanto stridono con la nobiltà di un’arte che si nutre della bellezza della Natura, e di una passione che ha le sue radici nella preistoria e negli albori della vita umana.

Allora, speriamo che stavolta Sant’Uberto ci guardi, si faccia lui un bel segno della croce dopo averla vista sulla testa maestosa del cervo, e ci faccia il miracolo di salvare la caccia e la nostra passione, mosso a compassione dalle nostre debolezze e dai nostri limiti. A questo proposito vorrei ricordare la bellissima preghiera ufficiale delle celebrazioni di Sant’Uberto…la conosciamo tutti, ma si sa, repetita iuvant!

Ti lodiamo, Signore, perché dai vita all’acqua, ai boschi,/ai fiori, agli animali, alle pianure, alle montagne ed al sole che illumina./E Ti lodiamo perché ci doni di giungere alle nevi bianche ed alle paludi,/camminare nelle pianure e salire le colline e perché ci fai continuamente comprendere la bellezza della Tua creazione./Ti lodiamo, Signore, perché ci concedi di vedere caprioli e camosci sui monti,/l’aquila e il falco nel cielo le pernici e i fagiani, le lepri,/i beccaccini e quante altre creature sono nel mondo a Tua gloria./Perdonaci, Signore, se talvolta le sacrifichiamo alla nostra passione, ma la loro esistenza ci fa capire/la Tua generosità, ci dispone al rispetto dei Tuoi beni/ed alla riflessione./Sii lodato, Signore, per la pace che ci donano montagne,/pianure, boschi e paludi, ed i pensieri che ci suscitano:/scrutando la natura ed ascoltandone la voce/impariamo a ritrovarTi nell’abisso del nostro spirito./E se un giorno Tu volessi farci restare fra loro,/accogli, nella tua terra infinita misericordia,/la nostra anima di peccatori ma a te più vicina. Amen.

aC | Monica Sergelli

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  • raffaele scaglioni

    Monica, bellissimo scritto. A proposito di San Uberto : salvaci dalla politica disatrosa della (***) , di alcuni suoi presidenti e dagli ATC che succhiano quattrini e danno poco in cambio. Amen