Cacciare con l’arco: questione di competenze

L’interesse per la caccia con l’arco è dimostrato anche dal crescente numero di richieste di informazione sui social da parte di chi desidera iniziare, o comunque desidera saperne di più.

Approcciarsi a questa pratica in effetti non è facilissimo, in quanto i cacciatori sono pochi e non sono uniformemente distribuiti sul territorio nazionale, quindi in molte zone mancano riferimenti di arcieri esperti che possono dare utili indicazioni ai neofiti. Alcune associazioni propongono dei corsi di avvicinamento e queste possono essere utili occasioni per approcciarsi a questo mondo che è indubbiamente particolare.

Capita però che alcuni ritengano di poter “fare da sé”. Del resto chi non ha avuto occasione, magari da ragazzino, di tirare qualche freccia… quindi sa tirare con l’arco! Ovviamente non è così e si potrebbe essere portati a sottovalutare l’impegno che la caccia con l’arco richiede. Sorvoliamo su tutta la formazione prettamente venatoria, che è certamente molto importante, ma in genere chi già è cacciatore sa di cosa parliamo.

Prendiamo in considerazione l’arco compound, riconosciuto essere il più adatto alla caccia; questo senza nulla togliere agli archi tradizionali, il cui impiego venatorio richiede però un discorso a parte. La domanda “mi consigliate un arco per iniziare ad andare a caccia?” non ha una risposta, ovvero ne ha tante quanti sono gli archi in commercio…

Una delle cose belle della caccia con l’arco è quella sorta di simbiosi che si crea fra l’arciere e il suo mondo, del quale fa parte anche l’attrezzatura e l’arco in particolare. Arco e frecce vanno configurate esattamente sull’arciere, infatti la sua struttura fisica e la sua forza contribuiscono in modo determinante a scegliere i vari componenti, così che un arco messo a punto per il sottoscritto, difficilmente andrà bene alla maggior parte di altri cacciatori… e non solo per il fatto che io sono mancino!

È intuibile che un cacciatore alto 170 cm con spalle larghe di conseguenza e in grado di gestire 50 libbre, avrà un’attrezzatura ben diversa da uno alto 190 che riesce ad allungare un arco da 70 libbre. Cambia tutto: l’arco (o quantomeno i moduli delle cammes che regolano l’allungo), i flettenti (più o meno rigidi), le frecce (lunghezza, rigidità peso…). Poi ci sono variabili assolutamente soggettive, come mirino, visette, stabilizzatore, sgancio meccanico…

La combinazione di tutti questi elementi si può testare solo sul campo, con varie prove per la messa a punto ottimale dell’attrezzatura e con alcune sedute di set up che portino ad una rosata adeguata.

Tutto ciò avverrà con una scelta molto differente da quella che farebbe un tiratore sportivo, il cui obiettivo è raggruppare le frecce a 90 metri. Egli sceglierà un libbraggio dell’arco moderato, frecce e punte molto leggere, una visette piccolissima, uno sgancio a torsione… mentre un cacciatore opterà per un arco corto dal libbraggio massimo compatibilmente con la sua prestanza fisica, frecce e punte pesanti, una visette larga e uno sgancio a indice. Queste ed altre variabili creeranno un sistema arco/freccia/cacciatore in grado di piazzare con precisione a breve distanza una freccia con l’energia adeguata a trapassare il selvatico per un colpo subito letale.

Se questa terminologia vi ha messo in confusione, bene! È solo una parte delle competenze che un buon cacciatore con l’arco deve possedere; potrei parlarvi anche di tiller, loop, spine, grXinch, F.O.C… ma non vorrei creare panico! Diciamo che un buon corso di tiro prima di parlare di caccia, è senz’altro opportuno. Ci si renderà conto che non è un gioco, non fosse altro per il fatto che c’è di mezzo la pelle di un essere vivente, e dobbiamo fare di tutto perché la nostra incompetenza non sia per lui motivo di sofferenze inutili.

Luca Marchi

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